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Il calcio a Mediapro, l’assist che Amazon & Co. aspettavano al varco

L’aggiudicazione dell’asta per i diritti della Serie A spariglia le carte sul tavolo da gioco delle partite in Tv. O meglio, della loro modalità di fruizione, sempre più web-oriented. Ott pronte a fare il loro gioco proprio mentre l’Italia avvia il processo di riassegnazione delle frequenze “TV”. Torna in ballo il nodo polo delle torri

Pubblicato il 07 Feb 2018

Patrizio Rossano

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La società spagnola Mediapro si è aggiudicata l’asta per l’assegnazione dei diritti di intermediazione per le partite di calcio della Serie A superando di poco la soglia di 1050 milioni euro e valida per il periodo 2018-2021. La notizia ha fatto clamore perché, per la prima volta, un soggetto estero entra a piedi pari nel ricco mercato del pallone nazionale e, di fatto, ha rimescolato le carte in mano ai precedenti operatori, Sky e Mediaset, che ora saranno costretti a scendere a patti con gli spagnoli. Per quanto riguarda il primo, è stato presentato un ricorso all’Antitrust e al Tar, opponendo che si tratta di un editore e contravvenendo quindi alle disposizioni del capitolato di gara. Per quanto riguarda invece Mediaset, da questa vicenda ne potrebbe avere anche qualche beneficio visto gli storici buoni rapporti che intercorrono tra il gruppo di Cologno Monzese e gli operatori spagnoli.

Ma la notizia che appare più interessante riguarda una sostanziale modifica del panorama di fruizione del calcio in Tv. La società spagnola potrà rivendere i diritti di trasmissione a tutti gli operatori, non solo i tradizionali broadcaster, ma anche agli Ott che sembrano vivamente interessati ad inserire nei loro pacchetti un prodotto tanto pregiato e appetibile, soprattutto per quella larga fascia di utenti giovani molto propensi all’uso online. Amazon e Netflix sono sull’uscio, pronti a cogliere questa enorme opportunità che gli viene offerta dal mercato.

Cosa si può immaginare? La fine del calcio tradizionale visto in Tv? No, al contrario, semplicemente il rafforzamento di un processo ormai inarrestabile: la fruizione dei contenuti televisivi attraverso la connessione in rete, fissa o in mobilità, e il progressivo quanto inarrestabile deterioramento del classico sistema di fruizione di televisione attraverso antenne e decoder di vario tipo. Nei giorni scorsi Sky, secondo quanto riportato da un servizio della BBC, ha definito il progetto di abbandonare progressivamente la diffusione dei propri pacchetti attraverso la parabola per dedicarsi sempre più alla vendita dei  pacchetti attraverso la rete.

Opportuno ricordare, ancora una volta, che quest’anno avrà inizio il processo di riassegnazione delle frequenze intorno ai 700 Mhz come previsto dalle disposizioni comunitarie recepite nella recente legge finanziaria che, direttamente o indirettamente, potrebbe spingere progressivamente verso il superamento del modello attuale di diffusione del segnale televisivo strutturato sugli impianti di alta quota. In questo quadro, potrebbe tornare di attualità il tema del “polo delle torri” che riveste il suo fondamentale interesse proprio nella ricerca di efficienza di un mercato dove operano le due principali società, Rai Way e Ei Towers, con circa 2.300 siti ognuno. L’argomento rischia di diventare obsoleto e, al momento, potrebbe interessare solo altri operatori. Nei giorni scorsi è stato reso noto un dossier di Mediobanca dove si legge che gli affari sulle infrastrutture delle torri potrebbero vedere in scena Cellnex, anch’esso operatore spagnolo sotto il controllo di Abertis, dove però i target si riferiscono per l’Italia a Inwitt e verso Altice, multinazionale con sede in Olanda e forti presenze in Francia e Belgio. Il polo delle torri nazionale, invece, stenta a prendere forma anzitutto perché, finora, nessuno ha mai proposto uno straccio di proposta finanziaria o industriale.

Nessuno ha mai provato ad immaginare se si debba trattare solo di una somma algebrica tra società oppure se si tratta di creare una sorta di operatore unico dove confluiscono tutti gli operatori interessati. Il paletto della quota di controllo pubblico sulla quotata Rai Way non è stato superato e questo rende l’operazione, in determinate condizioni, alquanto complessa e non sembra proprio essere in agenda del prossimo governo, quale che esso sia. Intanto rimane in standby l’operazione Persidera e, per quanto ha riportato Andrea Montanari su MF, si prospetta una opzione di collocazione in Borsa, al fine di “stimolare i vari competitors in gara” tra i quali, appunto, Rai Way e Ei Towers.

Il futuro delle torri è ancora tutto da scrivere, quello della rete invece lo stiamo già leggendo.

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