“Sarebbe bene che il governo ponesse maggiore attenzione ai blocchi che ci sono stati in quest’ultimo anno. Penso all’Agenda digitale, sulla quale erano state predisposte molte iniziative – e lo dico perché le avevo fatte io – ma sono state tutte bloccate da un’astratta attesa riformistica che in realtà ci ha fatto perdere un anno di tempo”. Lo ha detto l’ex ministro della PA e Innovazione, Renato Brunetta, relatore Pdl alla Legge di Stabilità in Commissione Bilancio alla Camera, in un’intervista rilasciata a Gr Parlamento.
“Questo è un rammarico – spiega Brunetta – perché a mio parere quest’ulti mo è stato un anno perso, che finisce in crescendo grazie al Parlamento. E questo è un fatto che io considero di grande valore, in un momento in cui l’antipolitica avanza e il Parlamento viene visto come un peso, come un inutile costo. Aver fatto i compiti a casa, averli fatti bene, averli fatti in Parlamento e averli decisi e fatti in maniera democratica – conclude Brunetta -, mi porta a guardare con speranza al futuro”.
“Se in quest’occasione, ma anche in passato – penso alla riforma del mercato del lavoro e la riforma delle pensioni – il governo fosse stato un po’ più lungimirante, non avremmo perso tempo con inutili irrigidimenti – ha concluso – Perché con questa Legge di stabilità noi abbiamo dovuto porre rimedio ad alcuni gravi errori che aveva fatto il governo, come ad esempio quello degli esodati, oggi chiamati salvaguardati; abbiamo dovuto ovviare, anche se non dovrebbe essere compito della Legge di Stabilità, alla cattiva riforma delle pensioni e quindi avremmo concentrarci su altri temi”.
Non è la prima volta che l’ex ministro critica l’operato del governp in tema di digitale. Lo scorso 15 ottobre dalle pagine de Il Giornale, Brunetta aveva definito l’Agenda digitale un cumulo di pagine bianche.
“Sono ormai troppi mesi che il governo è in difficoltà in materia di innovazione – sottolineava l’ex ministro – mentre il sapore amaro del “te lo avevo detto!” comincia a lasciare spazio al timore che l’inerzia finisca per avere un prezzo troppo alto per il nostro Paese. In tanti hanno cercato di richiamare la attenzione del presidente del Consiglio sull’importanza del digitale per la competitività della nostra economia, di apprezzare la creazione di una cabina di regia per l’agenda digitale, di essere pronti ad investire risorse in un quadro di regole certe auspicando però che, dopo tante parole, arrivi qualche fatto concreto. Invece, dopo il lungo silenzio e gli ultimi inutili suoni di fanfare, il sonno digitale di questi mesi inizia a essere agitato da qualche incubo”.
Secondo Brunetta “il punto vero è che le cose non si creano da sole ma vanno costruite e migliorate passo a passo e che non basta una nuova legge, se dietro non c’è un costante lavoro di spinta, di presidio, di regolazione continua. E tutto questo è esattamente quello che in questo anno è del tutto mancato”. “In questa situazione il settore industriale delle telecomunicazioni e dell’informatica guarda, incerto se dichiararsi soddisfatto (la confusione è il miglior concime di prezzi alti per servizi scadenti) o preoccupato (si accorgono che stiamo andando a sbattere tutti insieme)”.