Aprile: “Con il braccialetto elettronico meno costi e più efficienza”

Il magistrato “pioniere” in Italia con oltre 100 device all’attivo: “La mia esperienza assolutamente positiva, nessun evaso. E ora le procedure sono molto più semplici”

Pubblicato il 05 Mar 2014

“Sono stato il primo a ricorrere in maniera costante al braccialetto elettronico. Era ottobre del 2012 e da allora ho disposto l’applicazione di circa cento di questi strumenti”. Stefano Aprile, giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma, è il Italia tra i “pionieri” di questa tecnologia. “Da allora – spiega – altri colleghi hanno iniziato a interessarsi, e oggi il sistema sta prendendo piede”.
Quali sono i vantaggi?
Il braccialetto consente di mandare agli arresti domiciliari persone delle quali non ci fidiamo completamente. Di solito i soggetti pericolosi che sono soliti commettere reati non possiamo mandarli a casa, perché la legge presuppone che evadano e che commettano altri reati. Il braccialetto ci consente di essere più tranquilli, e di dire “lo mando ai domiciliari anche se so che è una è persona un po’ pericolosa, perché so che non uscirà”. E devo dire che finora, secondo la mia esperienza, non è evaso nessuno, né si sono mai verificati falsi allarmi.
Che impatto prevede sul sovraffollamento nelle carceri?
Finora tutta una fetta di popolazione carceraria era esclusa dai domiciliari, ma con questo strumento le cose cambiano. Io l’ho applicato a tipologie di delinquenti delle quali di solito non ci si fida molto: tossicodipendenti-spacciatori, ad esempio, che spesso se mandati a casa continuerebbero a comprare e spacciare in cortile, o piccoli rapinatori da strada, che svaligiano farmacie o uffici postali, di solito anche loro tossicodipendenti. Grazie al braccialetto gestiamo questa fascia di criminalità, e vorrei sottolineare che si tratta di un tipo di reati che riguardano la maggior parte dei nostri detenuti in fase cautelare.
Che risparmi consentirà il braccialetto elettronico?
Quelli legati alla gestione di un detenuto: c’è chi dice che mantenere una persona in carcere costi 120 euro al giorno, anche se secondo me le spese reali sono più alte, perché bisognerebbe considerare il costo delle strutture, il personale e altro. Ma mettiamo che siano 120 euro al giorno: se fossero applicati tutti e duemila i braccialetti a disposizione per contratto in questo momento, che costano in un anno complessivamente 9 milioni di euro, ne risulterebbe che la spesa per braccialetto sarebbe di 12 euro al giorno: basta fare la sottrazione per capire quanto un detenuto ai domiciliari con il braccialetto costi meno di un detenuto in cella. In più, mettere una persona ai domiciliari senza braccialetto significa che più volte al giorno le forze dell’ordine incaricate debbano andare a controllare che rispetti le consegne, mentre con il braccialetto il controllo è costante, 24 ore su 24, e al minimo allarme si può mandare una volante. Così, anche da punto di vista complessivo di efficienza del contrasto al crimine c’è molto da guadagnare.
Che tipo di cambiamento di sensibilità vede tra i suoi colleghi?
Piano piano cominciano a utilizzarlo in molti. Il problema vero del fallimento del primo periodo è stato che nessuno si era mai preso la briga di spiegarci il sistema. In pochi ci siamo “intignati” a scoprire come si applica e come funziona il braccialetto. C’era una buona legge, ma non si erano mai messe a punto le procedure. Serviva una circolare chiara dei ministri competenti, fondamentalmente il Viminale, ma anche la Giustizia, che spiegasse passo per passo come applicare questa misura. Sono mancate la comunicazione e la formazione degli utenti, e ora lo stiamo facendo dal basso.

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