E-health, app mobili chiave di sviluppo del Fascicolo elettronico

L’Fse è oramai il centro nevralgico dei servizi sanitari digitali. Ma per incentivarne l’utilizzo servirebbe una modalità di accesso via smartphone e tablet. Il punto di vista di Gregorio Cosentino, vice presidente Cdti di Roma

Pubblicato il 06 Mag 2015

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I temi di punta della Sanità Digitale e le relazioni tra di essi. Di questo si è parlato il 19 Marzo a Roma nella tavola rotonda organizzata dal Cdti di Roma e dal Cti di Milano: “Mobile Health, Telemedicina e Fascicolo Sanitario Elettronico: un triangolo virtuoso per la Sanità Digitale”.

In altri termini: è vero che Mobile Health, Telemedicina e Fascicolo Sanitario Elettronico, che sono gli ambiti di sviluppo, di sperimentazione e di investimento più attuali, possono dare vita a un triangolo virtuoso che accelera l’adozione di servizi digitali per la Sanità? Come possono “spingersi” a vicenda?

Ornella Fouillouze, coordinatore del Gruppo Sanità del Club Tecnologie dell’Informazione Cti di Milano, per l’mHealth ha un’opinione precisa: “L’eccezionale sviluppo in Italia del mHealth sul mercato consumer, al traino del mondo anglosassone, rende sempre più praticabile la telemedicina. Lo sviluppo tecnologico, infatti, è prevalente nel mondo consumer e provoca una sempre maggiore centralità del paziente nei confronti di chi eroga servizi per la salute. Sul mercato consumer compaiono applicazioni su smartphone (App) in grado di pilotare dispositivi medici portatili sempre più miniaturizzati e a basso costo; in alcuni casi le App stesse si trasformano in dispositivi medici, interfacciando direttamente sensori che gestiscono biosegnali di vario tipo”.

Pur con tutte le criticità da me segnalate in tanti altri miei articoli, e a cui rimando, avere apparati di questo tipo presso l’utente permette di interagire da remoto in modo efficace. Molti gli esempi: sugli store sono disponibili oltre 80 APP per il diabete, che offrono una varietà di funzioni per la raccolta di dati come la registrazione dell’ auto-monitoraggio della glicemia, il tracciamento, i calcoli di dose di insulina prandiale, dati che, condivisi con il proprio medico a distanza, permettono allo stesso medico di formulare un costante feedback personalizzato per il paziente. Analogamente si possono trovare APP per la cura della BPCO e dello scompenso cardiaco.

L’ App ci guida nella raccolta di dati, che però non dovrebbero essere fonte di autodiagnosi e autocura da parte del paziente “fai da te”, ma per assumere valore medico dovrebbero almeno essere inviati e gestiti, nel pieno rispetto della privacy e della sicurezza, o al proprio medico o presso un centro servizi, trait d’union fondamentale tra il paziente e il medico, essenziale nella filiera della telemedicina cosi come anche rappresentato all’interno delle relative Linee Guida ministeriali. Stiamo parlando sempre di prestazione sanitaria, pur se si avvale delle moderne e sempre più diffuse tecnologie.

Nel convegno si ricordava che la Telemedicina sembra sempre ai blocchi di partenza, ma non decolla. Sicuramente gli aspetti relativi alla prescrivibilità e alla tariffazione rappresentano ostacoli che neppure le Linee Guida recentemente emesse riescono a risolvere. Come ricordava un relatore, se non c’è una tariffazione precisa non si può neanche effettuare un calcolo sui risparmi che l’adozione della telemedicina consente. Diversa la situazione in cui si applica la telemedicina in fase di deospedalizzazione: in tal caso, ad es. nel caso di follow up di pazienti cardiologici di cui si è parlato nel convegno, esistono dei DRG precisi e si può calcolare un risparmio che può arrivare fino al 40% dei costi, garantendo in ogni caso una buona cura dei pazienti coinvolti.

E il Fascicolo Sanitario Elettronico? Nel convegno se ne è discusso molto. Poiché il fascicolo, anche laddove presente, è ad oggi poco utilizzato, c’è chi dice che, se va bene, l’Fse nascerà vecchio e che occorrerebbe ripensare il progetto. E’ però incontrovertibile il fatto che tutte le grandi organizzazioni sanitarie internazionali private (Kaiser Permanente, Maccabi,..) fanno dell’Electronic Health Record il centro della propria rete digitale di servizi. Pertanto bisogna favorirne l’utilizzo, magari implementando una modalità di accesso all’Fs via App. Poichè 40 milioni di italiani usano uno smartphone, un utilizzo mobile, magari anche in integrazione con alcune App di largo utilizzo, potrebbe spingere l’uso dell’Fse, sia da parte degli utenti/pazienti che dei medici.

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