SCENARIO

Elliott-Vivendi, fuoco incrociato su Tim. Genish: “Pronto a restare Ceo, è il piano che conta”

A sei giorni dall’assemblea si alzano i toni dello scontro. Dall’Olympia di Parigi de Puyfontaine contrattacca il fondo Usa che accusa la società francese di aver fallito strategia e manda un messaggio al governo italiano: “Qualunque Stato ci vorrebbe come investitori”. Bollorè lascia al figlio Yannick la presidenza di Vivendi

Pubblicato il 19 Apr 2018

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Amos Genish che annuncia la propria disponibilità a mantenere la poltrona di Ceo di Tim anche in caso di vittoria del fondo Elliott. Vivendi che contrattacca le accuse di Elliott. E last but not least Vincent Bolloré che a sorpresa annuncia – all’assemblea Vivendi all’Olympia di Parigi – di lasciare la carica di presidente di vigilanza Vivendi a favore del figlio Yannick, già alla guida di un’altra società dell’orbita Vivendi, Havas.

E’ all’insegna della massima turbolenza che si consuma il “meno sei” del conto alla rovescia in vista dell’assemblea Tim del 24 aprile. L’Ad di Tim si dichiara pronto a mantenere la poltrona di Ceo anche in caso di vittoria del fondo Elliott: “Certamente se cambia la composizione del consiglio il piano andrà riconfermato. Occorrerà verificare se nel board ci sarà un clima di fiducia e allineamento col ceo”. L’importante, dice il manager israeliano, “è che questa telenovela finisca il prima possibile, speriamo il 4 maggio. È dannoso per la società un conflitto prolungato tra gli azionisti: vorrei che fosse chiaro a tutti”. Tra i due piani, quello Vivendi e quello Elliott, “esiste una significativa differenza. Conosco Vivendi e so che sostiene con convinzione il mio piano: la lista di Vivendi la conosco meglio. Con gli altri ho poca dimestichezza, ma non è Elliott che entrerebbe in cda bensì i suoi candidati indipendenti”.

Si alzano i toni dello scontro Vivendi-Elliott. A margine dell’assemblea parigina il ceo di Vivendi e presidente di Telecom Italia, Arnaud de Puyfontaine, controbatte alle accuse lanciate dal fondo Usa, secondo cui la società francese avrebbe fatto calare il titolo Tim del 35%, sono “fuori dalla realtà” ha detto de Puyfontaine. Telecom Italia “sta realizzando le migliori performance da 10 anni e questo non l’ha detto nessuno”. E tutto ciò considerato che da quando Vivendi è entrato nel capitale della società italiana “vi è stato l’annuncio dell’arrivo di Iliad nel mercato italiano che crea speculazioni”. Di più: “Nella primavera 2016 c’è stato l’annuncio della creazione di Open Fiber” e inoltre “c’è un contesto economico europeo e soprattutto italiano incoraggiante. Tutti elementi questi che hanno avuto un impatto sul valore dell’azione”

Quanto alle relazioni con gli interlocutori italiani “penso che ogni governo sarebbe felice di avere un gruppo come Vivendi che investe più di 5 miliardi” ha detto de Puyfontaine. “Ricordo che Vivendi ha dato supporto a Telecom Italia”, dunque “le relazioni con il Governo sono buone e hanno tutti i motivi di esserlo visto l’apporto dato e il fatto che vogliamo promuovere un progetto che unisca sempre di più i nostri due Paesi”. E rispetto alle dichiarazioni del ministro Calenda “permettetemi di non commentare” ha detto.

Ma all’Olympia di Parigi si consuma un altro strappo. Bolloré annuncia che lascerà la poltrona di presidente di Vivendi al figlio Yannick: resta comunque alla guida del gruppo omonimo di famiglia, che è il principale azionista di Vivendi. E’ un passaggio che potrebbe impatti su più fronti: sia in Francia, dove le politiche industriali del manager bretone non hanno sortito gli effetti desiderati – “Vivendi appare ferma in una palude – scrive un quotidiano francese – sia in Italia dove Vivendi gioca sia nella partita Tim che in quella Mediaset. E in effetti l’annuncio del top manager bretone viene letto da molti commentatori come segno di discontinuità all’interno di una politica industriale che abbraccia una moltitudine di settori. L’impero Bolloré va oltre Vivendi (gruppo che conta nel mondo di media e spettacolo, con tv, musica, cinema, videogiochi) perché si dispiega dalla pubblicità alla gestione dei porti alle piantagioni di palma in Africa e comprende logistica dei porti, concessioni ferroviarie alla telefonia, banca, assicurazioni, batterie elettriche.

E’ anche svanito il sogno di una piattaforma di contenuti mediterranea in chiave anti-Netflix: Vivendi è in conflitto anche con la famiglia Berlusconi, principale azionista di Mediaset. L’accordo commerciale tra Mediaset e Sky potrebbe inoltre favorire una partnership molto più ampia “che va contro gli interessi di Vivendi”.

Ma Bolloré non sembra intenzionato a mollare: “Gli investimenti in Italia sollevano critiche. Ma è alla fine della fiera che si contano gli animali – ha detto in assemblea -. Fu la stessa cosa anni fa quando entrammo in Mediobanca dove abbiamo fatto investimenti contribuendo alla stabilità di Mediobanca e anche di Generali. Penso faccia parte delle cose della vita: bisogna essere coraggiosi”. In Italia come altrove “i governi vanno e vengono – ha detto l’azienda -, noi continuiamo con la nostra strategia di lungo periodo, dobbiamo continuare a fare il nostro lavoro”. Alla domanda se esistono contatti con le forze politiche che si sono affermate alle elezioni, un portavoce ha risposto: “Credo che sia qualcosa che casomai riguarda maggiormente Telecom e Genish più che Vivendi”. In ogni caso “l’Italia è incredibilmente importante per noi. Non ce ne andiamo affatto, noi contiamo rimanere sul lungo termine”.

E nemmeno con Mediaset è finita: ” Siamo ancora i secondi azionisti. Siamo molto pazienti. Non abbiamo fretta” ha fatto sapere Vivendi. La prossima udienza in tribunale sul contenzioso che oppone i due gruppi è fissata per ottobre.

In una nota il fondo Elliott è andato a testa bassa contro il rivale francese colpevole di aver “fallito sia con i regolatori che con il governo, anche su Mediaset”. In particolare “quando le autorità italiane affermano pubblicamente che Vivendi è un azionista pessimo, è chiaro che lo status quo è insostenibile” si afferma con riferimento alle parole di ministro Carlo Calenda che aveva definito così l’azionista di Tim. E ancora: “È tempo di cambiare in Telecom Italia. Elliott ritiene che gli azionisti abbiano bisogno di un consiglio unito, non di uno diviso e preso da contenziosi con i propri sindaci. Gli azionisti – continua – meritano l’opportunità di sbloccare un valore significativo supportando la proposta di Elliott, che inizia con l’elezione di un cda veramente indipendente il 24 aprile”.

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