L'INCONTRO CON DIGITAL360

Agenda digitale, Attias: “Ora c’è la governance ma resta il nodo risorse”

Il futuro direttore del neo Dipartimento per la Trasformazione digitale incontra giornalisti e management del Gruppo Digital360 nella sede capitolina di CorCom e FPA nel campus di Talent Garden Ostiense. E fa il bilancio di un anno di lavoro: “Sprint a PagoPA, Spid e Anpr. Ma adesso bisogna vincere la sfida culturale”

Pubblicato il 21 Nov 2019

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Luca Attias “compie” un anno da commissario straordinario all’Agenda digitale e ha scelto le testate del Gruppo Digital360 per fare il bilancio di questa esperienza. Esperienza che proseguirà in forma più “strutturata” nel neonato Dipartimento per la Trasformazione digitale di cui è stato nominato direttore a partire dal 1° gennaio 2020.

L’evoluzione della struttura commissariale in una realtà più organica alla Presidenza del Consiglio risponde all’impegno preso dal governo 5Stelle-Pd di voler dare la digitale il posto che si merita nelle strategie di sviluppo del sistema Paese, disegnando una governance più snella e flessibile possibile: Paola Pisano ministra dell’Innovazione e Luca Attias direttore del Dipartimento. Intorno a queste due figure gli esperti del Team Digitale che transiteranno nella nuova struttura portandosi dietro competenze, cultura e metolodogia di lavoro che hanno fatto di questa task force una sorta di “dream team” che è riuscita a dare una svolta ai pilastri dell’Agenda digitale.

Ora la governance è chiara, dunque, ma resta il nodo risorse: è possibile continuare a lavorare e a macinare risultati con solo 35 persone a disposizione? Attias è scettico e lancia un appello affiché il Dipartimento si possa arricchire delle competenze necessarie. “In Uk ci sono 800 persone che lavorano all’Agenda digitale. In Italia si può e si deve fare di più”.

“È stato un anno intenso e impegnativo – ha detto Attias riferendosi al bilancio di questo anno di lavoro – Un anno in cui abbiamo provato a fare nostra, mia e del Team, la parola d’ordine del mio predecessore Diego Piacentini che è ‘fattibilità’. Cosa si può fare con le risorse a disposizione, sia quelle economiche sia quelle umane? A quali progetti dare priorità per non perdere quanto fatto finora sul fronte della digitalizzazione? Una bussola che continueremo ad usare”.

Le risposte sono nei risultati raggiunti nelle tre piattaforme abilitanti (PagoPA, Spid e Anpr) e sugli sforzi sul fronte della formazione.

PagoPA

Nell’anno in corso saranno gestite dal sistema circa 50 mkilioni di transazioni per un controvalore di circa 9 miliardi di euro. Nel 2020 ci si aspetta di raddoppiare le cifre per un controvalore superiore ai 20 miliardi. Lo sprint previsto per il prossimo anno sarà dato dall’inserimento sul sistema di tipologie di pagamento afferenti all’Agenzia dell’Entrate, tra cui Mav (già online), F24 e Imu.

Numeri, quelli di PagoPA di un certo rilievo, soprattutto tenuto conto che a fine 2016 la piattaforma ha rischiato la chiusura. Come si è arrivati alla svolta? Investendo nel miglioramento tecnologico anche in ottica di ottimizzazione della user experience e “spiegando” alle amministrazioni quali vantaggi l’e-payment poteva produrre in termini di riduzione di costi ed efficientamento del servizio. Cruciale è stato il ruolo delle banche in questo percorso, a cui ora si chiede di collaborare per far migrare anche i micropagamenti (ticket per il trasporto pubblico, parcheggi) sul sistema eliminando però le commissioni. Su questo punto c’è un tavolo di lavoro aperto.

Spid

Attualmente supera i 5 milioni il numero di identità digitali erogate. Il Sistema unico di identità digitale è stato riconosciuto anche a livello europeo come piattaforma all’avanguardia. L’Italia è infatti il secondo Paese (dopo la Germania) ad aver terminato il percorso per l’utilizzo del pin unico nell’accesso ai servizi degli altri Stati membri, grazie all’attuazione del regolamento eIdas: il regolamento definisce norme comuni che garantiscono la piena interoperabilità a livello comunitario degli strumenti per l’identificazione web dei cittadini, per quelli di firma elettronica qualificata e per altri servizi fiduciari qualificati (come ad esempio sigilli elettronici, validazione temporale, servizio elettronico di recapito). Ora la sfida è convincere le amministrazioni – Inps per prima – che hanno già un loro codice di accesso ai servizi ad investire sull’identità digitale e facilitare il processo di onboarding.

