PIRATERIA ONLINE

Telegram, la Procura di Bari sequestra 17 canali: diffusione illecita di testate editoriali

Riciclaggio, ricettazione e violazione del diritto d’autore: queste le accuse a carico di soggetti, ancora da identificare, che introducendosi illegalmente nei sistemi informatici della piattaforma hanno fatto circolare migliaia di copie di giornali in formato pdf

Pubblicato il 27 Apr 2020

giornali -news

Riciclaggio, ricettazione e violazione del diritto d’autore: queste le accuse che hanno portato la Procura di Bari – e si tratta di un’assoluta prima nazionale – a procedere al sequestro di 17 canali della piattaforma Telegram. La mossa fa seguito all’oscuramento, da parte di Agcom, di 7 canali a seguito della denuncia della Fieg, la Federazione degli editori, della diffusione di copie illecite di testate per un danno stimato in 670mila euro al giorno.

La Procura di Bari ha disposto un sequestro preventivo di urgenza – in campo la Guardia di Finanza – per i reati di riciclaggio, ricettazione, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, furto e violazione della legge sul diritto d’autore. Ancora da indentificare gli autori dei reati che “in concorso tra loro introducendosi nei sistemi informatici di numerose società editrici di riviste, giornali e libri protetti da misure di sicurezza, hanno sottratto migliaia di file in formato Pdf dei predetti beni tutelati dal diritto di autore riversandoli illecitamente su numerosi canali della piattaforma di messaggistica istantanea Telegram, permettendo così una tanto capillare quanto abusiva diffusione in chiaro di migliaia di riviste, giornali e libri“, sottolinea la Procura – l’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi. “Le indagini – aggiunge la Procura – proseguono per ricostruire l’illecito giro di affari e individuare gli autori del reato nonché le responsabilità penali delle società coinvolte”.

L’applicazione Telegram risulta sviluppata dalla Telegram Llc con sede in Dubai, società nota per proteggere i dati e la privacy degli utenti e per questo allo stato attuale non sono identificabili gli amministratori dei singoli canali”, spiegano gli inquirenti. “I riscontri finalizzati all’identificazione del soggetto titolare del canale, al quale ricondurre la responsabilità circa l’illecita immissione del file piratato hanno dato esito negativo, in quanto sia il titolare del canale che gli iscritti non sono identificabili in alcun modo. Né tantomeno è stato possibile identificare il soggetto che ha inserito i contenuti digitali nel canale”. Inoltre “non vi sono elementi per poter affermare che i rappresentanti legali di Telegram siano consapevoli dei contenuti illeciti dei canali indicati” ma “dal momento che vi sia stata conoscenza del provvedimento, i rappresentanti legali di Telegram saranno consapevoli della eventuale prosecuzione dei reati, con le possibili ovvie conseguenze”.

Da un’analisi condotta dagli uffici della Fieg è emerso che sono 10 i canali dedicati alla distribuzione di giornali: 580mila gli utenti complessivi (46% di iscritti negli ultimi tre mesi) e un incremento dell’88% delle testate diffuse. L’analisi ha simulato anche gli effetti di rimbalzo della copia pirata su piattaforme esterne a Telegram (in particolare Whatsapp, ndr), sia relativamente al traffico dati e ai possibili rischi di rallentamento della rete, sia sulla quantificazione del danno.

“La stima delle perdite subite dalle imprese editoriali è allarmante – sottolinea il Presidente Andrea Riffeser Monti-. In una ipotesi altamente conservativa, stimiamo 670mila euro al giorno, circa 250 milioni di euro all’anno”. “Al rischio del consolidamento di una pratica illecita, quella di leggere gratuitamente i giornali diffusi illecitamente via chat, si aggiunge – conclude Riffeser Monti – quello di veder distrutti il lavoro e gli investimenti delle migliaia di persone che mantengono in vita la filiera produttiva della stampa: dagli editori ai giornalisti, dai poligrafici, ai distributori e agli edicolanti, tutti impegnati, tra molti sacrifici, a garantire la continuità di un bene primario, quale quello dell’informazione, che, mai come in questo momento, è chiamato ad assolvere la sua più alta funzione di diritto costituzionalmente garantito”.

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