MEDIA

Facebook vieta i contenuti pro-Talebani. Ma per i social l’Afghanistan diventa un “dilemma”

Menlo Park si adegua alla legge Usa che considera il movimento un’organizzazione terroristica. Sarà tuttavia difficile controllare WhatsApp. YouTube e Twitter restano divise tra libertà di espressione e contrasto alla violenza

Pubblicato il 17 Ago 2021

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Facebook ha vietato tutti i contenuti che in qualche modo possano dare supporto agli obiettivi dei talebani, che nelle ultime ore hanno riconquistato il dominio dell’Afghanistan. Il social media di Mark Zuckerberg considera l’organizzazione integralista una componente del terrorismo internazionale e per questo ha messo al bando tutti i materiali a sostegno del movimento sulle sue piattaforme, includendo Instagram e WhatsApp.

L’azienda di Menlo Park ha dichiarato di avere a disposizione un team dedicato di moderatori di nazionalità afghana per monitorare e rimuovere post, foto, video e altri contenuti che sostengono e diffondono i messaggi pro-talebani.

Un team dedicato di esperti afghani monitora i contenuti

“I talebani sono sanzionati come organizzazione terroristica secondo la legge degli Stati Uniti e li abbiamo banditi dai nostri servizi secondo le nostre politiche sulle organizzazioni pericolose. Ciò significa che rimuoviamo gli account gestiti da o per conto dei talebani e vietiamo messaggi di sostegno, supporto e che li rappresentino”, ha riferito un portavoce di Facebook citato dai media Usa e britannici.

“Abbiamo anche un team dedicato di esperti dell’Afghanistan, che sono di lingua madre Dari e Pashto e hanno conoscenza del contesto locale, che ci aiuta a individuare e ci segnala ogni problema che emerge sulla nostra piattaforma”, ha proseguito il portavoce di Facebook.

L’azienda di Menlo Park ha chiarito di non decidere autonomamente se riconoscere o no un governo nazionale, ma di seguire “l’autorità della comunità internazionale”.

Crittografia end-to-end, la sfida di WhatsApp

Per anni i talebani hanno utilizzato i social media per diffondere i propri messaggi e la loro rapida conquista dell’Afghanistan ha messo i social media davanti a nuove sfide per quanto riguarda la gestione dei contenuti.

Per Facebook non sarà facile scovare tutti i contenuti pro-talebani. Il gruppo estremista continua a usare WhatsApp per comunicare, “protetto” dalla cifratura end-to-end che protegge i messaggi.

“È un servizio di messaggistica privato e non possiamo vedere i contenuti delle chat personali. Tuttavia, se veniamo a conoscenza del fatto che una persona o un’organizzazione banditi sono presenti su WhatsApp, possiamo agire”, ha specificato un portavoce di WhatsApp su Vice.

WhatsApp – ha anche fatto sapere l’azienda – usa software di intelligenza artificiale per esaminare le informazioni dei gruppi che non possono essere criptate, come nomi, foto del profilo e descrizione del gruppo.

Adam Mosseri, direttore di Instagram, ha invece detto su Bloomberg television che la photo app eliminerà proattivamente qualunque materiale che possa essere pericoloso o legato in qualche modo ai talebani. La situazione è in costante evoluzione e Instagram si adeguerà di volta in volta in base ai rischi, ha aggiunto Mosseri.

YouTube resta alla finestra

Quanto agli altri big dei social media, YouTube per ora non ha preso una posizione netta come Facebook. L’azienda di Google ha dichiarato a Cnbc.com che le sue linee guida (Community guidelines) si applicano a tutti in modo uguale e che la piattaforma fa valere in tutti i casi le sue regole sui contenuti e sul contesto in cui tali contenuti sono presentati. I contenuti che hanno un “sufficiente contesto” istruttivo, informativo, scientifico e artistico sono permessi.

Pressata da Bloomberg, l’azienda del video-sharing ha detto che spetta ai governi dare la definizione di “organizzazione terroristica straniera” (Fto) e che il dipartimento di Stato americano non ha incluso i talebani nella sua lista degli Fto ma li classifica come “specially designated global terrorist”, che implica il congelamento degli asset Usa di chi ne fa parte e vieta agli americani di avere rapporti con queste persone.

Twitter vigila sulla “sicurezza delle persone”

Twitter ha invece dichiarato che sta seguendo “la rapida evoluzione della situazione in Afghanistan”. “Stiamo vedendo persone nel paese che usano Twitter per cercare aiuto e assistenza. La priorità numero uno di Twitter è tutelare la sicurezza delle persone e restiamo vigili su questo aspetto”, ha fatto sapere l’azienda. Twitter ha aggiunto che “continuerà ad applicare proattivamente” le sue regole e a vagliare i contenuti che potrebbero violare le “Twitter rules”, “specialmente le policy contro l’esaltazione della violenza, la manipolazione della piattaforma e lo spam”.

La Bbc sottolinea che i portavoce dei talebani hanno usato Twitter per tenere aggiornati i loro follower – centinaia di migliaia di persone – e garantirsi una cassa di risonanza man mano che l’organizzazione riprendeva il controllo dell’Afghanistan. Su questo punto Twitter ha semplicemente ribadito che l’azienda ha precise norme contro le organizzazioni violente e terroristiche e il linguaggio d’odio.

Il dilemma dei social media

Il caso dell’Afghanistan sottolinea quanto sia complicato per le piattaforme social decidere quale comportamento adottare sui contenuti legati a un’organizzazione che si muove tra il “ban” per terrorismo degli Stati Uniti e il riconoscimento di fatto di Stati come la Cina. Gli esperti di geopolitica sottolineando che i talebani hanno una posizione sullo scacchiere globale ora che hanno assunto il controllo dell’Afghanistan, indipendentemente dal fatto che la maggior parte dei paesi non sembra voler riconoscere il gruppo dal punto di vista diplomatico.

“I talebani sono in qualche modo un player accettato nelle relazioni internazionali”, afferma Mohammed Sinan Siyech, ricercatore sulla sicurezza nell’Asia del sud e candidato a un dottorato di ricerca presso l’Università di Edimburgo. “La Cina e gli stessi Usa hanno trattato con il gruppo. Se poi arriverà un formale riconoscimento per aziende come Twitter e Facebook sarà solo una scelta soggettiva quella di mettere al bando i talebani”.

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