Sono attive soprattutto nell’ambito della produzione software/consulenza informatica, ricerca scientifica e fabbricazione di computer e prodotti di elettronica le 307 aziende startup innovative italiane a norma di decreto Crescita 2.0: lo si apprende dal rapporto pubblicato di recente da InfoCamere (http://startup.registroimprese.it/report/startup.pdf). Si tratta del primo elenco delle startup in effetti registrate (http://startup.registroimprese.it) presso le Camere di Commercio e rispondenti quindi ai criteri indicati dal Crescita 2.0. Sono società “costituende o già costituite da non oltre 48 mesi”, “aventi come obiettivo sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”.
Le società riconosciute nel registro hanno diritto alle agevolazioni di legge, che per ora sono la totale esenzione dei diritti di segreteria e dell’imposta di bollo. La buona notizia è che il Ministero allo sviluppo economico ha eliminato il termine (che scadeva il 17 febbraio) per l’iscrizione al registro. È possibile farlo in qualsiasi momento, quindi, senza una scadenza, purché entro il quarto anno di vita della società (che è uno dei requisiti per essere considerati “startup innovativa”).
Questo è quindi un rapporto parziale sullo stato delle startup italiane. Ma essendo il primo alla luce del decreto, è comunque indicativo: ci dice per esempio che ben 50 delle 307 sono in Piemonte, con Torino che batte Milano come prima provincia. Seguono la Lombardia (47) e il Veneto (39). Le altre regioni sono distanziate- solo 16 nel Lazio, con il Molise che è la sola a non avere nemmeno una startup registrata.
Gli ambiti più rappresentati sono quelli della produzione di software/consulenza informatica (80 aziende), a seguire quello della ricerca scientifica e sviluppo (69) e poi fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (21), a conferma che il decreto non impatta solo le aziende che si occupano di servizi immateriali e internet.
Le esenzioni per le società si protraggono fino al 20 dicembre 2016 per le società costituite prima del 19 dicembre 2012. Vanno avanti per quattro anni, invece, per quelle più recenti.
Si stanno componendo quindi i tasselli che formano la normativa startup italiana. Il 22 febbraio è stata la volta anche del decreto attuativo riguardante gli incubatori di startup innovative (http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/DM_incubatori_certificati_start-up_innovativi_rev.pdf). Pure per loro c’è un’iscrizione al registro speciale e le stesse agevolazioni. Uno dei requisiti è l’essere una società di capitali, il che esclude le università. È l’aspetto, del decreto, più criticato dagli addetti ai lavori. Il ministero allo Sviluppo economico sperava di rimuovere questo vincolo in fase di decreto attuativo, ma non è stato poi possibile.
Prossimi passi: domani, il regolamento della Consob per avviare una nuova modalità di finanziamento delle startup, il crowdfunding; quindi- ma ormai con il nuovo governo-è previsto il decreto attuativo per gli incentivi fiscali alle startup innovative (sempre quelle iscritte al registro), come indicato nel Crescita 2.0. Spetta al ministero dell’Economia e delle Finanze e dovrà fare anche un passaggio in Commissione europea.
Tutto incerto invece per una questione molto cara al mondo startup: l’anno scorso Sviluppo economico aveva annunciato un impegno ad aumentare, tramite Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), le risorse a disposizione del Fondo italiano di investimento a favore del venture capital, per una somma compresa tra 50 e 100 milioni di euro. Spetterebbe appunto a Cdp muoversi in questo senso, ma da lì al momento tutto tace.