AGENDA DIGITALE

Bloccati i miliardi del Crescita Digitale, le Regioni attendono il via dell’Ue

A quanto risulta al Corcom, i timori delle Regioni sulla tenuta del sistema sono emersi oggi durante la prima riunione 2016 della Commissione Agenda Digitale, che riporta alla Conferenza delle Regioni. Sono 3,8 miliardi in sospeso, che le Regioni non possono spendere per i progetti digitali nell’attesa dell’ok della Commissione europea

Pubblicato il 13 Gen 2016

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Ci sono 3,8 miliardi di euro di fondi europei che le Regioni non possono spendere per le proprie Agende digitali, nell’attesa del via libera della Commissione Ue. Le Regioni sono quindi preoccupate di conseguenti ritardi sullo sviluppo del piano di trasformazione digitale, per esempio per progetti come il Fascicolo Sanitario Elettronico. A quanto risulta al Corcom, è questo il principale punto critico emerso oggi durante la prima riunione 2016 della Commissione Agenda Digitale, che riporta alla Conferenza delle Regioni. Si tenga conto che per la normativa Ue questo passaggio doveva concludersi entro il 31 dicembre: siamo ufficialmente in ritardo.

Le Regioni sono insomma alla finestra: molte di loro hanno stabilito una copertura di progetti digitali con i fondi europei indicati nel piano governativo Crescita Digitale, approvato a marzo e quindi inviato all’Ue (insieme con il più noto piano banda ultra larga). La Commissione l’ha rimandato indietro con commenti, che il Governo ha recepito, ma manca ancora il via libera definitivo. Di conseguenza, le Regioni non possono spendere quei soldi, ergo far partire i progetti. Il motivo è che la “condizionalità ex ante” per l’utilizzo di quei fondi è che le Agende regionali siano coerenti con il piano nazionale, ossia il Crescita Digitale. Cosa che adesso formalmente non può essere, mancando l’ultimo passaggio approvativo. Dopo ben dieci mesi dal via libera del Crescita. A quanto risulta, durante la riunione il dg dell’Agenzia per l’Italia Digitale Antonio Samaritani ha rassicurato le Regioni sul fatto che l’Ue dia l’ok all’attuale piano; formalmente, però, le Regioni non sono autorizzati a spendere quei soldi senza il via libera effettivo.

E’ difficile stabilire quali progetti dell’Agenda sono più a rischio ritardo, mancando gli stanziamenti regionali, che sono importanti per accompagnare la trasformazione digitale negli uffici e nella PA. Il quadro varia a seconda delle diverse Agende regionali.

Certo i progetti di Sanità digitale sono i principali indiziati (data la forte competenza regionale), quindi il Fascicolo, già vittima di numerosi ritardi. Qualche problema potrebbe esserci anche per l’adeguamento di servizi delle Regioni (e dei Comuni verso cui la Regione fa da accompagnamento) a Spid e al Nodo Pagamenti. Non è detto, però, dato che le Agende regionali possono contare anche su precedenti stanziamenti e altri fondi. Tra l’altro c’è il Pon Governance (828 milioni di euro europei), che è ora in fase di definizione da parte del Governo.

Il nodo delle risorse europee da sbloccare rischia di essere il punto più critico e più sottovalutato nello sviluppo dell’Agenda digitale, in una fase in cui il quadro delle norme è ormai (quasi) completo e si va verso l’attuazione concreta dei progetti abilitanti.

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