LO STUDIO

PA Social traccia l’identikit dei social media manager pubblici: “Riformare la legge 150”

Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale: nel 2020 aumenta del 59% il lavoro svolto sulle piattaforme online per gli enti pubblici. Dadone e Azzolina: “Serve un nuovo quadro normativo di riferimento”

Pubblicato il 20 Ott 2020

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E’ assunto a tempo indeterminato nel 41% dei casi, ha una diploma superiore nel 59%, un’età media di 35-44 anni. Sono questi i tratti caratteristici dei 9.500 professionisti che lavorano come social media manager per 4 su 5 PA italiane. Si tratta di social media manager, esperti di comunicazione e informazione digitale, giornalisti, comunicatori pubblici. L’identikit, tracciato dalla ricerca condotta dall’Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale, è stato presentato nel corso degli Stati Generali della nuova comunicazione pubblica di PA Social (promossi dall’Associazione PA Social) che ha centrato il focus 2020 sulla riforma della legge 150 per la valorizzazione dei nuovi ruoli professionali nel pubblico.

Stando allo studio il 2020 ha registrato un’impennata del lavoro fatto sulle piattaforme digitali, con un aumento del 59% contro il 15% delle utility. Incremento evidente anche sul fronte delle interazioni dirette con i cittadini, pari al 52% per la PA, al 21% per le utility.

Il 78% delle PA ha nell’organico una figura addetta alla gestione delle pagine social, dato che sale al 79% nelle utilities. “Numeri questi – si legge in una nota – che testimoniano ancora di più la necessità di arrivare presto a definire la riforma della legge 150 in modo da avere un quadro normativo di riferimento che aiuti non solo chi già svolge questo mestiere con passione e competenza, ma anche chi sta iniziando ora il proprio percorso personale”.

Dove comunica la PA digitale

In particolare, la presenza della PA su web si svolge al 96% sui siti istituzionali, al 76% su Facebook, al 43% sui blog, al 35% su Twitter, al 33% su Youtube. Nel 70% dei casi gli specialisti sono esperti di comunicazione digitale (non iscritti a albi specifici), il 6% giornalisti professionisti. Svolgono la funzione impiegati (al 43%), addetti alla comunicazione (14%), responsabili della comunicazione (29%), informatici (4%), capo uffici stampa (10%).

“La riforma della comunicazione pubblica rappresenta uno strumento molto importante – dice Fabiana Dadone, ministra per la PA – Quando parlo di ‘PA in uno smartphone’, penso anche all’utilizzo massivo che ciascuno di noi fa di internet e dei social media in ogni momento della giornata. Le amministrazioni devono farsi trovare pronte in questo mondo, devono essere reattive, capaci di dare informazioni tempestive e di qualità”.

La revisione della legge 150 punta a rendere la comunicazione pubblica “sempre più veloce, trasparente, digitale – dice Lucia Azzolina, ministra dell’Istruzione -. È un lavoro importante, che condivido e che va fatto. La legge del 2000 ha fatto il suo tempo. Oggi viviamo in un mondo molto diverso, abbiamo strumenti nuovi per poter comunicare meglio e con più frequenza  con i cittadini. Dobbiamo farlo. Seguirò e sosterrò questo percorso. Nella PA c’è grande voglia di cambiamento, di digitalizzazione, c’è il desiderio di offrire servizi sempre migliori ai cittadini”.

PA e comunicazione: via alla Fase 3

“Il mondo della comunicazione e informazione digitale è sempre più ampio – dice il presidente di PA Social Francesco Di Costanzo – e ha bisogno di un riconoscimento e di essere parte integrante, strutturale, dell’organizzazione della nostra pubblica amministrazione. Continuiamo a lavorare con convinzione sulla centralità delle competenze, l’integrazione delle professionalità, un nuovo modello organizzativo. L’obiettivo è sempre comunicazione, informazione, servizi di qualità al cittadino. Per farlo dobbiamo rendere più forte e più centrale chi già oggi fa uno straordinario lavoro e non ha un riconoscimento adeguato e chi ha l’ambizione di fare mestiere in futuro, con percorsi di studi, di formazione e professionali chiari e di qualità”.

“È iniziata la fase 3 nel rapporto tra PA e comunicazione digitale. Dopo la nascita dei profili social e la successiva fase dedicata alla qualità dei contenuti, adesso una quota importante delle PA italiane ha scelto di dotarsi di un social media manager, un professionista dedicato esclusivamente alla comunicazione digitale. Cresce anche l’attenzione alla comunicazione in tempo reale: nella metà dei casi, le PA rispondono in diretta alle richieste che ricevono dai cittadini su social network e chat – commenta Livio Gigliuto, Vp Istituto Piepoli e Direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale – Con quelli che stimiamo in circa 9500 professionisti, la Pubblica Amministrazione viene incontro alle richieste dei cittadini che vogliono parlare direttamente con ospedali, Comuni e aziende che gestiscono servizi essenziali come la mobilità o i rifiuti”.

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