DECRETO COVID

Mediaset-Vivendi, emendamento “anti-scalata”: ad Agcom il potere di veto

Depositata la proposta in Senato per colmare il vuoto aperto dalla sentenza della Corte Ue sul contenzioso tra il Biscione e la società francese L’authority potrà avviare un’istruttoria nel caso di operazioni che riguardino società attive nelle comunicazioni elettroniche o nei mercati del Sic

Pubblicato il 11 Nov 2020

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Il cosiddetto “emendamento antiscalata” al Dl Covid per le società che operano nel settore delle telecomunicazioni è stato depositato ieri in Senato dalla relatrice Valeria Valente (Pd). La norma arriva dopo la sentenza della Corte Ue che nel contenzioso in atto tra Mediaset e Vivendi ha di fatto dato ragione alla telco francese, e punta, in un contesto regolatorio più ampio pensato per normare l’intero settore, ad affidare ad Agcom il compito di avviare un’istruttoria da concludere in sei mesi nel caso in cui un soggetto “operi contemporaneamente nei mercati delle comunicazioni elettroniche e in un mercato diverso, ricadente nel sistema integrato delle comunicazioni (Sic), anche attraverso partecipazioni in grado di determinare un’influenza notevole”. Obiettivo dell’istruttoria dell’authority è di “verificare la sussistenza di effetti distorsivi o di posizioni comunque lesive del pluralismo”, mentre Agcom una volta completata la procedura potrà eventualmente adottare i provvedimenti necessari per eliminare o impedire il formarsi di effetti distorsivi.

“L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – si legge nell’emendamento – è tenuta ad avviare un’istruttoria, da concludersi entro il termine di sei mesi dalla data di avvio del procedimento, volta a verificare la sussistenza di effetti distorsivi o di posizioni comunque lesive del pluralismo, sulla base di criteri previamente individuati, tenendo conto, fra l’altro, dei ricavi, delle barriere all’ingresso nonché del livello di concorrenza nei mercati coinvolti”. “La disposizione – recita la relazione illustrativa – ha lo scopo di intervenire per dare tempestiva attuazione alla sentenza della Corte di giustizia UE del 3 settembre 2020”, quella cioè che aveva bocciato nel suo pronunciamento sul caso Mediaset-Vivendi la pare del Testo unico dei servizi di media audiovisivi, “che vieta a qualsiasi società i cui ricavi nel settore delle comunicazioni elettroniche (Tlc), anche tramite società controllate o collegate, siano superiori al 40% dei ricavi complessivi di tale settore, di conseguire nel sistema integrato delle comunicazioni (Sic), ricavi superiori al 10% di quelli del Sic in Italia”.

Una norma che secondo la corte Ue sarebbe “accettabile in linea di principio, ma è stata valutata in concreto inidonea, sotto il profilo della proporzionalità – prosegue la relazione illustrativa dell’emendamento – a perseguire il fine di garantire il pluralismo dei media, giacché fissa soglie di mercato che, non consentendo di determinare compiutamente se e in quale misura un’impresa sia effettivamente in grado di influire sul contenuto delle attività editoriali dei media, non sono indicative di un rischio concreto di influenza sul pluralismo dei media”.

Quella dell’emendamento è presentata in ogni caso come una disciplina transitoria destinata a durare sei mesi, in attesa che il Parlamento intervenga con una revisione organica del testo unico sulle telecomunicazioni come previsto “nell’ambito degli adempimenti europei previsti dalla proposta legge di delegazione europea 2019 attualmente all’esame del Parlamento”, recita ancora la relazione.

La norma transitoria, quindi, elimina gli automatismi bocciati dalla Corte Ue sostiuendoli con l’istruttoria dell’Agcom “qualora un soggetto si trovi ad operare contemporaneamente nei mercati delle comunicazioni elettroniche e nel Sic, anche attraverso partecipazioni societarie in grado di determinare un’influenza notevole”.

Secondo fonti parlamentari l’emendamento sarebbe condiviso da maggioranza e opposizione e sarebbe stato messo a punto con lo stimolo dei ministri e Patuanelli per  colmare il vuoto lasciato dalla sentenza della Corte Ue sul caso Mediaset-Vivendi, dando di fatto ad Agcom una sorta di potere di veto.

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