LA RICERCA

Pmi italiane sempre più digitali. Ma il 40% “resiste” all’innovazione

L’indagine Doxa per Groupon: il 56% delle piccole e medie imprese crede nel web marketing, ma quattro su dieci non hanno ancora un sito aziendale. E il 70% crede che una buona reputazione si crei senza utilizzare il pc o lo smartphone

Pubblicato il 23 Feb 2017

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Le piccole e medie imprese italiane sono sempre più coinvolte dal digital marketing, e rispetto al 2013 il livello medio di coinvolgimento è arrivato a raddoppiare, passando dal 27% al 58%. Allo stesso tempo diminuisce drasticamente la percentuale di chi non utilizza strumenti digitali, che passa dal 44% del 2013 al 24% del 2017. E se il web marketing è considerato oggi “importante” per lo sviluppo del business dal 56% delle aziende (+30%), il web nel suo complesso è considerato fondamentale dall’81% delle pmi.

Sono i dati principali che emergono da un’indagine realizzata da Doxa per Groupon su un campione di 900 Pmi italiane, equamente diviso tra quelle che hanno almeno una volta utilizzato Groupon e quelle che non l’hanno mai fatto. L’obiettivo della ricerca è indagare la situazione attuale sulla digitalizzazione delle PMI in Italia, confrontando i dati con quelli della stessa indagine condotta 4 anni fa.

Nonostante il livello di consapevolezza sia cresciuto sensibilmente, rimane però invariata negli anni la percentuale di Pmi che hanno un proprio sito aziendale, che è del 63%. Inoltre, solo il 50% delle Pmi ritiene che il web influenzi fortemente i consumatori nel processo d’acquisto di prodotti e servizi.

Negli anni sta conquistando spazio il ruolo del mobile, tanto che l’81% delle Pmi intervistate ha previsto l’ottimizzazione del sito per essere visto correttamente da cellulare e tablet, e il 79% considera cruciale il tema della geo-localizzazione.

Tra i tool digitali giocano la parte più importante i social network, guidati da Facebook, che rappresenta l’89% dell’intero “sforzo” promozionale digitale. Le Pmi Online attive, in questi ultimi 4 anni, hanno inoltre capito il ruolo chiave dei siti di ecommerce/app dedicate per promuovere il loro business (30% vs 19% del 2013).

“Non solo abbiamo portato le aziende online, offrendo loro una vetrina digital – afferma Nicola Cattarossi, managing director Groupon Sud Europa – ma con lo sviluppo dell’App le abbiamo fatte entrare direttamente nelle tasche dei clienti. Oggi oltre il 60% delle transazioni in tutto il mondo proviene da mobile; per questo siamo diventati una Mobile Company. L’App Groupon in America è entrata recentemente nel ranking delle 25 App più scaricate, posizionandosi davanti ad altri grandi colossi”.

Tra i benefici principali della digitalizzazione dalla ricerca emerge l’arrivo di nuovi clienti, il miglioramento dell’immagine, la volontà di andare incontro alle esigenze dei consumatori, l’offerta di nuovi servizi e l’aumento di fatturato.

A frenare la disponibilità a investire sul digitale, però, c’è il fatto che al momento la strategia digital porta soltanto in media il 28% dei nuovi clienti. Le barriere più forti, secondo lo studio, sono di tipo culturale: il 98% delle Pmi non ancora Online attive preferisce continuare ad avere un rapporto diretto e personale con i clienti e il 48% (in forte crescita) dichiara di non sentirsi a suo agio (di non saper usare?) gli strumenti online.

A essere discriminante nell’attenzione dei manager verso i temi del digitale entra di prepotenza, secondo l’indagine, anche la questione generazionale: mentre i manager più giovani sembrano naturalmente più “geneticamente” in grado di padroneggiare gli strumenti del web marketing, i più maturi confermano un sostanziale disequilibrio tra età anagrafica ed età tecnologica.

“La nostra ricerca, in sintesi, evidenzia che ad oggi, rispetto al 2013, si rileva un’evoluzione della mentalità degli imprenditori italiani: è ormai matura la consapevolezza dell’importanza del web marketing come strumento di visibilità, anche in risposta al mondo connesso in cui vivono i consumatori oggi – afferma Sara Silvestri, research executive Doxa – Tuttavia, non è ancora partita in Italia una fase di digitalizzazione concreta ed effettivamente applicata al business, a causa di barriere culturali ancora radicate e di scarsa conoscenza degli strumenti del mondo digitale”.

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