L'AUDIZIONE

Dardanello: “Agenda digitale, monitorare il Suap”

In audizione in commissione Industria al Senato il presidente di Unioncamere plaude al dl Crescita 2.0 ma avverte: “Bisogna controllare il funzionamento degli sportelli unici per le attività produttive e assicurarsi che tutte le imprese beneficino delle semplificazioni”

Pubblicato il 05 Nov 2012

“L’Agenda digitale è un provvedimento importante che mira a generare misure di sostegno all’innovazione, fattore fondamentale per la crescita e il rafforzamento della competitività”. Lo ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello in un’audizione sul decreto Crescita 2.0 davanti alla commissione Industria del Senato.

“Sull’Agenda digitale il sistema delle Camere di commercio – ha ricordato Dardanello – ha creduto, prima di tante altre pubbliche amministrazioni, nell’utilità dell’informatica ed ha investito da decenni nella digitalizzazione dei procedimenti amministrativi, nella dematerializzazione dei documenti e nell’utilizzo dei pagamenti elettronici. L’esempio più importante di questo impegno è lo Sportello unico per le attività produttive (Suap) con cui il Sistema camerale, in un’ottica di sussidiarietà, supporta i Comuni italiani attraverso il portale impresainungiorno.gov.it”.

“Oggi – ha spiegato il presidente di Unioncamere – oltre 2.500 comuni hanno delegato il servizio alle Camere di commercio e le imprese sono nelle condizioni di operare con un sistema informativo che si presenta omogeneo sull’intero territorio nazionale”.
Unioncamere quindi “propone di introdurre un monitoraggio sullo stato di “reale” funzionamento dei Suap, verificando il rispetto delle dichiarazioni sottoscritte dai Comuni per assicurarsi che, in tutti i territori, le imprese beneficino delle semplificazioni introdotte con la riforma, consentendo la possibilità della delega automatica alle Camere di commercio”.

Anche per quanto riguarda l’open data e l’inclusione digitale, ha proseguito Dardanello, “il sistema camerale si è attivato da anni per permettere la più facile e rapida consultazione dei dati e delle informazioni in proprio possesso in modo da rendere il mercato più trasparente e al fine di contribuire allo sviluppo economico. Le norme del decreto tuttavia hanno carattere generale e vanno adeguate per banche di interesse nazionale, con una storia consolidata quanto a fruibilità dei dati, come il registro delle imprese”.

Quanto alle norme su Posta elettronica certificata e Indice nazionale degli indirizzi delle imprese e dei professionisti, il presidente di Unioncamere, ha sottolineato che “le Camere di commercio da circa quattro anni iscrivono nel registro delle imprese gli indirizzi di posta elettronica certificata delle società. Al 1° ottobre scorso risultano iscritte più di 2 milioni di caselle su un totale di oltre 6 milioni di soggetti”. Con il decreto viene esteso alle imprese individuali l’obbligo di iscrizione del domicilio elettronico, per giungere così ad avere alla fine del prossimo anno le caselle di Pec di tutte le imprese italiane. Negli ultimi cinque anni è però diminuito in media il numero di messaggi scambiati dalle caselle di Pec, da circa 125 messaggi giornalieri nel 2007 ad una media di 12,8 messaggi per casella di Pec ad aprile 2012.
“Un utilizzo più ampio della posta elettronica certificata – ha rilevato Dardanello – quindi potrà essere conseguito solo attraverso il ricorso effettivo a tale strumento da parte della pubblica amministrazione al fine di dialogare stabilmente con i cittadini e le imprese, anche per ridurre i costi e ottenere una maggiore celerità nelle comunicazioni”.

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