L'INTERVISTA

Italia digitale, Ferrara: “Collaborazione pubblico-privato per dare sprint al Pnrr”

Il presidente di AssoRtd: “Il Paese ha le carte in regola per raggiungere gli obiettivi di innovazione delineati dal Piano, ma aziende e amministrazioni devono fare fronte comune”. Parola d’ordine: semplificazione

Pubblicato il 29 Nov 2021

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La PA italiana ha le carte in regola per vincere la sfida digitale lanciata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza a patto che si mettano a valore le competenze cresciute lì e si lavori per accrescerle e inserirne anche di nuove. Ne è convinto Fabio Giuseppe Ferrara, presidente di AssoRtd, l’associazione che raccoglie i responsabili per la transizione digitale (Rtd) di enti pubblici ed aziende private.

La PA si accinge a scendere nella partita Pnrr: ha le carte in regola?

Penso che le continue critiche all’approccio della pubblica amministrazione e alle storiche carenze nell’ambito della digitalizzazione, affonda le sue radici storiche almeno dalla visione del professor Bassanini.  Nella sua funzione di ministro non si può non riconoscere i grandi meriti nell’attuare iniziative che avevano un approccio che per i tempi erano assolutamente controtendenza rispetto all’approccio di buona parte dei funzionari e dei dipendenti statali, attenti soltanto a un superficiale rispetto delle norme nei confronti del bene e dell’interesse del cittadino. Ricordiamo come sotto Bassanini fu introdotto per la prima volta in Italia lo strumento della firma digitale e quello della carta elettronica. A mio parere il fondamentale merito di Bassanini fu di presagire come la non materializzazione dei dati che avevano sempre viaggiato ed erano sempre stati certificati su supporto stampato, sarebbe stata la vera rivoluzione epocale degli anni successivi. Nonostante tutto, e nonostante i programmi da lui fortemente voluti riguardo al decentramento amministrativo, verranno comunque richiesti lo stesso da qualche funzionario troppo “zelante”.

Quindi stavolta, anche grazie al Pnrr, l’Italia digitale si farà a suo avviso?

La normativa vigente ed i 25 anni di sfide riguardo le tematiche inerenti tutti gli aspetti della digitalizzazione, sono stati e sono  un’incredibile palestra per il mondo privato che ha raggiunto vette di assoluta eccellenza. Il tema fondamentale credo sia quello di riuscire a valorizzare nel modo corretto le competenze a tutti i livelli d’interlocuzione, facendole combaciare soprattutto con la necessità di semplificazione di cui necessita l’ambito pubblico: il suo compito è quello di prendere tutto quanto di buono e disponibile sul mercato, senza sottopagare, svalorizzare o fare promesse che non possono essere mantenute come spesso accade. Le competenze sono complesse da acquisire e da mantenere: generano valore a chi le detiene ma soprattutto a chi le può correttamente utilizzare. Questo valore non può non avere flussi costanti biunivoci e non può essere non preso in considerazione dalle amministrazioni.

Però è innegabile che in Italia ci sia un problema competenze come anche rilevato dall’ultimo indice Desi…

Purtroppo questo è uno dei temi più speciosi che affliggono non soltanto la pubblica amministrazione ma, in molti casi, anche l’imprenditoria privata, seppur in misura minore. Ecco perché serve accompagnare, formare e generare competenze. Tutte queste attività che toccano le varie argomentazioni e che ineriscono soprattutto le competenze digitali, devono essere portate avanti anche attraverso le iscrizioni affinché coinvolgano tanto gli enti di certificazione accreditati quanto l’ente nazionale di accreditamento e le autorità preposte al presidio nella digitalizzazione.

Che input può arrivare dalle imprese private?

Soltanto un approccio condiviso e sinergico tra pubblico e privato possa determinare un risultato di lungo periodo e di alta qualità. Ritengo che imprese e PA debbano muoversi nello stesso verso senza continuare a ragionare solo ed esclusivamente pro domo loro.

AssoRtd è nata di recente. Con che obiettivi nasce l’associazione?

AssoRtd nasce con lo scopo di tutelare e rappresentare soprattutto due parti pubblico e privato in una sinergia biunivoca. Sono estremamente vicine ed in molti casi si sovrappongono soprattutto nell’interesse della cittadinanza ancor prima che dello Stato. Lo scopo primario è quello di tutelare interessi anche di funzione di quelli che sono definiti, appunto, come responsabili per la transizione al digitale che è una figura normata dal nostro codice dell’amministrazione digitale. Oltre a ciò l’associazione si propone di rappresentare e tutelare anche gli interessi sociali professionali e perché no, economici delle imprese e degli operatori del settore professionale che afferisce alla transizione al Digitale. Queste due componenti rappresentano in toto un’unica filiera nell’ambito dei servizi dei sistemi e delle tecnologie che ineriscono alla relazione tra cittadini, clienti, pubblica amministrazione e aziende. Il tutto visto come un unicum senza alcuna soluzione di continuità. Senza voler fare alcuna retorica, credo fermamente che non sia il momento storico per potersi soffermare a fare ciò. credo che la visione di insieme di tutto quanto sia l’unico approccio virtuoso utilizzabile per dare una corretta accelerazione a quest’epoca di transizioni violente ed inaspettate.

Che attività avete messo in campo?

In questo momento l’associazione sta tessendo, mediante rapporti consolidati da molti anni di presenza ed esperienza a vario livello nel settore trasversale della digitalizzazione, accordi di partenariato e di condivisione dei propri intenti con vari player associativi, della società civile e del mercato in tutte le sue sfaccettature.

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