POST COVID-19

Sanità, si apre l’era della “tecnosalute”. Ma servirà un ripensamento organizzativo

La pandemia ha fatto emergere i ritardi dell’Italia sull’e-health. Investire non è più procrastinabile. Barillaro (Policlinico Gemelli): “Serve una rete di assistenza dove la tecnologia viene messa a servizio della tutela dei pazienti, soprattutto di quelli più fragili”

Pubblicato il 25 Giu 2020

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L’inaspettato arrivo dell’emergenza Covid-19 ha messo in evidenza la mancanza di una Rete informatica che permettesse al comparto salute e soprattutto al medico di gestire in modo  adeguato il paziente a domicilio e molte Regioni hanno dovuto sperimentare e implementare la tecnologia. A fine pandemia, l’utilizzo della sanità digitale dovrà diventare la normalità ma,perché ciò avvenga, sarà necessario un ripensamento dell’organizzazione sanitaria, soprattutto quella territoriale.

Sono queste le conclusioni del talk webinar “Buona SAlute”, organizzato da Mondosanità, in collaborazione con Officina Motore Sanità ed Eurocomunicazione, con il contributo di Vree Health.

“La pandemia da Covid-19 ha posto numerose sfide sanitarie. La necessità di gestire i pazienti in isolamento/quarantena e la riorganizzazione delle attività sanitarie alla luce delle norme  di distanziamento sociale hanno fatto emergere l’urgenza di integrare nell’ambito del percorso di cura dei pazienti nuove strategie tecnologiche per la valutazione, il monitoraggio e il  trattamento dei pazienti anche a distanza –ha spiegato Christian Barillaro, Direttore Uoc Cure Palliative e Continuità Assistenziale Policlinico Universitario Agostino Gemelli –  L’utilizzo della tecnologia digitale ha dimostrato enormi potenzialità nel garantire il processo di continuità di cura dei pazienti nel contesto logisticamente migliore: il domicilio. Gran parte della popolazione, per motivi differenti di salute, come ad esempio gli anziani multi-morbidi, soggetti con limitazioni funzionali, o pazienti per cui è necessario un monitoraggio di parametri vitali, possono beneficiare di un controllo attivo da remoto che decentralizza le cure dall’ospedale e permette presa in carico continuativa del paziente.

Urge, secondo l’esperto, la nascita di un servizio di “tecnosalute” ad ampio raggio, in cui la tecnologia viene messa a servizio della tutela della salute globale dei pazienti, soprattutto di quelli più fragili.

Per Salvatore Di Somma Professore di Medicina d’Urgenza Università La Sapienza di Roma Responsabile progetto Emergenze Territoriali e Telemedicina ASL di Latina, “la necessità sempre maggiore di individuare i soggetti a rischio di riacutizzazioni da malattie croniche prima che la situazione clinica diventi più grave per evitare l’ospedalizzazione rappresenta l’obbiettivo principale della futura implementazione della Medicina Territoriale”.

“ In tali soggetti – ha puntualizzato – un adeguato monitoraggio territoriale a casa con sistemi di telemedicina può di fatto aiutare a prevenire complicazioni acute e quindi assicurare il mantenimento di uno stato clinico stabile, determinando minore necessità di ricorso al Pronto Soccorso. Il bisogno di monitorare a casa pazienti positivi al Covid 19 con sintomi non gravi e per i quali l’ospedalizzazione in fase iniziale era possibilmente da evitare, ci ha indotti presso l’ASL di  Latina a sperimentare un’innovativa metodologia di telemedicina domiciliare che attraverso una centrale di monitoraggio attiva 24 ore al giorno per 7 giorni e gestita da personale infermieristico permetteva di ricevere dati clinici e parametri obbiettivi di Saturazione di Ossigeno, Frequenza Cardiaca e respiratoria e temperatura corporea raccolti dal paziente due  volte al giorno mediante un sistema di ricezione trasmissione dati. Grazie alla supervisione contemporanea del Medico curante e di specialisti Pneumologici da remoto dei dati clinici,  il paziente veniva costantemente monitorato a casa assicurandone la stabilità clinica”.

Nel periodo dal 28 marzo al 18 giugno sono stati monitorati in telemedicina a casa 228 pazienti  Covid-19 Positivi presso l’ASL di Latina e ricoverati in via preventiva il 10% degli stessi sulla base di precoci alterazioni dei parametri monitorati, evitando il ricorso a ricoveri tardivi in  Terapia intensiva con beneficio degli stessi pazienti che sono tutti poi guariti in reparti di normale degenza ospedaliera. Tutti gli altri soggetti tenuti casa sono stati invece dichiarati  guariti dopo un tempo di monitoraggio medio domiciliare in sicurezza di circa 21 giorni.

“Tale esperienza di telemedicina domiciliare potrà rappresentare in futuro una valida alternativa al ricovero ospedaliero per situazioni cliniche a rischio, come ad esempio lo scompenso cardiaco o la Bpco con benefico del paziente e dei costi della sanità pubblica”, ha concluso Di Somma.

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