VERSO IL CONSIGLIO UE

Palmieri: “Agenda digitale, governo in ritardo: vari i decreti attuativi”

Il deputato Pdl e responsabile Innovazione: “Bene il piano Caio, ma bisogna accelerare sui provvedimenti già in cantiere per mettere a sistema quanto fatto”

Pubblicato il 10 Ott 2013

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“Il prossimo Consiglio europeo sarà l’occasione giusta per presentare la strategie che il governo ha elaborato per l’Agenda digitale, a partire dai tre progetti prioritari identificati da Francesco Caio”. Lo dice al Corriere delle Comunicazioni, Antonio Palmieri, deputato Pdl e responsabile Innovazione del partito, in vista del primo summit dei ministri Ue sul tema dell’economia digitale, in programma a Bruxelles il 24 e il 25 ottobre.

L’Italia è indietro sull’attuazione dell’Agenda. Crede sia sufficiente presentare al Consiglio la nuova strategia per rassicurare la Ue sul fatto che ci stiamo rimboccando le maniche?

I progetti individuati – anagrafe unica, identità digitale, fatturazione elettronica – sono la chiave per rilanciare l’Agenda. Per cui dico che, sì, è da lì che si deve iniziare. Detto questo è innegabile che sia necessario anche presentare altro e mi riferisco alle cose già fatte dal 2001 ad oggi, soprattutto sul versante della PA digitale. Non dimentichiamo che nel 2010 la stessa Unione europea aveva collocato l’Italia al primo posto della classifica sulla diffusione dei servizi di e-gov. In questo senso, il Consiglio è l’occasione per verificare la reale consistenza di quei servizi a tre anni di distanza e come quella qualità, riconosciuta dalle istituzioni comunitarie, possa rappresentare un vantaggio competitivo per il raggiungimento degli obiettivi digitali.

Però andare in Europa con un’Agenda al palo per mancanza di decreti attuativi è rischioso non crede?

Certamente. È stato un errore non accelerare sul varo di quei decreti. Mi auguro che a Bruxelles il governo italiano prenda un impegno formale su questo aspetto, altrimenti qualunque promessa di rilancio digitale – temo – sarà vana.

L’Agenda digitale italiana non contempla l’e-commerce che invece Bruxelles considera una leva di sviluppo…

Anche questo rappresenta uno svantaggio per il nostro Paese, che vive di esportazioni. Non escludo, però, che il confronto con gli altri ministri europei possa portare “convincere” il governo a puntare di più sul commercio elettronico. Da parte mia posso dire che sto lavorando a una proposta di legge che avrò cura di affinare dopo aver analizzato l’esito del Consiglio europeo. A questo proposito approfitto per lanciare una proposta al premier Letta.

Quale?

Credo sia importante, soprattutto dopo un vertice così delicato per il futuro dell’Unione europea, organizzare in Italia un momento di incontro e riflessione sull’Agenda digitale, invitando i media, i player di settore e le istituzioni. Sarebbe uno spazio di confronto prezioso dove finalmente mettere sul tavolo temi, problemi e soluzioni condivise riguardanti un settore anti-ciclico come l’economia digitale.

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