IL REPORT

Agenda digitale, allarme sui fondi Ue: usati poco e male

Pubblicato il report di monitoraggio dei progetti Ict nella PA finanziati con i programmi Por e Pon. “Ritardo generalizzato nell’avvio delle attività e utilizzo tattico e non strategico dei finanziamenti rallentano la crescita del sistema Paese”

Pubblicato il 06 Giu 2017

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Ritardo generalizzato nell’avvio dei progetti finanziati in Italia con fondi Pon e Por nonché un uso tattico e non strategico delle risorse per raggiungere gli obiettivi tematici OT2 (Agenda digitale) e OT11 (capacità amministrativa) della Commissione Europea. Ad evidenziarlo il rapporto di monitoraggio del Comitato di pilotaggio OT11-OT2, presieduto dal Dipartimento della Funzione Pubblica che prende in esame gli interventi avviati fino al 31 dicembre 2016 nei Programmi Operativi Regionali e Nazionali.

Entrando nel dettaglio del Por il report riferisce che gli impegni giuridicamente vincolanti sono risultati complessivamente per OT11 pari a poco meno di 27 milioni di euro – rispetto ai 287 milioni di euro programmati – mentre hanno raggiunto gli 87 milioni di euro per OT2 a fronte di un programmato che ammonta ad oltre 862 milioni di euro. risorse programmate su entrambi gli OT – e alle regioni più sviluppate. Molto limitata è, inoltre, la quota dei pagamenti effettuati.

Per quanto riguarda i Pon, a fronte di una dotazione programmata a valere su OT11 molto significativa (circa 946 milioni di euro), soprattutto per la presenza di uno specifico programma dedicato alla capacità amministrativa, gli impegni giuridicamente vincolanti già presi dalle amministrazioni hanno raggiunto, nel 2016, 143 milioni di euro.

Per tutti e due gli obiettivi tematici, i dati di avanzamento finanziario mostrano livelli attuativi superiori in termini di capacità di impegno per le regioni in transizione, rispetto alle regioni meno sviluppate – queste presentano un volume più consistente di

Gli ambiti diattivazione dei progetti OT2. L’avvio degli interventi relativi all’Agenda digitale – presente solo nel Pon Governance, nel Pon Metro – è stato molto lento. Si registrano attualmente impegni giuridicamente vincolanti pari a poco più 25 milioni di euro, a fronte di un programmato di circa 339 milioni di euro. La maggior parte degli interventi attivati si è concentrata, sia nei Por che nei Pon, su progetti di digitalizzazione dei processi amministrativi e diffusione dei servizi digitali pienamente interoperabili. Nei Por i progetti più ricorrenti riguardano la aanità, i data center regionali e i servizi di e-government interoperabili (primi tra tutti Suap e Pago PA). Solo poche amministrazioni regionali (Emilia-Romagna, Umbria e Sicilia) hanno attivato interventi sul potenziamento della domanda di Ict di cittadini e imprese in termini di utilizzo dei servizi online, inclusione digitale e partecipazione in rete.

Gli ambiti diattivazione dei progetti OT11. Per quanto riguarda i Por, una parte molto significativa dei progetti monitorati fa riferimento al miglioramento delle prestazioni della pubblica amministrazione e alle azioni ad esso collegate (il 50% delle azioni attivate). Si tratta di progetti di natura prevalentemente formativa. Seguono gli interventi sull’aumento della trasparenza e interoperabilità e dell’accesso ai dati pubblici e quelli relativi al miglioramento della governance multilivello e della capacità amministrativa e tecnica delle PA nei programmi d’investimento pubblico.

“L’integrazione tra OT11 e OT2 è considerata fondamentale sia per gli aspetti strategici – ripensando i processi amministrativi in chiave digitale – che per quelli operativi – sviluppando la tecnologia insieme ad un adeguato rafforzamento delle capacità e delle competenze nelle amministrazioni”, si legge nel report. Il Pon Governance, ad esempio attraverso il progetto in corso “Italia Login”, rappresenta un caso evidente di forte integrazione tra i due obiettivi tematici sia a livello strategico che attuativo.

In conclusione il Comitato rileva che nell’uso delle risorse le PA rispondo a logiche di collocazione puntuali, non facili da ricomporre in una visione sistemica. In sostanza, lo stato dell’arte, a due anni dall’avvio dei programmi operativi, conferma che la programmazione degli interventi di capacità amministrativa è stata “debole”. Il rischio è che i fondi, invece di essere abilitatori di cambiamento, diventino meri contenitori di risorse non in grado di far crescere il sistema Paese.

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