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Google, gli Usa non mollano: nuova causa “Colorado-Nebraska”

Non si ferma il pressing sul colosso di Mountain View per le questioni relative alla concorrenza. I due procuratori generali guidano un gruppo di Stati pronti ad avviare un’azione legale già a partire da dicembre. Che potrebbe fare il paio con quella in corso a livello federale sul searching

Pubblicato il 24 Nov 2020

google

Google continua ad essere il centro dell’interesse per le autorità antitrust americane, anche a livello statale. Colorado e Nebraska si sono messi alla guida di un gruppo bipartisan di Stati americani pronti a intentare una causa antitrust di ampio respiro contro Google. L’azione legale potrebbe partire già a metà dicembre. Lo affermano fonti confidenziali sentite da Reuters.

Contro il colosso di Mountain View e le possibili ricadute sulla concorrenza delle sue pratiche commerciali è già in corso un’azione legale a livello federale. Inoltre, il Texas ha annunciato fin dal 2019 l’intenzione di far causa a Google per motivi antitrust, riunendo tutti gli Stati Usa sotto il suo ombrello. Ma l’azione del “Colorado-Nebraska group” potrebbe arrivare prima.

Una causa ad ampio spettro

Il gruppo bipartisan che prepara la sfida in tribunale contro il gigante della ricerca Internet è composto da Colorado, Iowa, Nebraska, New York, North Carolina, Tennessee e Utah. La causa in preparazione copre molteplici ambiti dell’attività di Google, non solo un settore, come quella avviata a ottobre dal dipartimento di Giustizia, focalizzata sulla ricerca Internet.

Tuttavia il gruppo Colorado-Nebraska ha intenzione di unire la propria causa contro Google a quella del dipartimento di Giustizia.

Big G ha sempre respinto le accuse di abuso di posizione dominante, sostenendo che il suo motore di ricerca e i suoi altri prodotti sono dominanti perché sono i consumatori a preferirli ai prodotti concorrenti.

L’azione legale del Texas in stand-by

Anche il Texas si è messo a capo, fin dal settembre del 2019, di un gruppo di procuratori generali che riunisce praticamente tutti gli Stati Usa per far causa a Google. Questa azione legale si concentra specificamente sulla tecnologia per la pubblicità online.

Tuttavia l’iniziativa del Texas è rimasta bloccata dalle accuse di abuso d’ufficio mosse dall’Fbi al procuratore generale, Ken Paxton. I lavori dell’ufficio del procuratore sono dunque rallentati e parte del personale si è dimesso o è stato licenziato, inclusi alcuni avvocati che seguivano la causa contro Google.

Lo scontro col dipartimento di Giustizia

Il dipartimento di Giustizia Usa ha avviato la propria causa antitrust contro Google ipotizzando l’abuso di posizione dominante nella ricerca e nel search advertising. Nei documenti del dipartimento si accusa Google di mantenere illegalmente il proprio monopolio sui motori di ricerca attraverso accordi e contratti commerciali esclusivi che tagliano fuori la concorrenza. I contratti sotto accusa comprendono i pagamenti di miliardi di dollari fatti da Mountain View ad Apple, affinché l’azienda fondata da Steve Jobs mantenga Google come motore di ricerca predefinito sugli iPhone.

Il risultato – secondo i documenti – è che Google ha una posizione dominante nella ricerca su centinaia di milioni di dispositivi americani, con poche opportunità per qualsiasi concorrente di farsi strada. Uno dei punti della contesa riguarda anche il fatto che il motore di ricerca è precaricato e non può essere eliminato sui telefoni cellulari che usano il sistema operativo Android.

Google, accusa ancora il dipartimento, possiede o controlla i canali di distribuzione della ricerca che rappresentano circa l’80% delle query di ricerca negli Stati Uniti. Ciò significa che i concorrenti di Google non possono ottenere un numero significativo di query di ricerca e costruire un sistema adeguato a competere, lasciando i consumatori con meno scelta e meno innovazione e gli inserzionisti con prezzi meno competitivi, secondo la causa.

L’azione, a cui hanno aderito anche 11 Stati e che è destinata ad aprire una guerra legale fra Washington e la Silicon Valley, segue il rapporto del Congresso americano che ha accusato le Big tech di monopolio e ha indicato la necessità di apportare modifiche, incluso un loro possibile “spezzatino”.

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