DIGITALIZZAZIONE

Cattaneo: “Pec e firma digitale, Italia benchmark”

Il direttore generale di Infocert: “Siamo all’avanguardia nello sviluppo di soluzioni sicure”. Ma la vera sfida è dal 2015 con l’interoperabilità a livello europeo

Pubblicato il 24 Nov 2013

Sembra un paradosso, eppure l’atavica mancanza di fiducia nei processi di modernizzazione e semplificazione che caratterizza l’Italia potrebbe farne il benchmark a livello europeo per la definizione degli standard per Pec e firma digitale. Il motivo? La cultura nostrana del sospetto ha reso i servizi made in Italy i più sicuri in assoluto. Ne è convinto Danilo Cattaneo, direttore generale di Infocert, azienda specializzata nella dematerializzazione digitale, con 170 dipendenti distribuiti tra Padova, Roma e Milano. La società appartiene al 100% a una holding che fa capo alla Camera di Commercio. E dunque non è il profitto la leva primaria di Infocert, ma la volontà di diffondere la digitalizzazione. Ciò nonostante, il primo semestre del 2013 ha visto un aumento di fatturato del 26% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con previsioni di chiusura che attesterebbero l’Ebitda al 19% e l’Ebit al 16%. E il 2014 sarà l’anno di Legal cloud, l’offerta appena lanciata sul mercato enterprise.

La vera sfida però comincerà nel 2015 con l’interoperabilità a livello europeo…

Esatto: dopo il recepimento del regolamento Ue su registered mail e firma digitale, atteso per la fine del 2014, il mercato offrirà nuove opportunità e rischi, con lo sbarco delle società straniere. Molte procedure in realtà sono già interoperabili, ma all’atto pratico risultano inefficienti.

Un esempio?

È possibile iscriversi dall’Italia a un’università francese via Internet. Ma la firma digitale dev’essere approvata da un’Authority d’Oltralpe.

Come vi state preparando per il momento in cui lo standard sarà condiviso?

Rispetto alla firma siamo secondi alle spalle di una Certification authority belga. E anche se attualmente la maggior parte degli strumenti è pensata per l’Italia, la nostra firma è già interoperabile con 25 CA europee. Per la registered mail stiamo costruendo partnership in Germania e in Francia.

Qual è lo stato dell’arte dell’utilizzo di questi strumenti in Italia?

Nella maggior parte dei casi sono stati attivati per ottemperare agli obblighi di legge. Ma oggi il 60% di chi li utilizza lo fa in modo quotidiano. È un modo di efficientare costi e tempi. L’Italia è all’avanguardia nello sviluppo di soluzioni sicure per la dematerializzazione digitale. E per questo dobbiamo ringraziare la diffidenza che ci contraddistingue storicamente. Rispetto ad altri Paesi c’è proprio un concetto diverso di fiducia: da noi nessuno spedirebbe mai un assegno per posta ordinaria, cosa che invece succede nel mondo anglosassone. Ed è per questo che alla ricerca dello strumento più sicuro, il regolatore guarda proprio all’Italia, dove chi fa il nostro lavoro deve garantire standard elevatissimi.

Come evolveranno questi servizi?

Integrandoli nei normali processi di business si può generare maggior valore. Findomestic a fine 2012 ha reso disponibile la firma digitale per i clienti dei partner. Prima ottenere un finanziamento per l’acquisto di un prodotto in negozio significava compilare un modulo cartaceo, spedirlo via corriere a Findomestic per la valutazione, aspettare la risposta. Oggi si va sul sito Findomestic o nel totem in negozio, ci si fa rilasciare la firma digitale, il documento è inviato elettronicamente in sede e controllato in automatico: responso in pochi minuti. Altro esempio il libro firma digitale per i manager che devono approvare fidi o mutui attraverso l’autografo: ora l’operazione si effettua da tablet e smartphone, ricevendo un pin via mobile. E poi c’è la fatturazione elettronica, che comporta l’abbattimento dei costi di carta, toner, archiviazione.

Cos’è il Legal cloud?

È una piattaforma standard che garantisce alle imprese un’architettura compatibile con i sistemi e le applicazioni di Pec, firma digitale, conservazione sostitutiva e fatturazione elettronica. L’accesso ai servizi può avvenire in modalità Saas o In-house, ovvero attraverso un cloud ibrido, e il punto di forza sta nella facilità e nella trasparenza di integrazione con l’infrastruttura IT, presente e futura, dell’azienda. Spesso chi rinuncia ai servizi di dematerializzazione lo fa per paura di rimanere ostaggio di un provider. Con Legal cloud si ha la garanzia di assoluta libertà.

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