L'INIZIATIVA

Le Web-Tech battezzano Covidnearyou.org, la piattaforma anti-contagio

Nata su idea di Prem Ramaswami, Head of Product dei Sidewalk Labs di Alphabet, è stata sviluppata da un team di trenta volontari. In campo Amazon, Apple e Google. Si punta a raccogliere i dati di almeno 100mila utenti per aiutare il sistema sanitario ad affrontare l’emergenza Coronavirus

Pubblicato il 24 Mar 2020

coronavirus

Un gruppo di trenta volontari provenienti da aziende tecnologiche del calibro di Apple, Amazon e Alphabet ha creato un sito web chiamato “covidnearyou” che mira a tracciare il coronavirus mentre si diffonde. E l’ha fatto in tempi record: meno di una settimana. L’idea è nata dopo che Prem Ramaswami, Head of Product dei Sidewalk Labs di Alphabet, e sua moglie, hanno iniziato a manifestare sintomi da contagio. Quando ha cercato di ottenere un test per il coronavirus, il suo medico gli ha detto che non sarebbe stato possibile. Secondo Ramaswami, gli è stato negato l’accesso al test perché non era stato in contatto con nessuno che fosse risultato positivo.

Eccom come è nato e si è sviluppato il progetto

Ramaswami, che in precedenza aveva lavorato a progetti dedicati al mondo sanitario presso Google, si è quindi chiesto come avrebbe potuto aiutare altre persone che si trovavano nella medesima situazione. Quindi si è messo in contatto con John Brownstein, un epidemiologo e responsabile dell’innovazione presso l’ospedale pediatrico di Boston, per offrirsi come volontario. Brownstein, d’altra parte, è noto nel settore delle tecnologie digitali in quanto è stato per anni consulente di aziende come Google e Uber su progetti di salute pubblica, tra cui il progetto Flu di Google, che ha monitorato la diffusione dell’influenza.

Al telefono, riporta Cnbc, Brownstein ha informato Ramaswami dell’esistenza di un sito web che era già stato avviato per monitorare l’influenza, chiamato “flunearyou”. I due hanno così deciso di cooptare la tecnologia sottostante per un migliore monitoraggio del Covid-19, sviluppando “covidnearyou” e coinvolgendo amici e conoscenti che lavorano in Apple, Amazon, MongoDb, CloudFlare, Alphabet e altre società tecnologiche per realizzare il sito sul piano tecnico, ma rimandando agli esperti di salute pubblica la creazione dei contenuti.

Dopo una settimana di lavoro, il team, che comprende designer, ingegneri e esperti di marketing, è ora pronto per andare in diretta con covidnearyou.org. Il progetto sta coinvolgendo persone dislocate in tutti gli Stati Uniti affinché condividano con la piattaforma notizie riguardanti i sintomi riscontrati e alcune informazioni demografiche.

L’obiettivo del progetto: raggiungere 100 mila utenti

Se la piattaforma riesce ad accorpare abbastanza persone – e l’obiettivo è raggiungere 100 mila utenti – dovrebbe risultare più semplice colmare alcune lacune nei rapporti sul contagio determinati dalla scarsa disponibilità dei tamponi. “Senza test diffusi, non abbiamo un quadro chiaro di dove sia la malattia”, ha spiegato Brownstein. “Stiamo praticamente volando alla cieca”.

Alle persone sane che partecipano viene chiesto di compilare informazioni su genere, età e localizzazione e se hanno ricevuto un vaccino antinfluenzale, se hanno viaggiato di recente e se sono stati in diretto contatto con qualcuno a cui è stato diagnosticato Covid-19. Il sito include anche una mappa dei vari stati e mostra dove si trovano i focolai. Coloro che si sentono male sono invitati a descrivere i sintomi sperimentati tipici dell’infezione da coronavirus, come febbre, tosse o respiro corto.

Nelle future release del sito, il team prevede di aggiungere più sintomi mentre i professionisti medici forniranno maggiori informazioni sul coronavirus. Per esempio, alcuni medici sostengono che anche i disturbi digestivi e la diminuzione del senso olfattivo dovrebbero essere aggiunti all’elenco, insieme a febbre e problemi respiratori.

“Attualmente, circa 10 mila persone hanno condiviso il proprio stato di salute a covidnearyou”, ha detto Brownstein, “e la maggior parte di loro è in buona salute”. Se l’utilizzo continua a crescere, il medico ritiene che il dataset così costituito sarà abbastanza grande da essere utile ai funzionari della sanità pubblica.

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