Francesco Caio: “Agenda digitale è vera riforma dello Stato”

Il commissario: “Dall’attuazione del piano forti risparmi di spesa e maggiori opportunità di occupazione”. Fatturazione elettronica: “Vantaggi economici per 8-10 miliardi”

Pubblicato il 10 Feb 2014

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“L’attuazione dell’Agenda digitale è la rifoma dello Stato”. Lo dichiara in un’intervista a Il Messaggero, il Commissario per l’attuazione dell’Agenda digitale, Francesco Caio, aggiungendo che “da qui arriveranno forti risparmi di spesa e opportunità di occupazione”.

Si può legittimamente parlare di “missione compiuta”, ora che le risorse e lo statuto per l‘Agenda digitale hanno ottenuto il placet ufficiale dal Governo. Mr Agenda digitale mostra un “moderato ottimismo” sul futuro della rete spiegando che “da qui si parte per trasformare l’amministrazione pubblica da fardello per imprese e cittadini, a fattore di competitività per il Paese”. “Penso che il lavoro sia ben avviato – prosegue – e che l’Italia ora possa fare un vero salto di qualità. Nel percorso della spending review un passaggio fondamentale sarà la fatturazione elettronica: diventerà il meccanismo principe nella gestione della spesa dello Stato anche per superare le incertezze sui pagamenti”.

Tra i benefici concreti che si potranno attendere “in questo campo – aggiunge – ha senso darsi un orizzonte di 12-18 mesi quando la fatturazione elettronica si estenderà a Regioni e Comuni. Allora si che i vantaggi saranno più consistenti: 8-10 miliardi di minori costi della macchina pubblica nel 2016-15 includendo anche i pagamenti elettronici e il fascicolo sanitario elettronico in fase di decretazione”, conclude.

Il colpo di acceleratore è arrivato la scorsa settimana con il via libera della Corte dei Conti allo stayuto dell’Agenzia per l’Italia digitale.

Lo statuto prevede infatti un comitato di indirizzo formato da un rappresentante del Mise, uno del Miur e uno del ministero della Funzione Pubblica, insieme a due rappresentante della Conferenza delle Regioni e del Tavolo permanente per l’Innovazione e presieduto da un rappresentante della Presidenza del Consiglio. La decisione di affidare la presidenza del Comitato a Palazzo Chigi mostra, dunque, tutta la volontà di Letta di accentrare la governance. Stesso discorso per il direttore dell’Agenzia, che come si legge nel testo, è “responsabile della gestione e attuazione delle direttive impartite dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un ministro da lui delegato”.

Per quanto riguarda il numero dei dipendenti – una delle note dolenti che ha fatto rimpallare lo statuto tra Palazzo Chigi e la Corte dei Conti – è di 130 unità, 20 in meno rispetto alle 150 della prima versione del provvedimento. Proprio l’elevato numero degli addetti aveva fatto storcere la bocca alla magistratura contabile che riteneva la spesa troppo esosae aveva rimandato il testo al governo. Il taglio dei dirigenti previsto è dunque in linea con la spending review avviata nella PA.

L’approvazione definitiva dello Statuto dell’Agenzia per l’Italia Digitale segna un passaggio importante per l’attuazione dell’Agenda Digitale Italiana definendo un processo di governance chiaro e stabile nell’azione dell’Agenzia e nell’indirizzo strategico della Presidenza del Consiglio – spiega Letta in una nota – Già da mesi l’Agenzia è attiva e impegnata nell’attuazione delle priorità definite dalla Presidenza del Consiglio per l’Agenda Digitale”.

“Con la registrazione da parte della Corte dei Conti dello Statuto e del decreto di trasferimento delle risorse – diceva Letta all’indomani della registrazione – si porta a compimento la fase di avvio del programma dell’Agenda Digitale e si formalizza l’assetto istituzionale per la sua attuazione”. Per il funzionamento di Agid sono state trasferiti circa 15 milioni di euro che erano in pancia agli enti soppressi: circa 10 milioni in DigitPA e circa 5 nell’Agenzia per l’Innovazione.

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