PUNTI DI VISTA

Decreto Sviluppo, dov’è “l’arrosto”?

Il provvedimento firmato dal ministro Corrado Passera norma le attività della nuova Agenzia per l’Italia digitale. Ma ancora tutto tace su chi la guiderà e su come verranno distribuite, tra i ministeri, le funzioni di vigilanza. Una frenata che non aiuta la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale

Pubblicato il 25 Lug 2012

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Ma le aziende di Confindustria o di altre associazioni imprenditoriali si esporranno per appoggiare il prof. Mario Calderini alla Direzione Generale della costituenda Agenzia per l’Italia Digitale? Sarebbe un bene per loro che lo facessero, se sono soddisfatte del grande impegno profuso in questi mesi per riattivare la circolazione dei fondi per la ricerca intorno alle Smart Cities & Communities. Sarebbe un bene anche per chi fosse interessato alla questione – anche perché da Viale Trastevere (Ministero Pubblica Istruzione) e da Piazzale Kennedy (Università e Ricerca), sull’Agenzia per l’Italia Digitale fino ad ora hanno giocato di rimessa. Nel senso che il Ministro che ha sedi nel Viale e nel Piazzale, Francesco Profumo, ci ha proprio rimesso del suo (nel senso delle deleghe). Aveva, infatti, l’indirizzo e qualcosa di più sul Dipartimento Innovazione, DigitPA e Agenzia dell’Innovazione.

Tre realtà – assai diverse tra loro: il primo, senza più testa, in fase di evaporazione, la seconda che non una testa ha mai avuto ma almeno quattro, in fase di con-fusione, ossia di fusione insieme (tra Consip e nascente Agenzia), la terza talmente piccola da essere racchiusa nel palmo della mano del suo Presidente Davide Giacalone – confluenti nell’Agenzia per l’Italia Digitale, il cui nuovo referente non è più il Ministro della Ricerca, dell’Istruzione e dell’Università, ma un coacervo di indirizzanti autorità. Ne abbiamo contate, nel decreto sviluppo almeno 7 (DL 83 2012, art. 21): Lo Statuto prevede che il Comitato di indirizzo sia composto da un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico, un rappresentante del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, un rappresentante del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, un rappresentante del Ministero dell’economia e finanze e due rappresentanti designati dalla Conferenza Unificata. I rappresentanti partecipano al Comitato di indirizzo senza oneri a carico della finanza pubblica. Occorrerà l’arte della sintesi per trasformare questa lista in un Comitato che indirizza…

Ma Confindustria non aveva in mente di candidare Stefano Parisi? Perché non dovrebbe mettere a disposizione un manager, magari così semplificando il numero delle Confidustrie? Anche di Confindustria ne esistono tante: forse più delle famose autorità indirizzanti… Magari hanno in mente – le troppe Confindustrie – troppi candidati. Uno veramente bravo, come il prof. Fuggetta del Politecnico di Milano, nella querelle tra i due Politecnici (Mi-To) è tentato di non concorrere nemmeno, perchè si considera quello del Politecnico sbagliato, in un ecosistema che gli appare sabaudo…

E passerà questa serie di candidature al filtro di Corrado Passera, il Superministro dello Sviluppo?

Ha insistito – con il sostegno (o viceversa) del Capodipartimento Roberto Sambuco – sulla fiducia al Decreto Sviluppo: forse il primo sa qualcosa che gli altri non sanno, forse il secondo vuole evitare un buco nell’acqua e pensa che la Direzione Generale della nascente Agenzia vada coperta bene. O piuttosto teme, il primo, un disinteresse generale, dopo che gli annunci avevano raggiunto la “quota 80” (miliardi di euro)? Chi pensa che in Germania se la ridano di queste cose sbaglia: i tedeschi sono spaventati e quando provano emozioni forti, in genere, distruggono l’Europa e se stessi. Nella loro catastrofica prudenza hanno pensato che fossero soldi veri. In realtà, per lo spread e per il rating, mentre il Primo Ministro Mario Monti sta spendendo fino all’ultimo spicciolo della sua enorme credibilità internazionale e, finita quella, il Governo avrebbe finito tutto, per lo spread e per il rating – dicevamo – e per ciò che rimane del Paese, è bene ricordare ai tedeschi ciò che le imprese avevano lamentato fin dall’inizio e che Tito Boeri twittò: Giornali parlano di 80 miliardi. Ma decreto sviluppo vale al massimo un miliardo. Basta leggere relazione tecnica. Aspettiamo arrosto.

Temiamo, noi: l’arrosto bruciato.

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