Anpr

L’Anagrafe unica è al giro di boa con oltre 4.400 Comuni migrati sulla piattaforma con più di 35 milioni di abitanti. Il maggior numero di migrazioni si è avuto tra luglio e ottobre, in concomitanza con l’invio del questionario della Corte dei Conti (a cui ha risposto il 92% dei quasi 9mila enti coinvolti) che invitava le PA a fare il punto sui progetti digitali. Il percorso di Anpr è stato alquanto accidentato: il progetto ha infatti pagato l’isolamento e la parcellizzazione che caratterizza ancora oggi la PA italiana. Il lavoro congiunto di ministero dell’Interno, Sogei e Team digitale ha contribuito ad accelerare la migrazione. E ora si dovrà lavorare per immaginare un ecosistema di servizi intorno ad Anpr che darà ulteriore sprint anche a Spid.

Formazione

Nel 2013 la Sna (Scuola nazionale di amministrazione) ha avviato corsi ad hoc per acquisire competenze per la gestione di progetti di trasformazione digitale. Su un totale di 200 corsi il 5% è dedicato all’innovazione ,con un impatto sull’utenza pari al 12%. Tra le lezioni più frequentate quelle su Anpr mentre sono previsti approfondimenti su PagoPA. L’elemento caratterizzante i corsi è la contaminazione con la tre discipline, come le scienze comportamentali, perché è innegabile che il digitale è anche una rivoluzione di senso. In cantiere con l’Inps 4 master sulla digitalizzazione. Si punta a formare 1500 dirigenti nel 2020.

La mappa della PA italiana

I risultati annunciati, frutto anche della valutazione delle risposte al questionario della Corte dei Conti – il 91% degli enti territoriali coinvolti lo ha completato – da Attias e da Team disegnano una PA italiana a macchia di leopardo, con enti in pole su alcune iniziative e meno performanti su altre. Sul fronte Spid sono da considerarsi all’avanguardia il Comune di Firenze che ha reso il servizio di iscrizione agli asili nido “Spid-only”; il Comune di Roma che ha effettuato lo switch off di alcune prestazioni e quello di Bolzano. Quest’ultimo è quello dove si sono erogate più identità digitali in rapporto alla popolazione. Aci è best practice per PagoPA, dato che consente di pagare il bollo sul sistema; segue Milano che ha fatto migrare il pagamento di Tari e multe. Gallarate è invece è il primo Comune che applica uno sconto sulla Tari a chi la paga su PagoPA. Infine Anpr: sugli scudi i piccoli comuni di Bagnocavallo e Cesena che sono stati tra i primi a passare sul database nazionale; tra le città più grandi Milano e Torino.

La Repubblica digitale

L’iniziativa Repubblica Digitale è immaginata come un percorso di partnership tra pubblico e privato per l’inclusione della popolazione nel corretto utilizzo delle tecnologie e dei servizi digitali. Tre i principi base del manifesto di questa Repubblica che Attias si impegna a sacricare a terra:

  • Cultura informatica e competenze digitali sono requisiti essenziali della cittadinanza. Per questo pubblico e privato devono investire risorse per combattere ogni forma di analfabetismo digitale anche attraverso la scuola, l’Università e i mezzi di comunicazione di massa.
  • La tecnologia digitale può favorire lo sviluppo di una nuova forma di cittadinanza basata su informazione di qualità, partecipazione alle deliberazioni, interazione civica e su un rapporto più efficace tra cittadini e Pubblica Amministrazione. Pubblico e privato devono rendere disponibili i propri servizi in forma digitale in maniera accessibile e a misura di cittadino senza creare nuove barriere tecnologiche e abbattendo quelle esistenti.
  • Il digitale può diventare uno spazio di eguaglianza e di sviluppo delle comunità e degli individui. Pubblico e privato contribuiscono all’eliminazione di ogni ostacolo di ordine sociale, economico, geografico, tecnologico e culturale che può impedire di fatto l’uguaglianza tra i cittadini nell’utilizzo dei servizi pubblici e privati digitali e nell’accesso alle opportunità offerte dal digitale. Il digitale deve essere etico e antropocentrico.

Uno dei punti fondamentali di tutti i percorsi è il coinvolgimento di tutto il personale in modo condiviso ed inclusivo; i percorsi, partendo da un livello base, consentono la fruizione a tutte le funzioni della PA (da quelle più operative a quelle di management), con linguaggio semplice ed immediato. Un personale preparato sul digitale è in grado di governare i processi interni in un’ottica di semplificazione burocratica ed efficientamento della PA a diretto vantaggio dei cittadini e delle imprese.

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