Mochi Sismondi: “Riforma PA epocale, governo sia pronto a difenderla”

Al via il 27 maggio l’edizione 2014 di Forum PA. Riflettori puntati sul “piano” Renzi. Il presidente: “La strategia del premier poggia su pilastri esplosivi. Scateneranno vere tempeste. Ma vanno sostenuti perché abilitano la nuova PA che genera sviluppo e benessere”

Pubblicato il 26 Mag 2014

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La prima sensazione sulla riforma della PA di Renzi e Madia, è di abbondanza. Tre grandi linee di azione a loro volta suddivise in 44 futuri provvedimenti, molti dei quali necessiteranno a loro volta di più strumenti normativi. Come sempre, quando l’elenco delle cose diventa così lungo, il rischio è di mettere sullo stesso piano cose di diverso rilievo e di affiancare svolte storiche con provvedimenti di limitata valenza o con reiterazioni retoriche di principi già più volte normati, per cui servirebbe solo far rispettare le leggi.

Vanno quindi evidenziati i pilastri fortemente innovativi che, a mio parere, sono tre, tre sole leve che però bastano a rivoltare la PA come un calzino:

1. Il primo pilastro in ordine di importanza è la riforma della dirigenza. Dalle scarne parole del documento si possono evidenziare tre novità:

• Si passa da una carriera per fasce, ovvero per posizioni, ad una carriera per incarichi a termine di cui deve essere possibile valutare ogni volta i risultati; che dire? Basterebbe solo questo per parlare di riforma epocale.

• Con il ritorno al ruolo unico si mettono le basi per un vero mercato delle competenze e delle professionalità, potenzialmente competitivo, che quindi possa mirare ad un matching continuo tra competenze e necessità.

• In ultimo quello forse più importante in assoluto, il ripensamento del paradigma della valutazione. Non è banale e il documento gli riserva solo un accenno, anche se sia Renzi sia Madia ne hanno poi parlato in conferenza stampa. Ci si propone di valutare l’operato della dirigenza sulla base degli outcome: l’andamento dell’economia dice il testo, ma credo che sarà necessario individuare poi precisi indicatori di impatto per ciascuna policy. Il passaggio dalla valutazione per output (pure molto lacunosa in questi anni) alla valutazione per outcome si iscrive sia nella logica aziendale per cui il board di direzione di un’azienda non prende premi se l’azienda va male, sia nella nuova importanza da dare alla dirigenza nell’elaborare le politiche e quindi nella responsabilità sui risultati in termini di cambiamenti percepiti.

2. Il secondo pilastro è quello del ripensamento della geografia delle amministrazioni e la riduzione degli organismi. Qui già moltissimo è stato detto e pochissimo è stato fatto. Lo slogan “mille enti in meno, diecimila giovani laureati in più”, lanciato da Forum PA, appare perfettamente raggiungibile, anzi molto prudenziale, e in sintonia con l’obiettivo di tagliare prefetture, sedi territoriali delle amministrazioni centrali e regionali, moltitudini di aziende partecipate, enti ormai non più necessari. Se nel primo punto o sforzo va chiesto alla dirigenza, qui è alla politica che è necessario chiedere un passo indietro.

3. Il terzo pilastro è relativo alla trasparenza. Qui si introduce in una riga di testo un obiettivo enormemente coraggioso: far diventare “Opendata” il sistema Siope che è il sistema di rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti effettuati da tutte le amministrazioni. Renderlo aperto veramente (ora possono accedervi solo gli stretti addetti ai lavori) vuol dire avere tutta la PA di vetro, con tutti i suoi processi, le sue spese, i suoi pagamenti.

Tre pilastri quindi e tre soggetti interessati: la dirigenza pubblica, la politica, i cittadini.

A questi fanno da contorno anche molte reiterazioni di norme già esistenti, dalla mobilità obbligatoria alla semplificazione della modulistica, dall’interoperabilità delle banche dati, per cui non val la pena neanche di elencare tutte le volte che è stata normata, all’agevolazione del part-time o alle azioni per la conciliazione.

Molti altri punti sono importanti ma, seppure alcuni siano rivoluzionari, mi paiono decisamente “minori” rispetto ai tre elencati. È su questi che il Governo non dovrà mollare, pur nella tempesta che si scatenerà, perché è su questi che potrà ricostruire, insieme a cittadini, dipendenti pubblici e politica, quella nuova PA che abilita sviluppo e promuove benessere.

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