IL REPORT MEDIOBANCA

Media & Entertainment, in Italia lo streaming vale l’8,3% dei ricavi. Netflix triplica gli abbonati

Prevista un’ulteriore accelerazione sull’onda del passaggio al digitale terrestre di seconda generazione. Prospettive allettanti per gli aggregatori di contenuti, da SkyQ a TimVision. Ma sul futuro pesa il gap di copertura delle reti broadband ad alta capacità

Pubblicato il 02 Feb 2022

Mediobanca indagine Media Entertainment

La crescita esplosiva del video streaming è da tre anni la costante del mercato dei media e dell’intrattenimento italiano e globale: le piattaforme come Netflix e Disney Plus continuano a sottrarre abbonati alla pay Tv. Secondo la nuova edizione del Report Media & Entertainment realizzato dall’Area Studi Mediobanca nei primi nove mesi del 2021 i ricavi dei servizi in streaming sono aumentati del 25,8% e sono arrivati a rappresentare il 18% circa del giro d’affari complessivo, dal 16% del 2020.

Nei primi nove mesi del 2021 le principali aziende internazionali del settore sono cresciute del 13,7% rispetto allo stesso periodo del 2020, salvo la flessione di Sony Picture (-3,6%). In rimbalzo la raccolta pubblicitaria (+19,7%) e gli introiti dei parchi a tema (+47,4%, ma con ancora un limitato apporto ai ricavi aggregati), mentre il recupero della pay Tv tradizionale non è andato oltre il +3,6%, confermando una modalità di accesso ai contenuti media sempre più on-demand e frammentata.

In Italia un 2020 col segno meno. Streaming +42,5%

Nel 2020 il giro d’affari del settore radiotelevisivo italiano ha proseguito il trend in flessione, scendendo complessivamente a 8,1 miliardi di euro (-6,6% sul 2019), con un’incidenza sul Pil pari allo 0,5%. Il calo investe tutti i comparti: -22,7% la radio (0,5 mld di euro nel 2020), -7,2% la Tv in chiaro (4,4 mld) e -2,3% la Tv a pagamento (3,2 mld).

Quest’ultima però cela dinamiche opposte, con la pay Tv tradizionale in frenata (-8,5%), mentre gli abbonamenti streaming crescono a doppia cifra (+42,5%), rappresentando ora l’8,3% dei ricavi aggregati del settore (+2,9% rispetto al 2019).

La crescita esponenziale delle piattaforme online in Italia si deve soprattutto alla forte ascesa di Netflix, che a fine 2020 conta oltre 4 milioni di abbonati (quasi triplicati rispetto al 2018). Questi numeri hanno consentito all’operatore di sviluppare nel nostro Paese un giro d’affari stimato attorno ai 300 milioni di euro nel 2020 (+70% sul 2019 e +160% rispetto al 2018), con una proiezione verso i 450 milioni nel 2021.

Nel 2020 gli otto principali operatori Media & Entertainment italiani hanno subìto una contrazione dei ricavi dell’8,8% sul 2019, quale effetto dei minori introiti pubblicitari (-13,5%) e della distribuzione di contenuti (-10,3%). Segno negativo, ma più contenuto, anche per i ricavi della pay Tv (-2%). Il mercato italiano si conferma concentrato, con i tre principali operatori televisivi (Sky, Rai e Mediaset) che detengono più dell’80% del settore televisivo nazionale.

Le prospettive per il 2021 in Italia

Per l’intero 2021 Mediobanca stima in Italia una crescita dell’8% dei ricavi complessivi dei principali operatori del settore, grazie alla ripresa della pubblicità e all’ulteriore accelerazione dei servizi streaming che sfrutterà anche il completamento (previsto per gennaio 2023) del passaggio al digitale terrestre di seconda generazione (switch-off). In tale ambito è però necessario che il nostro Paese colmi il gap sulla copertura delle reti broadband ad alta capacità (Vhcn).

