AGENDA DIGITALE

Anorc: archiviazione digitale, PA al palo

La conservazione elettronica non decolla. Il presidente Andrea Lisi: “A rischio il piano telematico”

Pubblicato il 15 Nov 2012

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L’Italia ha la sua Agenda digitale. Ma la sua realizzazione rischia di essere ostacolata dall’attuale livello di digitalizzaione della PA, soprattutto sul versante della conservazione sostitutiva ovvero di tutti quei processi di archiviazione dei dati digitali. Come rileva una ricerca di Anorc (Associazione Nazionale per Operatori e Responsabili della Conservazione Digitale) il sistema di conservazione digitale è stato avviato solo nel 40% delle Regioni: di queste il 10% ha affidato in outsourcing la procedura mentre il 15% si affida ai sistemi archivistici di conservazione sviluppati a livello regionale.
A differenza delle Regioni, solo nel 27% dei siti delle Province è pubblicato il responsabile del trattamento dei dati e il 73% dei responsabili nominati in tutte le Province coincide con i dirigenti dell’ente, ognuno per il proprio settore di competenza. I risultati cambiano per il responsabile della conservazione, il cui nome risulta pubblicato nel 9% dei casi e solo il 22% delle Province ha effettivamente avviato un sistema di conservazione digitale secondo la normativa vigente.

Per i Comuni il responsabile della conservazione resta ancora una figura non indispensabile, anche se un buon 23% ammette il ritardo e dichiara di aver avviato il processo di conservazione, senza però aver ancora nominato ufficialmente un responsabile che se ne occupi.
Ma la vera nota dolente è la Pubblica amministrazione centrale. Solo sul sito del ministero dell’Economia e della Finanze sono stati riscontrati nell’informativa privacy i nominativi dei responsabili del trattamento dei dati personali, che coincidono con i dirigenti, ognuno per il proprio settore di competenza. Per il resto, invece, in soli due casi si è riusciti a recuperare l’informazione tramite contatto telefonico. Per quanto riguarda i responsabili della conservazione sostitutiva, invece, non è stata fornita alcuna informazione, fatta esclusione per il ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali, che dichiara di utilizzare un servizio in outsourcing per la conservazione.

“Il vero problema dell’Agenda digitale italiana – sottolinea Andrea Lisi, presidente di Anorc – è che raccoglie una serie di progetti digitali senza però affrontare il tema centrale della conservazione elettronica, che necessita di architetture complesse a cui il decreto non fa cenno. Se a questo aggiungiamo il fatto che le regole tecniche sono ancora sul tavolo di DigitPA (ora Agenzia per l’Italia digitale ndr) dal 2004 si capisce bene come sarà quantomeno difficoltoso raggiungere gli obiettivi del piano telematico”.

A preoccupare gli esperti di conservazione sostitutiva anche le sorti del Cad, varato per la prima volta nel 2005 e aggiornato dall’ex ministro Renato Brunetta ma mai completamente attuato. “I processi di digitalizzazione rischiano di essere percepiti come astratti meccanismi burocratici che non coinvolgono direttamente il cittadino ma solo la PA – avverte Lisi -. E non c’è nulla di più errato dal momento che oggetto del delicato passaggio verso il digitale sono i nostri dati e documenti, esposti, senza adeguate regole tecniche che lo disciplinino, a rischi seri che ne possono minare sopravvivenza e integrità. Sembra una strada in parte sbagliata quella di imporre la digitalizzazione di sanità e scuola mentre mancano a monte tutti gli strumenti per attuarla come le regole tecniche per la corretta conservazione dei documenti che garantiscano la sicurezza degli archivi”.

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