La Pec di Brunetta alla prova call center comunali? Fa acqua. Nei
Comuni la Pec l’hanno sentita nominare. Ma in linea di massima,
concretamente, le direttive interne per usarla sono ancora in alto
mare. E in ogni caso, le risposte sullo stato di avanzamento della
posta elettronica certificata nella comunicazione con i cittadini
sono sempre diverse, da Comune a Comune.
La posta elettronica certificata, che nelle intenzioni del ministro
Brunetta dovrebbe abbattere le barriere fra cittadini e pubblica
amministrazione, abbattendo le file allo sportello ed eliminando
l’obbligo di affidarsi alla classica raccomandata con avviso di
ritorno per parlare con la PA, è ancora di fatto una chimera.
A Roma e Milano la Pec non solo è conosciuta, ma gli operatori che
rispondono al telefono cercano anche di mettere l’utente in
condizione di usarla. Allo 060606 l’operatrice del call center
capitolino risponde cortese e ti spiega cosa devi fare per chiedere
un certificato online attraverso il sito del Comune
(www.comune.roma.it), accedendo ai servizi online. Non è
esattamente la Pec, ma il certificato di nascita di tuo figlio, ad
esempio, lo puoi richiedere così, via Internet. La modulistica
c’è. Sui tempi di consegna, i primi scricchiolii e nessuna
certezza. “Ci vuole almeno una settimana – dice l’operatrice –
Però, se è urgente, è meglio andare direttamente allo sportello
in Municipio, per sicurezza”, ammette l’operatrice. Ma
l’indirizzo anagraferoma@postacertificata.gov.it esiste, è
attivo da maggio, e consente di accedere a tutti i servizi
anagrafici del Comune di Roma, tra cui tra cui nascita, matrimonio,
residenza.
Allo 020202 del Comune di Milano la Pec è un concetto più
nebuloso che sotto il Cupolone: la richiesta di certificato viene
inserita dall’operatrice nel cervellone elettronico meneghino,
con la promessa che “un operatore la ricontatterà più avanti,
martedì, per farle sapere se si può fare”. La parola la
mantengono, ma la Pec non è il canale designato per ottenere il
pezzo di carta.
Al centralino del comune di Torino nebbia fitta: “La Pec? Ah sì,
l’ho già sentita, ma qui non funziona la stampante”,
rispondono confusi a telefono, aggiungendo che “il servizio è
stato istituito, ma non funziona ancora”. All’Anagrafe
centrale, sotto la Mole Antonelliana, dicono che per il momento non
sono state diramate le direttive interne per il trattamento delle
richieste di certificati che arrivano via Pec. Agli sportelli
dell’Anagrafe non sanno nulla della Pec, però per accedere ai
servizi online del Comune i cittadini possono iscriversi a
“Torino Facile”. Ma ci vuole un po’ di tempo per
l’attivazione.
Al call center di Firenze (055055) rispondono che sì, la Pec la
conoscono, ma che non si può ancora usare. Per chiedere un
certificato anagrafico a Firenze, si può telefonare ad un numero
ma la comunicazione certificata con i diversi uffici avviene
soltanto per corrispondenza.
A Verona la Pec la conoscono bene e la usano già. Peccato che
funzioni a senso unico: il cittadino munito di Pec può comunicare
online le sue richieste agli uffici del comune scaligero, però poi
il certificato richiesto non te lo mandano online. Sei tu cittadino
che devi andare di persona, allo sportello del Comune, a ritirarlo
fisicamente, anche se la domanda l’hai fatta via Internet secondo
tutti i crismi. Nella homepage del sito del Comune di Verona il
recapito Pec c’è, vicino al numero di telefono e
all’indirizzo. La richiesta di certificati anagrafici si può
fare anche tramite i servizi online del provider Teseo.
Anche sul sito di Torino e di Firenze (dove la Pec non si usa
ancora) ci sono le caselle di posta elettronica certificate del
comune.
A Palermo della Pec di Brunetta non ne sanno niente: è venerdì
pomeriggio e gli uffici sono vuoti in vista del ponte dei morti.
Stessa situazione a Bari, dove, secondo il centralinista, “i
baresi la Pec non sanno cosa sia, il Comune non si è ancora
attrezzato. Richiami martedì mattina, che le passo qualcuno
dell’ufficio semplificazione che le sa dire qualcosa”. Al
Comune di Genova al centralino non risponde nessuno. La Pec però
ce l’hanno sul sito, a Genova, con rimando ad un link delle
Poste. A Napoli l’operatore del call center è irraggiungibile,
la musichetta per non perdere la posizione acquisita non finisce
mai ma sul sito c’è un link all’indirizzo Pec del Comune
partenopeo.