Secondo il report, con il possibile raggiungimento della spesa massima disponibile per abbonato, è probabile che gli spettatori inizino a cercare contenuti gratuiti diversificando le fonti media. È quindi possibile prevedere nel prossimo futuro il rallentamento delle sottoscrizioni ai principali player S-Vod e l’incremento dell’importanza delle offerte A-Vod (Advertising video on demand). Ciò andrà a vantaggio degli operatori tradizionali del segmento (come RaiPlay e Mediaset Infinity) e favorirà l’ingresso di nuovi operatori (Pluto Tv è visibile da fine ottobre 2021) e il lancio di nuove offerte che combinano i business model dei servizi S-Vod, A-Vod e T-Vod (Transactional video on demand).

Con la moltiplicazione delle offerte in streaming crescerà l’importanza degli aggregatori di contenuti come SkyQ e TimVision che offrono agli utenti anche un servizio di orientamento alla visione dei contenuti stessi.

Lo scenario internazionale: dominio dei colossi Usa

A livello globale, i dati dei primi nove mesi del 2021 riportati da Mediobanca parlato di una redditività industriale in crscita: l’ebit margin è salito al 16,8% nei primi nove mesi del 2021, in miglioramento di 0,7 punti percentuali sul 2020. Tra gli otto operatori con redditività superiore a quella media di settore, ben sette sono statunitensi, con Univision che si è attestata al 28,3% (in calo però di 4,5 punti percentuali), Fox al 26,5% (-3,8%) e Amo Networks al 26,2% (+1,3%).

Nello stesso periodo l’ebit margin di MediaForEurope è salito dell’8,7%, la migliore performance tra tutti gli operatori internazionali, portandosi al 13,8%, il livello più elevato tra i broadcaster europei.

Le principali società internazionali hanno registrato una consistente crescita del pubblico, soprattutto tra gli abbonati alle piattaforme streaming (+26% a settembre 2021 rispetto allo stesso mese del 2020). Il podio per numero di abbonati vede in prima posizione Netflix (214 milioni), seguita da Disney (179 milioni) e Warner Media (69 milioni).

La pandemia ha accelerato il cambiamento, già in atto da tempo, nei comportamenti degli spettatori, soprattutto nella fascia dei nativi digitali, sempre più attratti da modalità di fruizione basate sulle logiche del “whenever, wherever and on any device”.

L’avanzata di Netflix

Nel 2020 il giro d’affari aggregato dei 21 principali operatori internazionali privati ammontava a 271,1 miliardi di euro (-7,6% rispetto al 2019), per circa l’85% generato da operatori a stelle e strisce, con sei di essi inclusi nella Top10 della classifica per fatturato. Il primo gruppo non statunitense è Vivendi, settimo con ricavi pro-forma di 8,7 miliardi, mentre tra le altre europee Rtl Group è nona (6 miliardi), seguita da ProSiebenSat.1 (11esima con 4 miliardi). Il Gruppo Mfe (15esimo, con 2,6 miliardi) è salito, in più riprese, al 23,9% dei diritti di voto nel capitale del colosso tedesco, quota che può portare alla futura creazione di un gruppo paneuropeo nell’industria dell’intrattenimento e dei contenuti.

Nel triennio 2018-2020, i ricavi dei colossi privati del settore televisivo sono diminuiti in media del 2,8%, con il continuo sviluppo delle piattaforme di streaming che ha bilanciato il rallentamento delle tv tradizionali, penalizzate anche dalla cancellazione e/o riprogrammazione di eventi sportivi durante il 1° semestre 2020. Lo studio evidenzia la performance di Netflix, che segna un Cagr del +25,8%, con soli quattro altri broadcaster in crescita nel periodo; in territorio negativo gli altri operatori, con cali a doppia cifra per Mfe (-11,7%) e Sony Picture (-12,3%).

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