Giacomelli: “Gli italiani non dovranno cambiare televisore”

Il sottosegretario alle Comunicazioni smentisce le voci secondo cui nel 2020-2022 sarà necessario un apparecchio di nuovissima generazione per continuare a vedere i programmi Tv. “No”, ha risposto in radio a Minoli che gli chiedeva se ci fosse in vista una maxi-sostituzione di apparecchi

Pubblicato il 08 Giu 2016

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Gli italiani dovranno cambiare il televisore? “No”. E’ secca la risposta di Antonello Giacomelli, sottosegretario alle Comunicazioni, ai microfoni di Mix24, il programma radiofonico di Giovanni Minoli su Radio 24. La domanda rivolta dal giornalista riguarda la possibilità, ventilata da più parti, che per poter continuare a vedere la Tv anche dopo il 2020-2022, gli spettatori dovranno essere in possesso di apparecchi super-aggiornati. Vengono così smentite dal governo gli allarmi fin qui alimentati da molti giornali e siti.

L'”allarme” è stato prodotto mettendo in collegamento due eventi che però, nei fatti, non sono collegati. Il primo: secondo la legge 44/2012 dal primo gennaio 2017 in commercio saranno venduti soltanto televisori DVB-T2 e HEVC, che trasmettono cioè secondo standard di generazione superiore agli attuali. Il secondo: nel 2020, massimo 2022, anche l’Italia avrà dovuto liberare le frequenze nella banda 700Mhz per lasciarle alle Tlc che se ne serviranno per rispondere in maniera adeguata alle crescenti richieste di banda larga mobile. In conseguenza a questa “grande manovra” le emittenti dovranno spostarsi su un’altra fascia di frequenze.

Stando all'”allarme”, per attuare il passaggio gli italiani dovranno comprare nuovi apparecchi televisivi. Questo perché, con il refarming della banda 700Mhz le 12 emittenti dovranno traslocare in una banda meno “spaziosa”. Per mantenere lo stesso numero di multiplex i broadcaster dovrebbero adottare due nuove tecnologie di ricezione “salvaspazio”: digitale terrestre di seconda generazione (dall’attuale Dvb-T al Dvb-T2) e nuovo standard di compressione (dall’attuale Mpg2 e Mpeg4 all’“evoluto” Hevc). Dunque: per continuare a vedere il segnale “modificato” gli utenti avrebbero bisogno di apparecchi nuovi: compatibili cioè con DvbT2 e Hevc, quelli appunto che saranno venduti dal gennaio 2017.

In realtà la transizione non avrà necessariamente bisogno di nuovi standard fin da subito: i programmi rimarranno visibili al pubblico anche con televisori non di ultimo grido. Dunque anche gli apparecchi che vengono e verranno venduti fino al 2017 saranno “compatibili”.

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