Il mercato televisivo continua a soffrire, in particolare le emittenze locali. E’ questa l’indicazione principale che emerge dal rapporto annuale “Studio Economico del Settore Televisivo Privato”, elaborato dall’Ufficio Studi e Ricerche Studi di Confindustria Radiotv.
Nel complesso si registra l’ennesima contrazione dei ricavi, che nel 2013 si attestano a 9,2 miliardi di euro (-2,9% rispetto al 2012). Del fatturato totale del settore, il 61% proviene dalla raccolta pubblicitaria mentre il restante 39% da canone Rai, paytv e altre voci (contributi pubblici erogati alla Tv locali, vendita di diritti ma anche di beni e servizi per i canali di home shopping). Il solo comparto privato, che rappresenta il 71% del settore, chiude il 2013 con 6,6 miliardi di euro in ricavi, di cui l’85% diviso quasi equamente tra Sky (2,9 mld) e Mediaset (2,6 mld).
Alle spalle dei due colossi, la televisione locale si conferma la terza forza del comparto (escludendo la Rai), ma continua a mostrare i maggiori segni di sofferenza, con una contrazione dei ricavi del 6% (409 milioni di euro nel 2013 contro i circa 435 dell’anno precedente) e numerose aziende avviate verso la liquidazione o la cessazione dell’attività.
“Stiamo vivendo un delicato momento evolutivo del mercato che vede l’affermarsi di nuovi attori globali e di nuovo modelli di business legati al mercato unico digitale su scala europea” -spiega Rodolfo De Laurentiis, presidente di Confindustria Radio Televisioni– “Questo sta avendo una forte ricaduta sui mercati domestici e locali“.
Nonostante la crisi, sottolinea però lo studio effettuato in collaborazione con i sindacati Slc Cgil, FIStel Cisl e UilCom Uil, gli editori locali continuano a credere che la crisi possa finire presto. Infatti, dai bilanci delle 305 società di cui Confindustria radiotv ha potuto consultare il bilancio, emerge come il patrimonio netto medio del 2013 sia rimasto lo stesso dell’anno precedente. Segno della costante immissione di capitali da parte degli editori, che hanno dovuto ricorrere a corposi investimenti per il digitale, ma anche per coprire le spese relative alla perdite.
Resta tuttavia anche un problema strutturale, con le emittenze locali più piccole che non riescono a reggere l’urto della crisi che da anni accompagna il settore. Infatti quelle poche aziende (l’8% del campione analizzato) che superano i 2 milioni e mezzo di euro di fatturato da sole coprono quasi il 50% dei ricavi dell’intero settore locale. Senza dimenticare poi il peso che la pubblicità continua ad avere sui ricavi delle emittenti (70% del fatturato), ma anche la voce di spesa legata ai dipendenti, che molte società medio-piccole nel 2013 hanno contenuto facendo ricorso alla cassa integrazione guadagni in deroga.
“E’ proprio da queste aziende che occorre ripartire per una riqualificazione complessiva del comparto” -commenta Maurizio Giunco, presidente dell’Associazione Tv Locali– “Bisogna puntare sulla sostenibilità delle aziende su base selettiva, premiando la capacità di impresa, gli ascolti rilevanti e l’occupazione“.