IL DECRETO

Debiti PA, ok della Camera: il monitoraggio sarà online

Montecitorio dà il via libera al decreto con 450 sì e 107 astenuti. Approvato l’emendamento presentato da Scelta Civica: sanzioni per le amministrazioni inadempienti. Ora la palla passa al Senato

Pubblicato il 15 Mag 2013

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Primo sì oggi dalla Camera al decreto sui debiti PA, che punta a sbloccare 40 miliardi in due anni per pagare i crediti arretrati alle imprese. Un sì arrivato con la sola astensione di Lega e Movimento 5 stelle (450 sì, 107 astenuti e nessun voto contrario). Il decreto ora andrà al Senato dove dovrà essere convertito in legge entro il 7 giugno. L’iter alla Camera ha apportato al testo del decreto originale diverse modifiche, dai tagli a ministeri, 8 per mille, fondo per l’editoria, all’incentivo del patto di stabilità verticale e alla “salvaguardia” dei fondi per scuola, ricerca ed Expo 2015. Fino alla previsione di una “fase due” che dovrà essere messa a punto nella prossima legge di stabilità di settembre per sbloccare almeno altri 50 miliardi di euro, anche con il ricorso alla Cassa depositi e prestiti. Un testo, così come modificato alla Camera, che il Governo, ha detto il sottosegretario Alberto Giorgetti, “punta a mantenere invariato anche nel passaggio al Senato”.

Intanto, mentre la Camera ha dato il via libera, il ministero dell’Economia ha varato ieri il provvedimento attuativo, pubblicato oggi in Gazzetta ufficiale, con il quale ha sbloccato dal patto di stabilità i primi 5 miliardi di “spazi finanziari” sulla base delle richieste fatte pervenire entro il 30 aprile scorso. 3,5 miliardi andranno ai Comuni e il resto alle Province. Tra le modiche apportate alla Camera al testo del decreto c’è il termine perentorio dei pagamenti da parte delle Pa di 30 giorni dall’erogazione degli anticipi del ministero dell’Economia con il ricorso a sanzioni in caso di ritardi.

Inoltre è stato ampliato il patto di stabilità verticale: l’incentivo statale concesso alle Regioni viene aumentato ed esteso al 2014. Ritoccato anche il sistema delle compensazioni tra debiti fiscali e crediti commerciali. Una modifica voluta dai relatori prevede che si possano compensare i debiti fino al 31 dicembre (prima era fino ad aprile) e che le certificazioni dei crediti debbano contenere la data del pagamento. Un’altra modifica introdotta alla Camera prevede l’obbligo per il Governo di inserire nella nota di aggiornamento del Def 2013 una relazione sull’attuazione del decreto per il rimborso dei debiti. La relazione dovrà indicare anche le altre iniziative necessarie affinché la legge di stabilità per il 2014 contenga misure per consentire lo smaltimento dei debiti delle PA.

Per quanto riguarda le coperture finanziarie del decreto, sono saltate all’ultimo una tassa sulle sigarette elettroniche, l’aumento delle accise su birre e prodotti alcolici e un taglio al fondo di cooperazione e sviluppo. Vengono inoltre salvati i fondi per scuola, ricerca ed Expo 2015.

I soldi per finanziare il decreto e anticipare i soldi agli enti locali per il pagamento dei debiti arriveranno, prevede il decreto così come modificato dalla Camera, da tagli ai ministeri, al fondo per l’editoria, al fondo per la riduzione delle tasse, da parte dell’8 per mille Irpef statale e da riduzioni alle indennità di servizio all’estero per il personale delle ambasciate.

Il testo uscito da Monte Citorio prevede anche che le comunicazioni telematiche dell’amministrazione su importo e data di pagamento – da inviare ai creditori entro il 30 giugno 2013 – dovranno avvenire non tramite e-mail “semplice” bensì tramite posta elettronica certificata. Inoltre la commissione Bilancio ha approvato un emendamento di Scelta Civica che mette a regime il monitoraggio dei debiti scaduti delle pubbliche amministrazioni nei confronti dei propri fornitori. Ogni anno, entro il 30 aprile, le PA dovranno comunicare attraverso l’apposita piattaforma telematica tutti i debiti scaduti e non ancora pagati alla data del 31 dicembre precedente.

Altra novità riguarda le società regionali, tra cui quelle dell’Ict, a cui viene assegnata la priorità rispetto alle altre aziende. Le in house dovranno utilizzare i crediti riscossi dagli enti locali per lo smaltimento dei debiti accumulati nei confronti delle imprese fornitrici.

La scelta del Parlamento di dare priorità alle in house risponde alle richieste di Assinform che aveva chiesto di includere nel provvedimento le oltre 30 società regionali dell’Ict che sono tra i maggiori debitori delle imprese. Il presidente Paolo Angelucci aveva sottolineato che tali aziende sono da considerarsi “a tutti gli effetti come alter ego delle PA controllanti”.

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