Call center, la Camera approva le norme anti-delocalizzazione

La Commissione Finanze dò l’ok all’emendamento bipartisan Vico-Saglia che contiene misure per la tutela dei dati personali e contro la delocalizzazione “selvaggia”. Miceli (Slc-Cgil): “Stop a benefici fiscali per le aziende che delocalizzano”

Pubblicato il 20 Lug 2012

Giro di vite in vista per i call center, dopo il via libera all’emendamento Vico (Pd)-Saglia (Pdl) al Dl Sviluppo, approvato in Commissione Finanze della Camera, che impone alle aziende in caso di delocalizzazione delle attività di comunicare ai cittadini-clienti il paese in cui sono stati trasferiti i dati sensibili degli italiani. L’emendamento contiene misure per la tutela dei dati personali, contro la delocalizzazione e a sostegno dell’occupazione nei call center con piu’ di 20 dipendenti.

“E’ stato approvato in Commissione Finanze della Camera dei Deputati un importante emendamento che introduce regole sull’attività dei Call Center – dice Emilio Miceli, segretario generale Slc Cgil – La norma è anche il risultato della lunga battaglia condotta da Slc Cgil contro le delocalizzazioni delle attività di call center, supportata dalla raccolta in pochi giorni di migliaia di firme a sostegno dell’emendamento. Finalmente è riconosciuto il diritto del cittadino-cliente di essere informato sul luogo fisico in cui saranno gestiti i suoi dati personali consentendogli di opporre un rifiuto al trattamento di dati in paesi diversi dall’Italia. E’ un emendamento che incoraggia a proseguire nella battaglia contro il mercato nero dei database di dati sensibili”.

Inoltre, continua il segretario della Slc Cgil, “per la prima volta, si sancisce il principio che le aziende che delocalizzano le attività verso paesi esteri non potranno godere di benefici fiscali e contributivi da parte del nostro Paese”.

Si tratta, precisa Miceli, “di poche e chiare regole, peraltro già introdotte in altri paesi occidentali, a partire dagli Stati Uniti, per portare trasparenza in un settore in cui i cittadini ed i lavoratori rischiano che il proprio profilo personale sia subordinato a un sistema tutto incentrato sul profitto – prosegue – La norma, inoltre, consente di dare una speranza per il futuro di migliaia di donne e uomini, soprattutto giovani, che lavorano dentro i call center, spesso meridionali che non hanno altre opportunità, ma che in questi anni hanno potuto costruirsi una famiglia e vivere decentemente. Con questo emendamento, infine, si aiutano le aziende di call center a non cedere alla tentazione di abbandonare le aree più depresse del paese per localizzarsi in paesi dove non vigono nè diritti né regole”.

“Le nuove norme sui call center sono molto positive perché disincentivano la delocalizzazione delle attività all’estero e tutelano gli utenti e i lavoratori”. Lo dichiara il democratico Ludovico Vico, componente della commissione Attività produttive della Camera commentando le norme approvate che regolamentano le attività dei call center con almeno 20 dipendenti scoraggiandone la delocalizzazione attraverso un sistema di disincentivi e penalizzazioni. “Le aziende che delocalizzano le attività – si legge nell’emendamento approvato – non potranno ricevere incentivi all’occupazione e, comunque, dovranno darne comunicazione almeno 120 giorni prima al Ministero del lavoro, indicando i lavoratori coinvolti, e all’Autorità garante della privacy informando sulle misure adottate per la tutela dei dati personali. Il mancato rispetto delle norme vien punito con una sanzione di 10 mila euro per ogni giornata di violazione”.

“Inoltre – chiude Vico – quando un cittadino effettua una chiamata ad un call center deve essere informato preliminarmente sul paese in cui l’operatore con cui parla è fisicamente collocato e deve, al fine del rispetto della protezione dei suoi dati personali, poter scegliere che il servizio richiesto sia reso tramite un operatore collocato sul territorio nazionale. Allo stesso modo, quando un cittadino è destinatario di una chiamata da call center deve essere preliminarmente informato sul Paese estero in cui l’operatore è fisicamente collocato”.

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