Fare dell’Agenda digitale il perno di una nuova politica industriale. Da Palazzo Chigi fanno sapere al Corriere delle Comunicazioni quali sono le intenzioni del governo guidato da Enrico Letta sul tema dell’innovazione. “L’obiettivo – spiegano al nostro giornale – è di riportare il digitale in testa alle priorità della politica e , quindi, dei piani di governo”. In questo contesto l’Agenzia per l’Italia digitale diventerà sempre più il braccio operativo ed esecutivo di tutto ciò che viene deciso a livello di governo. “Nessun ridimensionamento – ci tengono a precisare – solo una più chiara definizione delle funzioni necessaria a far partire l’Agenda digitale sfruttando le capacità e le conoscenze del dg Agostino Ragosa”.
Secondo Paolo Gentiloni, deputato del Pd, la nuova governance battezzata col decreto del Fare “è potenzialmente positiva e risponde alle richieste più volte espresse dalla politica di scegliere una figura di coordinamento di Agenda e Agid alle dirette dipendenze di Palazzo Chigi”. L’unica perplessità espressa da Gentiloni riguarda il tipo di incarico affidato a Francesco Caio che il deputato definisce “leggero”.
“Caio è un alto consulente del premier, non un sottosegretario – evidenzia Gentiloni – Speriamo che i ministeri non gli mettano i bastoni fra le ruote. Per quanto riguarda l’Agenzia credo che la diretta responsabilità di Palazzo Chigi sull’ente possa garantire solo vantaggi sull’operato.
Anche per Antonio Palmieri, deputato e responsabile Innovazione del Pdl “è un dato positivo che il premier abbia preso in mano il tema”. “E se il premier se ne fa carico, vuol dire che il tema è importante – sottolinea – ma rapporto tra Caio e l’Agenzia Digitale resta un nodo da sciogliere rapidamente. Bisogna capire se si vuole farla funzionare realmente o se ci saranno nuovi soggetti che faranno il suo lavoro”.
Più lapidaria Linda Lanzillotta, senatrice Scelta Civica per Monti. “E’ positivo che le funzioni di coordinamento e indirizzo dell’Agenda siano passate a Palazzo Chigi. Per il resto vedremo”.
Il cosiddetto decreto del Fare varato il Cdm riorganizza e rende più snella e operativa la governance dell’Agenda. Anzitutto si ridefiniscono i compiti della cabina di regia che, presieduta dal Presidente del Consiglio o da un suo delegato, presenterà al Parlamento un quadro complessivo delle norme vigenti, dei programmi avviati e del loro stato di avanzamento, nonché delle risorse disponibili che costituiscono nel loro insieme l’agenda digitale.
La cabina di regia si avvarrà di un Tavolo permanente, composto da esperti e rappresentanti delle imprese e delle università, presieduto da Francesco Caio, nominato dal governo commissario per l’attuazione dell’Agenda digitale. L’Agenzia per l’Italia digitale viene poi sottoposta alla vigilanza unicamente del Presidente del Consiglio.
Per quanto riguarda i singoli progetti, il provvedimento dà impulso al domicilio digitale. “All’atto della richiesta della carta d’identità elettronica o del documento unificato, il cittadino potrà chiedere una casella di posta elettronica certificata”, si legge nel testo. Sul fronte e-health, le regioni e le province autonome dovranno presentare il piano di progetto del Fascicolo sanitario elettronico all’Agenzia per l’Italia digitale entro il 31 dicembre 2013. Entro il 31 dicembre 2014 questo sarà istituito. L’Agenzia per l’Italia digitale e il ministro della Salute dovranno valutare e approvare i progetti. Il 31 dicembre 2014 è la data ultima per l’istituzione dell’Fse.
E’ stata inoltre prevista la liberalizzazione dell’accesso al WiFi, come avviene in molti Paesi europei. Resta però l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità mediante l’identificativo del dispositivo utilizzato. L’offerta ad internet per il pubblico sarà libera e non richiederà più l’identificazione personale dell’utilizzatore.
Contestualmente verrà avviata la razionalizzazione dei Centri elaborazione dati. In questo senso la Fondazione Ugo Bordoni ha avviato il censimento dei data center così come previsto dall’accordo firmato tra Fub e Agenzia per l’Italia digitale.
E proprio sulle priorità assegnata all’Agenda dal governo Letta, è tornato oggi il viceminstro alle Comunicazionui, Antonio Catricalà. ”La nostra agenda digitale è gà’ pronta e non dovremo inventare nulla quando i soldi arriveranno perché già abbiamo tutto – ha sottolineato – I soldi ci servono e li reclameremo con grande forza”. ”L’Italia è al di sotto del 20%, rispetto agli altri Paesi europei, per la digitalizzazione delle strutture operative – ha affermato – avevamo 54 miliardi per la programmazione 2007-2013 ne abbiamo spesi solo 18, ma per la prima volta in Italia sono gia’ tutti impegnati e abbiamo i progetti prima dei soldi. Le Regioni, per il passato sono andate alla spicciolata in Europa. Ora, attraverso la convenzione con il ministero per indire i bandi, si può ottenere l’assenso dell’Europa in maniera piu’ veloce”. ”Di questo lavoro – ha conlcuso – dobbiamo dare atto ai ministri Barca e Passera e al capo dipartimento del ministero Sambuco che hanno lavorato duramente”.
Catricalà ha infine espresso l’auspicio che tre interventi destinati allo sviluppo della Rete siano presto pubblicati in Gazzetta Ufficiale. A cominciare dalle ”mini trincee”, da quello relativo alla moneta elettronica fino ai pagamenti dei debiti della PA via Internet.
Ma se l’Agenda ha trovato nuovo impulso lo stesso non si può dire per l’Agenzia, o meglio per il suo dg Agostino Ragosa. Come riportato su Repubblica.it nella tarda giornata di venerdì il segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Garofoli, ha scritto a tutti i ministeri di intervenire subito in merito a un esposto-denuncia contro Agostino Ragosa. La denuncia, contenuta in una missiva inviata alla procura della Repubblica, ai revisori dei conti dell’Agid, alla Consip e alla Presidenza del Consiglio con raccomandata a ricevuta di ritorno, riguarda direttamente l’operato del commissario dell’Agenzia per l’Italia digitale, Ragosa e dei suoi fiduciari Gianluca Polifrone, “assunto come impiegato dalla società Consip”, e Attilio Nertempi, che “intrattengono rapporti professionali presso la Presidenza del consiglio dei ministri, i ministeri e le regioni in nome e per conto sia del direttore generale sia della stessa Agenzia per l’Italia Digitale“. Nell’esposto-denuncia si chiede quindi l’interessamento della magistratura contabile per accertare eventuali violazioni di norme penali e amministrative nei fatti descritti, con conseguente ipotesi di danno erariale, come aveva fatto solo la settimana scorsa Gennaro Migliore di Sel, in un’interrogazione parlamentare che ancora attende risposta.