FIMI

Mazza: “Musica mobile contro la pirateria”

Il presidente di Fimi-Confindustria: “Lte una killer app per il decollo del mercato italiano”

Pubblicato il 03 Lug 2012

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Mette il turbo il mercato della musica digitale. Non solo a livello globale, ma anche in Italia dove il primo trimestre 2012 ha registrato un incremento del 44% raggiungendo un market share del 30%. L’evoluzione del settore, dice Fimi-Confindustria, passerà sempre di più per tablet e smartphone, con una decisa spinta sulla mobilità rispetto all’attuale scenario legato al download da pc. Ottime prospettive di sviluppo in vista, dunque. A patto, avverte il presidente di Fimi Enzo Mazza, che il Paese spinga sullo sviluppo della banda ultralarga e spiani la strada all’Lte, stimato una killer application per il business italiano della musica liquida.
Poca banda larga, denuncia la Fimi: significa che l’ostacolo alla crescita non è più la pirateria?
Esatto, l’ostacolo maggiore oggi in Italia è rappresentato dal limite della penetrazione della banda larga e in generale dell’utilizzo delle nuove tecnologie. La musica digitale cresce più della banda larga fissa. Il problema è di ordine strutturale: mancano consumatori rispetto all’offerta. Il rapporto Assinform ha messo in luce che, per penetrazione di pc, il paragone con gli altri Paesi dell’Europa 27 è sconfortante. Se parliamo di abitazioni connesse a banda larga l’Europa è al 68% contro il nostro 53%, gli utilizzatori abituali al 71% contro il nostro 54%, l’e-commerce al 40% contro il 27% italiano: numeri di fronte ai quali diventano evidenti le difficoltà a far decollare il business. Abbiamo verificato che dove è forte la penetrazione di banda larga, anche in presenza di una pirateria più radicata rispetto all’Italia, il mercato digitale è più forte.
Lo stesso non si può dire sul fronte mobile, però.
Il mobile è un driver formidabile. In Italia il passaggio dal telefonino allo smartphone avviene a passo veloce. I dati che abbiamo elaborato sulla base di ricerche del Politecnico di Milano, dell’osservatorio di Between, Nielsen e ComScore, disegnano uno scenario in cui l’evoluzione del settore passerà sempre di più per tablet e smartphone. Oggi ci sono in Italia 95 milioni di sim con oltre 48 milioni di utenti: è la conferma che il futuro mobile dei contenuti è sempre più vicino. Abbiamo verificato che più i consumatori si spostano su tablet e smartphone, più cresce la spesa legata alla musica rispetto al consumo “free” che ha contraddistinto ad esempio il mondo della banda larga fissa. Ma sul futuro giocano un ruolo fondamentale il mobile payment (nel 2011 gli italiani, tra mobile commerce e mobile remote payment, hanno speso 500 milioni di euro) e la grande predisposizione dell’utente italiano verso i social network, dove l’80% degli utilizzatori di internet è attivo, la più alta media al mondo.
Cosa vi aspettate dall’Lte?
Sarà la vera killer application per i contenuti digitali. Inoltre l’area mobile offre garanzie maggiori rispetto alla pirateria perché la connessione tradizionale, pc based, ti dà più possibilità di andare sulle piattaforme pirata, più legate come sono alla tradizione della rete. Il mobile al contrario lega allo store digitale, spesso integrato al device. Se hai iTunes non vai sul sito pirata. Non a caso i maggiori player in campo, da Samsung a Sony, stanno costruendo le loro piattaforme di vendita diretta.
Il cloud come impatta sul settore?
Streaming e cloud stanno muovendo il mercato. In Italia è partito iTunes Match, un servizio che io definisco uno “scudo musicale”, perché un po’ come lo scudo fiscale consente per una modica cifra annuale di “sanare” l’intera library di musica proveniente da qualsiasi fonte. Amazon ha appena siglato un accordo con le major ed offrirà lo stesso servizio, penso entro l’anno, anche in Italia.
Buone prospettive dunque.
Sì, ma in tutto ciò in Italia siamo ancora, lo ripeto, in mezzo al guado. Abbiamo un mercato ancora molto legato al supporto tradizionale, e il saldo complessivo rimane negativo. Finché il mercato della banda larga non riesce ad attestarsi su standard di crescita vicini a quelli dei Paesi del nord Europa o del Regno Unito rimane una grossa potenzialità ancora da venire. In più il settore soffre di insensibilità da parte delle istituzioni, ancora poco attente al tema dei contenuti digitali: non c’è la giusta politica a sostegno di un comparto industriale che copre una quota importante del Pil.
Quali sono le vostre richieste?
Che l’Agenda digitale per esempio utilizzi i contenuti come leva per spingere il digitale. Un buon modello di comunicazione può essere rappresentato dall’offerta di download sul sito del comune di residenza come incentivo all’utilizzo di servizi di e-government. Si tratta di un prodotto facilmente implementabile su qualunque piattaforma: la formazione dei cittadini è veicolabile anche da qui.
E dalla nuova Agcom cosa vi aspettate?Roberto
Quello della pirateria rimane comunque un problema per risolvere il quale servono scelte strategiche. In questo senso guardiamo alla nuova Agcom perché arrivi a regolare in modo corretto e trasparente un mercato in via di evoluzione, mettendo fuori gioco gli operatori illegali.

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