Per rendere la Rete sempre più inclusiva, democratica e al servizio di utenti singoli, imprese e pubbliche amministrazioni, occorre far crescere la cultura digitale. E la cultura digitale si nutre sempre più di diritti e doveri, di libertà e responsabilità. La pandemia ha prodotto un imprevisto sconvolgimento delle nostre vite, anche perché ha cambiato il nostro rapporto con le tecnologie. Milioni di italiani, a causa dei lockdown e delle quarantene, hanno dovuto convertirsi al pc, alle mail, ai social, alla didattica a distanza, allo smart working, ai pagamenti digitali e questa necessità ha impresso una vistosa accelerazione alla digitalizzazione dei processi e delle funzioni. Il diritto dell’informazione ha cercato di disciplinare queste trasformazioni per assicurare un equilibrio tra rischi e opportunità, tra diritti e doveri. E’ uno sforzo ancora in corso e che si proietta nel futuro, grazie all’apporto di diversi elementi: le normative, la giurisprudenza, i codici deontologici, le elaborazioni dottrinali.
Un ecosistema digitale a briglie sciolte rischia di far crescere il livello di tossicità dei contenuti pubblicati e diffusi, provocando devastanti violazioni della dignità delle persone e moltiplicando reati, abusi e soprusi. Ecco perché la sfida più avvincente per il diritto dell’informazione rimane quella di riequilibrare l’infosfera, attraverso la definizione di un quadro regolatorio equilibrato, in grado di disegnare il perimetro virtuoso di un nuovo umanesimo digitale, fatto di diritti, doveri, autodisciplina, cultura, educazione, consapevolezza.
I segnali incoraggianti in questo senso non mancano. Dopo l’emanazione, tre anni fa, della direttiva 2019/790 sul copyright, che sta conoscendo una graduale attuazione nei singoli Stati a seguito dell’emanazione di norme di recepimento, si avvicina l’approvazione definitiva del Digital markets act (Dma) e del Digital services act (Dsa), che combattono le posizioni dominanti e ampliano le tutele per gli utenti e i vincoli per le piattaforme web e social, chiamate a operare in maniera più efficace e risoluta nelle azioni di contrasto alla disinformazione, all’hate speech e alla diffusione di contenuti dannosi on-line. I colossi della Rete dovranno rendere più facile per gli utenti segnalare i problemi e saranno chiamati a supportare le autorità di regolamentazione nel punire l’inosservanza delle norme. Una sorta di “Santa Alleanza” per il bene di tutti gli internauti e per la crescita della democrazia digitale.
Anche sul fronte della difesa dei diritti in Rete, dall’onore alla reputazione, fino ad arrivare al valore più importante di tutti, cioè la dignità umana, la giurisprudenza ha fatto passi importanti, blindando molte tutele per gli utenti, infliggendo condanne agli autori di reati on-line e riconoscendo importanti risarcimenti alle vittime. E’ un percorso ancora lungo, che con impegno e perseveranza i legislatori, i giudici, gli educatori e gli addetti ai lavori dovranno portare avanti nei prossimi anni.
La nuova edizione del “Manuale di Diritto dell’informazione e della comunicazione”
