DIRITTO D'AUTORE

Soundreef contro Siae, la battaglia si sposta in Europa

Il Tribunale di Roma sospende il procedimento avviato dalla Società italiana autori ed editori. E rimette gli atti alla Corte di Giustizia Ue

Pubblicato il 26 Nov 2018

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Diritto d’autore, lo scontro tra Siae e Soundreef si sposta nelle mani dei giudici della Corte di giustizia europea. Al centro il procedimento avviata dalla Società autori editori nel 2014 contro Soundreef, startup che punta a farsi largo nel monopolio della gestione del diritto d’autore esercitato dalla Siae.

Dopo la decisione del tribunale di Milano che aveva capovolto le tesi dell’Antitrust dando ragione alla Siae nei confronti di Sky (assegnando alla società a titolo di equo compenso cinema oltre 3 milioni di euro), oggi il Tribunale di Roma ha sospeso il procedimento e rimesso gli atti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Soddisfatte le due società per opposte ragioni. “La Corte Europea – fa sapere la startup guidata da Davide D’Atri – potrebbe quindi confermare che Soundreef non ha agito in concorrenza sleale in quanto – almeno dal 2014 – aveva diritto di operare in Italia”.

“Rimettendo alla Corte di Giustizia europea gli atti del procedimento promosso nel 2014 da Siae nei confronti di Soundreef – scrive invece Siae – Il tribunale di Roma ha confermato che, quantomeno sino al recepimento della Direttiva Barnier (vale a dire il 2017), Soundreef operava in modo illegittimo”.

“Una decisione – spiega D’Atri di Soundreef – decisamente importante che riconosce anche se non ancora in maniera definitiva quello che sosteniamo sin da quando siamo entrati nel mercato italiano: l’intermediazione dei diritti d’autore in Europa è libera e aperta a chiunque – sia esso Organismo di gestione collettiva dei diritti o entità di gestione indipendente – voglia farsi carico di gestire i diritti di autori ed editori rispettando le regole europee e garantendo trasparenza, efficienza e, soprattutto, rispetto per la libertà di scelta di chi mette la propria creatività, il proprio ingegno e la propria arte a disposizione della collettività”. “Ancora una volta – aggiunge D’Atri – abbiamo scongiurato l’ennesimo tentativo di fermare il progresso e la libertà di scelta di autori ed editori. Siamo molto felici per questo rinvio alla Corte di Giustizia Europea, era ciò che auspicavamo sin dall’inizio per poter far luce, in una sede così autorevole, sulla materia e veder stabilito un precedente definitivo, storico e valido in tutta la Comunità Europea”.

“Ora – conclude l’Ad di Soundreef – non resta che sperare che il Governo – tramite il Sottosegretario Vito Crimi e il Sottosegretario Gianluca Vacca,  proceda con il completamento della  liberalizzazione del mercato del diritto d’autore, per poi giungere a una riforma organica del settore”.

“In una manciata di settimane – aggiunge Guido Scorza, il legale che assiste Soundreef sin dall’inizio della sua battaglia per la libertà di mercato – abbiamo partecipato alla scrittura di due pagine importanti nella storia del diritto d’autore in Italia: prima l’ex monopolista condannata dall’Antitrust per aver abusato della propria posizione dominante nei confronti innanzitutto degli autori e poi del mercato e oggi, finalmente, il Tribunale di Roma solleva, davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il sospetto che anche la nuova disciplina italiana della materia dell’intermediazione dei diritti d’autore sia incompatibile con le regole dell’Unione e, soprattutto, irrispettosa della libertà che tali regole garantiscono ad autori ed editori di tutta Europa”.

Al contrario, Siae si dice “fiduciosa” che la Corte di giustizia europea “stabilirà la verità confermando che le società di gestione collettiva come la Siae – che sono partecipate dagli stessi autori, non sono organizzate con fini di lucro, promuovono l’interesse collettivo degli autori e quindi lo sviluppo della creatività – sono una cosa ben diversa dagli enti di gestione indipendente come Soundreef, che promuovono forme di gestione opportunistica da parte di società di capitali. Del resto, la stessa Direttiva Barnier distingue nettamente fra organismi di gestione collettiva, come la Siae, e società di gestione indipendenti, come Soundreef, precisando che gli Stati membri possono prevedere “la gestione collettiva obbligatoria dei diritti”, così “limitando” l’esercizio di tali attività ai soli organismi di gestione collettiva”.

“Siae è certa – continua la società autori editori – che ora finalmente la Corte di Giustizia europea potrà dire una parola di chiarezza, come ha già fatto in precedenti occasioni, a tutela degli organismi di gestione collettiva e nell’interesse degli autori in Europa”.

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