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Pec, le imprese frenate dalla PA

Cresce il numero di aziende in regola, ma non decolla l’uso della posta elettronica certificata. Mancano i servizi. A quota 1,8 milioni le caselle comunicate al Registro Imprese in vista della scadenza del 30 giugno

Pubblicato il 18 Giu 2012

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Oltre 1 milione e 800mila caselle di Posta elettronica certificata. Sono quelle attivate dalle aziende e comunicate al Registro Imprese alla fine di aprile, in vista della scadenza del 30 giugno data oltre la quale non sarà più possibile comunicare con PA e Camere di Commercio se non per via telematica. Si è dunque molto vicini al raggiungimento dei 2 milioni e 600mila che rappresenta il totale delle società iscritte al Registro. Un dato questo che però non racconta tutto sul fenomeno Pec. Come rileva infatti Assocertificatori, l’associazione di fornitori di caselle certificate, pur essendo in costante aumento del numero di aziende digitalizzate, lo stesso non si può dire di quelle che utilizzano effettivamente questo strumento.

“Sul piano generale – spiega l’associazione – la causa del basso livello di utilizzo replica quello di Post@ Certificata (la casella realizzata da Poste Italiane e Telecom Italia assegnata gratuitamente ai cittadini che ne facciano richiesta ndr) – Si tratta di uno strumento con cui, diciamolo pure, non ci si può fare nulla”. In altre parole ci si riferisce ala fatto che la Pec si limita a funzionare come raccomanda A/R, ma non come veicolo di servizi a valore aggiunto per utenti privati e business.

La colpa sarebbe dell’amministrazione che, sia a livello centrale sia periferico, si è dotata di una e-mail certificata senza però trasferire la comunicazione e l’erogazione dei servizi dallo sportello alla Rete. E proprio questa carenza avrebbe portato le imprese a dotarsi, sì, di una e-mail certificata ma di tipo standard ovvero senza prestazioni aggiuntive, che serve a dimostrare al legislatore che ci si è adeguati.

Poi però quelle caselle non vengono usate né in uscita, verso la PA, né in entrata, dalla PA, che si affida ancora alla raccomandata.

Nonostante questa malcelata indifferenza, però, qualcosa nel mondo imprenditoriale – almeno a livello di associazioni – si sta muovendo. Ne sono un esempio le iniziative messe in campo dalla Confederazione nazionale artigiani (Cna) che lavora fianco a fianco delle società, specie quelle di dimensioni ridotte, e da Confcommercio che sta portando avanti iniziative simili per i propri associati.

Molte snc (società in nome collettivo) del commercio e dell’artigianato – spiega Massimo Vallone, responsabile del settore amministrazione digitale di Confcommercio – sono piccole aziende a conduzione familiare, con una struttura semplice, e poco digitalizzate. Stiamo cercando di sensibilizzarle sul fatto che la Pec rappresenterà un risparmio per l’imprenditore e per la PA perché verranno eliminate milioni di raccomandate cartacee. Va in questa direzione anche il protocollo di intesa siglato dall’Inail con le principali associazioni e confederazioni imprenditoriali”.

Iniziative che porteranno benefici in termini di diffusione del digitale, ma che secondo Antonino Mazzeo, docente e responsabile del Dipartimento di Informatica e Sistemistica dell’Università Federico II di Napoli, nonché uno dei maggiori esperti di Pec, non basteranno. “Resto convinto che serva una riorganizzazione del back office pubblico – sottolinea Mazzeo -. La verità è che le pubbliche amministrazioni si sono ritrovate ad avere uno strumento che non riescono ad inserire nell’attuale organizzazione del lavoro. E tale situazione, ovviamente, va direttamente ad impattare nelle comunicazioni con l’impresa a cui arrivano servizi a singhiozzo e poco efficienti”.

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