FLOP INNOVAZIONE

Cdm, niente digitale nel Pacchetto Scuola

Quindici milioni di euro per la connettività via wi-fi nelle scuole. Il “capitolo” innovazione contenuto nel pacchetto approvato oggi è tutto qui. Nessuna norma ad hoc per l’abolizione del decreto Profumo sugli e-book. Il ministro Carrozza punta a renderli obbligatori solo a partire dal 2015

Pubblicato il 09 Set 2013

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Quindici milioni spendibili subito per la connettività wireless nelle scuole secondarie, con priorità per quelle di secondo grado. Otto milioni stanziati (2,7 mln nel 2013 e 5,3 nel 2014) per l’acquisto da parte degli istituti secondari di libri di testo ed e-book da dare in comodato d’uso agli studenti in difficoltà economica. È tutto qui il digitale contenuto nel Pacchetto Scuola (da 400 milioni) approvato oggi dal Consiglio dei ministri. “Il governo – ha sottolineato in conferenza stampa il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza – punta a ridurre il digital divide tutti gli studenti l’accesso a internet significa anche ridurre le differenze sociali e territoriali”.

Non ci sono, come inizialmente previsto, misure specifiche cha fanno slittare l’adozione dei libri digitali che il decreto Profumo stabiliva per l’anno scolastico 2014-2015. Su quel versante resta dunque valida la strategia annunciata dal ministro dell’Istruzione che intende lasciare autonomia di adozione ai singoli istituti con “l’obiettivo imprescindibile che è quello di modernizzare tutte le nostre classi portando la connessione ad internet e la banda larga in ogni scuola”. L’obbligo di adozione – secondo quanto riferito dal Miur al Corriere delle Comunicazioni – slitta all’anno scolastico 2015-2016.

”L’e-book rappresenta una grande rivoluzione sia per l’insegnamento che l’apprendimento – ha sottolineato più volte il ministro – Ho già programmato delle conferenze nazionali su questo tema. Bisogna però discutere dei contenuti, degli strumenti, delle nuove materie. Il passaggio al digitale va fatto bene e con la massima apertura, non possiamo imporre un unico software”.

La strategie del ministro Carrozza sugli e-book non convince gli esperti, secondo cui proprio la scuola possa rappresentare un settore strategico per il rilancio dell’Agenda digitale. “Bisogna evitare il rinvio dell’e-book nelle scuola perché danneggia l’Agenda digitale – puntualizza Paolo Ferri, docente dell’Università Bicocca di Milano – E’ importante che tutti i ministri tengono botta sull’attuazione dell’Agenda. E’ pericoloso dare un segnale di uscita da una traiettoria già segnata, dove ci sono i tempi per allineare l’Italia all’Europa. Ricordiamo che il cambiamento in tutti gli altri Paesi è avvenuto dall’alto. Nel Regno Unito, il governo ha imposto i libri digitali a scuole e editori”. Ferri riconosce che la Scuola italiana non è pronta, per carenza di infrastruttura banda larga e per la formazione dei docenti, “ma da qualche parte bisogna cominciare e gli e-book possono aiutare nella trasformazione della didattica”.

Incontrando a luglio gli editori preoccupati per la rapida evoluzione digitale della scuola (che assorbe un quinto del totale dei libri venduti in Italia, un fatturato di 650 milioni di euro), aveva sottolineato che “l’accelerazione impressa all’introduzione dei libri digitali è stata eccessiva”.

“Il sentiero dei libri digitali è segnato e non vogliamo uscirne, i tempi, però, mi sembrano troppo rapidi e il ministero non vuole nuovi contenziosi”. Il ministro ha scelto di congelare i libri digitali anche a causa del ” ritardo infrastrutturale tecnologico della scuola italiana: banda larga, wifi, cose per ora residuali nelle nostre aule”. Il ministro non intende dunque bloccare l’adozione degli e-book ma prima occorre portare internet in tutte le scuole. “Abbiamo incontrato editori, genitori, insegnanti, dirigenti scolastici, studenti. “Certamente – ha detto nei mesi scorsi Carrozza – non sono gli editori i nostri unici partner. Li ascoltiamo ma guardiamo avanti. Abbiamo arruolato esperti che ci stanno aiutando. Il ministro Bray è un esperto di libri digitali e lo stiamo coinvolgendo”.

Lo scorso maggio gli editori italiani hanno fatto ricorso al Tar contro il decreto Profumo sui libri digitali.

Due sono gli argomenti attaccati dagli editori nel ricorso al Tar rispetto al provvedimento ministeriale: l’adozione “forzata” di testi digitali imposta dal decreto per le classi “capiciclo” (la prima classe della scuola primaria e secondaria) e, in secondo luogo, l’abbattimento previsto dei tetti di spesa del 20%-30% già dall’anno 2014/2015.

“Il decreto Profumo – puntualizzava in quei giorni il presidente del Gruppo Educativo dell’Associazione Italiana Editori (Aie) Giorgio Palumbo Palumbo – ha introdotto una nuova adozione digitale forzata a dispetto delle autonomie delle scuole e delle stesse capacità tecniche di scuole, insegnanti e alunni ad essere pronti già per l’anno 2014/2015. Costringerà noi editori ad annullare i nostri investimenti e a macerare i nostri magazzini, costituiti in base alla legge dei blocchi delle adozioni e calcolati secondo le ragionevoli aspettative del graduale passaggio al digitale, così come definito dal testo della legge votato in Parlamento”.

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