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Agenda digitale, Passera: “Decreti attuativi entro fine legislatura”

Il ministro per lo Sviluppo economico: “A breve la nomina del direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale”

Pubblicato il 17 Ott 2012

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“Porteremo a termine le procedure di attuazione di tutti i decreti emanati entro fine legislatura”. Così, il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, in collegamento telefonico, ha rassicurato la platea del convegno “Tecnologie digitali e innovazione per il rilancio dell’economia” che ha inaugurato Smau, la fiera della tecnologia apertasi oggi a Milano. Sul palco amministratori regionali e dirigenti delle filiali italiane di grandi multinazionali dell’Ict. “La responsabilità dell’esecuzione – ha ricordato Passera – ricadrà in gran parte in capo alla neonata Agenzia Digitale, di cui a breve verrà nominato il presidente”. “Naturalmente – ha proseguito il Ministro – per ottenere benefici bisognerà anche investire molto in infrastrutture e il governo farà la sua parte, stanziando 800 milioni di euro per superare il digital divide”. Gli interventi degli altri relatori erano stati equamente suddivisi fra la voglia di vedere il bicchiere mezzo pieno propria di alcuni relatori, e il cauto scetticismo di altri nei confronti della capacità del governo di tradurre in pratica le misure previste nell’Agenda Digitale.

“Il vero problema – ha sostenuto per esempio David Bevilacqua, vice presidente di Cisco per il Sud Europa, riferendosi a quei 4 italiani su 10 che, come ha ricordato il responsabile degli Osservatori Ict del Politecnico Andrea Rangone, non possiede ancora una connessione a banda larga – è che il tessuto sociale in Italia non ne vuole sapere di essere contaminato dalla cultura dell’innovazione. Non serve a niente creare Smart City se poi non sono abitate da degli smart citizen, se manca l’alfabetizzazione digitale”. Altri, come Dario Bucci di Intel Italia, hanno sostenuto come l’ampia diffusione di smartphone e tablet nel nostro Paese stia al contrario avvicinando alle nuove tecnologie molte persone che prima ne erano escluse e sottolineato come il cloud computing rappresenti un’opportunità unica, anche per le aziende italiane – in grande maggioranza di piccole e medie dimensioni – per proporre servizi innovativi senza bisogno di grandi investimenti iniziali.

“Anche i rapporti fra privati e pubblica amministrazione potrebbero essere facilitati dalla diffusione del cloud – ha aggiunto Nicola Ciniero, Ad di Ibm – l’unico problema è quello della scalabilità: basterebbe che i Comuni facessero sistema, adottando un unico software, invece di migliaia di programmi diversi, spesso incompatibili fra loro”. Critico Federico Francini, presidente di Fujitsu Solutions: “In molti casi si definisce innovazione ciò che è soltanto il recupero di un’arretratezza tecnologica. Anche nel Decreto Crescita ci sono troppi rimandi, molte delle cose contenute nel testo devono essere invece attuate subito”. Per Patrizia Grieco, Ad di Olivetti, “300 milioni di euro di investimento pubblico nelle startup sono un po’ pochi, considerando che dallo snellimento della burocrazia reso possibile dall’Ict si potrebbero risparmiare 19 miliardi annui come spiegato da Rangone”.

Vari dirigenti d’azienda hanno inoltre sottolineato come sia inutile, o comunque insufficiente parlare di innovazione, senza una riforma del mercato del lavoro che dia spazio ai giovani, evitando che i nativi digitali cerchino la strada della fuga all’estero per non restare disoccupati come il 32 % dei loro coetanei. In precedenza, i rappresentanti di Puglia, Lombardia, Trento, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Campania avevano illustrato i progetti delle Regioni per agevolare l’insediamento e la crescita di imprese innovative sul territorio. Spicca, ma non è una sorpresa, il caso della Provincia Autonoma di Trento, dove la legge prevede incentivi fino all’80 % dei costi, e dove è in programma la posa di 800 Km di fibra ottica, per connettere insieme imprese e popolazione.

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