VENETO

E-health, Arsènal è un modello replicabile?

Il consorzio veneto è una best practice ma per la diffusione a livello nazionale servono forti sinergie. Il presidente Claudio Dario: “Il nostro punto di forza? Aver messo a fattor comune il know-how sviluppato dalle singole aziende sanitarie”

Pubblicato il 04 Nov 2014

È uno dei casi di eccellenza per i servizi di e-health in Italia, con un database per il Fascicolo sanitario elettronico del Veneto – che farà risparmiare 3 milioni all’anno – e 1,2 milioni di ricette mediche digitalizzate. Si parla di Arsenàl, il consorzio pubblico delle 23 aziende socio-sanitarie del Veneto, che con i progetti realizzati ha vinto il Premio eGov 2014: “È il centro di ricerca che “cura” la sanità digitale in Veneto e studia metodi innovativi nel settore dell’eHealth”. Alla base c’è un team multidisciplinare di 44 giovani, per l’80% donne, con un’età media di 31 anni. La convinzione, sottolineano al Consorzio, “è che le innovazioni tecnologiche non producono un vero impatto, se la loro introduzione non è accompagnata da una riorganizzazione funzionale delle organizzazioni” e dei servizi digitali.

Il Fascicolo elettronico regionale del Veneto, coordinato e realizzato da Arsènal a partire dal 2012 “rende accessibili in forma digitale i dati clinici e prevede di creare così un sistema con i servizi sviluppati, integrandoli su base regionale”. “Le prossime tappe del Fascicolo Sanitario Elettronico prevedono la conclusione del ciclo di dematerializzazione digitale delle prescrizioni, l’introduzione del Catalogo Veneto del Prescrivibile e la costituzione del nucleo minimo di documenti clinici digitali da rendere disponibili all’assistito, come in particolare referti di laboratorio e patient summary” spiega a Cor.Com, Claudio Dario, presidente e fondatore di Arsenàl, e direttore generale dell’Asl di Padova.

Attualmente il team di Arsenàl è impegnato nella digitalizzazione della ricetta rossa. “Da settembre 2014, in Veneto, il medico rilascia un promemoria su foglio bianco che riporta un codice identificativo, che garantisce la sua identità, e poi la mette in rete in forma digitale e così in collegamento in tempo reale con le farmacie, azienda sanitaria, Regione e Ministero delle finanze- spiegano al consorzio -. Per realizzarlo Arsenàl ha definito le specifiche, effettuato un test di labeling per i software delle cartelle, realizzato la formazione di oltre 5mila tra medici, pediatri e farmacisti. La ricetta digitale garantisce l’eliminazione degli errori prescrittivi ed il controllo della spesa farmaceutica e rappresenta un fondamentale tassello del Fascicolo Sanitario Elettronico dal momento che offre un primo nucleo aggregato di dati digitali dell’assistito”. Un altro servizio digitale è il referto online, che permette di risparmiare circa 120 milioni ai quasi 5 milioni di veneti che non sono più costretti a spostarsi. Da aggiungere alla riduzione della spesa per il Sistema sanitario regionale stimato in 56 milioni in 3 anni, in risorse umane reimpiegabili, e carta non consumata. Il referto online, inoltre, riduce anche i tempi di refertazione (-61%). In Veneto il 60% dei referti è scaricato online (6 milioni su circa 10 milioni di referti di laboratorio prodotti ogni anno). Ed è significativo anche il servizio di telemonitoraggio dei pazienti affetti dalle principali patologie croniche, che collega 34 ospedali periferici con 7 centri di riferimento, e durante la sua attività sono stati realizzati 3.181 “teleconsulti” che hanno garantito la riduzione del 84% i trasporti da un ospedale all’altro. Il progetto ha consentito inoltre, la sperimentazione della rete per l’ictus ischemico.

“Il modello Arsenàl può essere replicabile a livello nazionale, e in altri contesti regionali, a patto che si possano creare determinate condizioni di sinergia da un lato con le aziende sociosanitarie e dall’altro con la Regione – spiega il presidente –. I punti di forza della nostra esperienza stanno nell’avere messo a fattore comune il know how sviluppato dalle singole aziende sociosanitarie e ospedaliere del Veneto, convergendo verso standard organizzativi e tecnologici di interoperabilità a respiro internazionale. Grazie a ciò il consorzio è divenuto soggetto di riferimento nel project management trasversale, rispondendo alle esigenze di supporto delle singole aziende e a quelle di riorganizzazione ed efficacia della Regione. Penso, quindi, che il modello possa essere applicato a livello nazionale a condizione che vi sia una stretta collaborazione con la Regione: da un lato nella programmazione e nel controllo e, dall’altro nel supporto al raggiungimento degli obiettivi dentro le aziende. Elementi che rappresentano le peculiarità della nostra esperienza”.

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