Gerritsen (Sky Italia): “Riequilibrare frequenze Tv senza discriminazioni”

In audizione alla commissione Trasporti della Camera, il top manager punta il dito sull’eccesso di spettro assegnato alla Tv digitale terrestre che ha sfavorito la concorrenza. Critiche anche all’Auditel e ai tetti orari per la pubblicità

Pubblicato il 09 Lug 2014

Richiesta di un intervento per la disciplina delle frequenze Tv per un “riequilibrio pro-competitivo”, critiche all’Auditel e giudizio negativo per il Decreto Romani: sono questi i punti salienti dell’intervendo di Eric Gerritsen, executive vicepresident Communication and public affairs di Sky Italia, all’audizione convocata dalla commissione Trasporti della Camera per l’Indagine conoscitiva sul sistema dei media.

Per Sky, Rai e Mediaset sono un unicum in Europa con una presenza di canali sul digitale terrestre che non ha eguali nel vecchio continente: “La quantità di frequenze assegnate alla Tv terrestre in Italia”, ha detto Gerritsen, “è molto superiore a quella assegnata in altri Paesi europei”: da noi sono stati infatti assegnati 19 multiplex nazionali (ed altri 3 recentemente messi all’asta con “poveri risultati”, ha notato il top manager Sky) contro un numero molto inferiore negli altri Paesi europei, da 3 a un massimo di 8. In Italia quindi sul Dtt sono presenti 86 canali nazionali rispetto ai 28 della Francia o ai 24 della Spagna. La Rai – ha rilevato Gerritsen – ha il record in Europa con 14 canali contro gli 11 della Bbc.

“Questo complesso di fattori”, ha osservato Gerritsen, “ha fatto sì che l’immediato e forte sviluppo del Dtt non abbia particolarmente favorito l’insorgere di significativa concorrenza nuova ed indipendente nei confronti degli operatori leader della raccolta pubblicitaria”.

Perciò, per le frequenze televisive Sky chiede al legislatore “di prevedere regole di principio, semplici, proporzionate e ragionevoli, applicate a tutti senza discriminazioni o distorsioni”, ha continuato Gerristen. “Questo intervento dovrebbe fornire un riequilibrio pro-competitivo in materia di frequenze” e sarebbe coerente con gli indirizzi della Commissione europea e dell’Agenda digitale, “nonché con quanto sta accadendo in giurisdizioni comparabili come quella spagnola”.

Gerritsen ha anche ribadito che Sky è “un operatore multipiattaforma”, non un semplice operatore della Tv via satellite e “confinare Sky in questo recinto, come spesso è accaduto in termini di percezione ma anche di regolamentazione, significa non definire correttamente la natura della presenza di Sky nel sistema televisivo italiano. Contributo che è fondato sulla centralità dei programmi, che sono decisivi per la loro qualità, per la loro capacità differenziante ma anche per l’innovazione tecnologica con cui vengono resi disponibili, su qualsiasi piattaforma ne consenta la fruizione con la giusta qualità, sia esso il satellite, o il digitale terrestre (come per il canale Cielo) o il broadband come i nuovi servizi”.

Il rappresentante di Sky Italia ha anche criticato l’assetto proprietario dell’Auditel: Gerritsen ha giudicato con favore i progressi per una rilevazione corretta degli ascolti ma non approva la governance dell’Auditel, tuttora caratterizzata dalla posizione di Rai e Mediaset, definita “molto forte”. “Sky ritiene che Auditel non dovrebbe essere controllata né da Rai e Mediaset, né da Rai, Mediaset e Sky congiuntamente. Piuttosto dovrebbe rappresentare paritariamente le diverse componenti della domanda e dell’offerta”, ha detto.

Gerritsen infine ha rinnovato il giudizio negativo sui tetti orari alla raccolta pubblicitaria. “Il Decreto Romani del 2010, caso unico in Europa, si è preoccupato di fissare differenti tetti per la pubblicità in Tv tra gli operatori free e quelli pay”. Sky auspica che prima del giudizio della Consulta in materia vengano allineati i tetti pubblicitari degli operatori privati al 18% (oggi per Sky è il 12%) o anche incrementandoli “pro-crescita” come consente la norma europea che pone il limite al 20%.

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