RIVA DEL GARDA

Radio digitale, Trentino modello da replicare

La carica innovativa della regione fra i motivi alla base del decollo delle nuove trasmissioni. Un mercato in crescita in Europa dove la Gran Bretagna è leader con oltre il 40% di dispositivi digitali venduti. Ma in Italia l’assegnazione delle frequenze è ancora ferma. La fotografia al convegno di Riva del Garda

Pubblicato il 16 Apr 2013

Nel Regno Unito sono stati venduti 20 milioni di dispositivi radiofonici e in Italia, nonostante gli ostacoli, si sono raggiunte in poco tempo le 5mila radio digitali vendute. Sono solo alcuni numeri della radio digitale: un mercato, dunque, che appare in crescita e che potrebbe consentire di aprire nuove possibilità di sviluppo, come quella dettata dall’eurochip, un microprocessore che consente di ricevere il segnale in digitale e in analogico. Se ne è parlato questa mattina a Riva del Garda durante il convegno: “The digital radio experience: Case studies on going digital” organizzato dal World DMB in collaborazione con Trentino Network e Club DAB Italia.

“Il Trentino è un territorio vocato all’innovazione tecnologia – esordisce Isabella Bressan, che per la Provincia autonoma di Trento ha l’incarico dirigenziale in materia di innovazione – noi siamo una piccola terra dai grandi numeri. Abbiamo 500mila abitanti con il 70% di foreste ma una spesa in ricerca e sviluppo che supera la media europea”. Sul futuro della radio è stato evidenziato da Alexander Dehmel (Gfk) che questo è un mercato in continua crescita: “Nel Regno Unito sono stati venduti 20 milioni di dispositivi radiofonici e in Italia questo processo sta iniziando con 5mila radio digitali vendute”.

“Tra gli investimenti territoriali più importanti rientrano sicuramente – ha proseguito Bressan – lo sviluppo della dorsale in banda ultra larga. Entro quest’anno attiveremo in fibra ottica tutte le centrali telefoniche di Telecom Italia garantendo così la possibilità di navigare a 20 Megabit a ogni famiglia ed entro il 2018 porteremo la fibra ottica in ogni abitazione”. Il Trentino però è anche un territorio dotato di ben 12 centri di ricerca pubblici che vengono stimolati dalla pubblica amministrazione a produrre innovazione: “Sono diversi i settori che meritano attenzione in Trentino – ha spiegato Andrea Bondi – responsabile dell’area Energy e Territorio di Trento RISE – dal turismo all’ambiente passando per la sanità. Noi stiamo lavorando nell’ottica di rendere Trento una città intelligente dotata di servizi e tecnologie capaci di salvaguardare la popolazione, per esempio attraverso il monitoraggio del transito delle merci pericolose, e consentire un utilizzo efficiente delle risorse territoriali”.

Sono questi alcuni tra i motivi fondamentali che hanno spinto l’Agcom a scegliere la Provincia di Trento come terra da cui iniziare il processo di trasmissione radio in digitale.

Il condizionale è però d’obbligo, con la radio digitale i cui progetti viaggiano da anni, in Italia a livello sperimentale. Resta tuttora un rompicapo il problema delle frequenze: Agcom ha riservato per ora il canale 12 della banda Vhf a questa tecnologia, dividendolo in quattro multiplex. Ma finora solo sono state assegnate soltanto le frequenze al Trentino Alto Adige – appunto – mentre in altre aree (poche) dell’Italia le trasmissioni rimangono a livello sperimentale. Inoltre è da registrare la scarsissima conoscenza della radio digitale da parte degli utenti. Scarsità di dispositivi in commercio. Pochissime le autovetture attrezzate. L’incertezza regolamentare, e la conseguente incertezza per gli operatori, impatta su tutto il comparto che stenta a decollare.

Eppure i risultati in Trentino sono entusiasmanti: “Se uniamo banda larga e nuove trasmissioni digitali – ha affermato Christian Vogg, Direttore dell’EBU, European Broadcastin Union – allora nel prossimo futuro avremmo servizi diversi basati su IP. Questo porterà grandi benefici: il suono garantito dallo standard DAB+ è migliore dell’analogico, le offerte di trasmissioni sono maggiori, i servizi sul traffico e altre informazioni utili sono più dettagliati e questo garantisce maggiore sicurezza ai cittadini”.

Riguardo alle trasmissioni digitali, però, bisogna pensare che ci saranno degli anni di transizione. Il passaggio al digitale non è garantito da uno switch-off così c’è bisogno di una tecnologia capace di accompagnare questa fase di transizione: “Noi abbiamo pensato all’eurochip – ha proseguito Vogg – un microprocessore intelligente capace di garantire la ricezione del segnale analogico e digitale. Questo crea sicuramente un nuovo mercato da indagare. Al momento le industrie hanno già questo microchip, ora vanno semplicemente convinte di partire con la produzione”. Il mercato della radio digitale è un mercato in crescita in tutta Europa: “In questo settore – ha specificato Dehmel, Consulente Marketing Senior, GfK – la Gran Bretagna detiene il record con più del 40% di radio digitali vendute pari a circa 2 milioni di dispositivi radiofonici. La Norvegia, la Danimarca, il Regno Unito e la Svizzera hanno venduto un 30% di radio digitali mentre in Italia questo processo sta iniziando ora”.

Il 60% dell’ascolto della radio avviene in automobile e al momento i principali produttori di automobili offrono la radio digitale di serie o come optional nelle nuove vetture. Ma quali sono i vantaggi? “Se per esempio stiamo viaggiando in automobile da Trento a Vienna – ha spiegato Hanns Wolter del Comitato Tecnico World DMB – e abbiamo a disposizione una radio digitale, avremmo la possibilità di non perdere il servizio informativo scelto con il cambio di frequenze”. Il futuro della radio digitale, dunque, appare caratterizzato da una continua evoluzione: dovrà aprirsi maggiormente al web e mettere in atto nuove soluzioni integrate, garantire contenuti interattivi e adattarsi a ogni tipo di ricevitore radiofonico. Sulla base di ciò hanno preso vita alcune soluzioni Aftermarket industriali: “Noi sviluppiamo diversi microprocessori per le automobili – ha riportato Giorgio Guana della Pure – per garantire maggiore confort e sicurezza. Tra questi rientrano dispositivi di ricezione della radio digitale in grado di ricevere anche lo standard americano e giapponese”. Cambiare radio nella propria automobile è un’operazione che richiede, al momento, l’intervento di uno specialista, ma sono diverse le realtà aziendali, come la Fiamma, Connects2 e Calearo Group, che stanno sviluppando dispositivi facili da usare e applicare alla propria automobile e specialmente economicamente vantaggiosi.

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