Per influenzare le elezioni presidenziali americane che hanno portato alla casa Bianca Donald Trump gli agenti russi non avrebbero utilizzato soltanto account ad hoc su Twitter e Facebook, ma avrebbero anche finanziato la pubblicità su Google per decine di migliaia di dollari. Lo affermano due dei principali quotidiani statunitensi, il Washington post e il New York Times, secondo cui l’advertising sarebbe stato pubblicato non soltanto sul motore di ricerca, ma anche su YouTube e Gmail.
Account collegati al Cremlino avrebbero speso 4.700 dollari, secondo la ricostruzione dei due quotidiani, mentre altri 53mila dollari in spot con contenuti politici sarebbero stati acquistati dal territorio russo, da indirizzi internet russi oppure pagati in rubli.
“Abbiamo una serie di politiche stringenti sulle inserzioni pubblicitarie. Stiamo indagando su tentativi di abusi”, ha commentato un portavoce di BigG. Intanto Microsoft ieri ha fatto sapere che sta verificando se agenti russi abbiano potuto inserire pubblicità politiche anche sul suo motore di ricerca Bing nel periodo elettorale.
Alla fine di settembre Twitter aveva rivelato al Congresso americano di aver chiuso oltre 200 profili collegati agli stessi gruppi russi che hanno acquistato su Facebook pubblicità politiche pro-Donald Trump nel tentativo di influenzare le elezioni presidenziali del 2016.
Twitter, incontrando in una seduta a porte chiuse prima i rappresentanti del Senate Intelligence Committee e poi quelli dell’House Intelligence Committee, ha anche individuato tre profili sulla sua piattaforma legati al sito di news governativo russo RT: avrebbero speso complessivamente 274.100 dollari in Twitter ads nel settembre del 2016, a ridosso delle elezioni presidenziali.
Soltanto pochi giorni prima Facebook aveva annunciato di voler consegnare al governo le copie di 3.000 ads politiche comprate attraverso account russi durante le elezioni dello scorso anno.
Una ventina degli account Twitter (ora tutti chiusi) erano associati a 470 account e pagine su Facebook che, ha svelato l’azienda di Mark Zuckerberg, arrivavano dalla Internet Resarch Agency, un troll collegato con la Russia. Anche per questo rimbalzo di account sui due siti, il Senate Intelligence Committee ha invitato i social network il 1 novembre a un incontro congiunto, cui dovrà partecipare anche Google per il peso che ha sul mercato pubblicitario.
Ma il Congresso non esclude di estendere la sua vigilanza approvando nuove leggi più restrittive nei confronti della Silicon valley e del suo business pubblicitario miliardario. partisan.