#FORUMPA17

Piacentini: “Lunedì la presentazione del piano triennale”

Forum PA 2017, l’annuncio del Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale. Sulle sfide del futuro: “La trasformazione non dipende da una persona. Deve partire dall’alto ed essere la priorità dei prossimi governi”

Pubblicato il 25 Mag 2017

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“Lunedì sarà presentato il piano triennale”. Diego Piacentini, Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale e capo del Team per la trasformazione digitale di Palazzo Chigi, annuncia dal palco di Forum PA la data di presentazione del piano triennale 2017-2019 dell’Agenzia per l’Italia digitale grazie all’adozione delle piattaforme abilitanti. E poi lancia un chiaro appello alla politica: “Sono convinto della scelta che ho fatto ma la trasformazione digitale non dipende da una persona. C’è una condizione imprescindibile: il cambiamento deve partire dall’alto. E il prossimo premier, chiunque sarà, dovrà mettere il digitale al centro dell’agenda e non affrontarlo come un tema a sé stante”.

Intervistato nell’ultima giornata di eventi di Forum PA da Luca Attias, chief information officer della Corte dei Conti, il top manager in aspettativa da Amazon affronta a tutto campo le sfide e i problemi dell’evoluzione digitale della Pubblica amministrazione e del Paese in generale.

Amazon, Facebook e Google hanno inventato loro stesse, non trasformato qualcosa di esistente come stiamo cercando di fare noi – sottolinea subito Piacentini -. Un Paese digitalizzato come l’Estonia ha avuto la fortuna sfortuna di poter costruire sul nulla, mentre in Italia dobbiamo intervenire su una legacy dovuta a fattori politici e burocratici. Non basta una soluzione ma serve un cambiamento continuo”.

Il manager ricorda i progetti e le iniziative lanciate dal suo arrivo alla fine della scorsa estate: dalla nascita di una visione sistemica alla composizione del team, passando per il lancio di Developers Italia e per il lavoro fatto insieme all’Agenzia per l’Italia digitale, sia sul piano triennale che presenteremo lunedì sia sul codice dell’amministrazione digitale.

Nel corso del botta e risposta con Attias si parla anche del suo passato in Amazon e della chiamata a Palazzo Chigi. Ad una domanda scherzosa sul fatto che probabilmente molti italiani non conoscano Piacentini e il suo team, il commissario risponde: “Mi sembra un bene più che un male che io non sia conosciuto. Obama si è fatto aiutare da un manager di Google dopo il fiasco del lancio del sito di Obamacare, che nonostante 500 milioni di dollari di investimento non funzionava. Oggi gli Usa hanno due grandi team per il digitale in cui lavorano 400 persone, principalmente computer scientist, che si mettono al servizio dello Stato da 6 a 24 mesi”.

Gli Stati Uniti non sono l’unico Paese che Piacentini cita come esempio virtuoso. Ci sono anche la Giordania, che “ha trasformato il tema dell’ospitalità di oltre 1 milione di profughi in una questione di mobilità tecnologica”, e l’India, che “con un piano pluriennale è riuscita a digitalizzare un Paese che viveva di cash e cittadini non identificati, facendo leva su un utilizzo obbligato delle tecnologie”.

Tornando allo scenario italiano, l’ex vicepresident di Amazon ci tiene particolarmente a smontare il mito del privato efficiente e del pubblico inefficiente. “L’efficienza e l’incompetenza esistono eccome anche nel privato. E molte aziende non hanno capito che per la trasformazione digitale non serve un amministratore delegato che sappia di finanza, ma uno che capisca di tecnologia – sostiene Piacentini -. La digital transformation si fa con competenze e guida dall’alto. Il problema risiede nel passaggio del digitale da slogan politico a mezzo per risolvere i problemi”.

Uno degli ambiti su cui è necessario intervenire, prosegue il Commissario straordinario, è il rapporto del pubblico e della tecnologia con le leggi e le aziende esterne: “La legge non deve regolare la tecnologia, è un controsenso. Deve dettare le linee guida dell’evoluzione. È sbagliato anche affidare anche la strategie delle architetture al fornitore esterno: la separazione tra competenza dello stato e affidamento in outsourcing della componente hi-tech è troppo netta”.

Spazio naturalmente anche per l’aspetto culturale e per quello strategico. “Dobbiamo capire un concetto essenziale: tecnologia uguale sbagliare. Si deve partire dalla definizione del problema e integrare competenze con conoscenze nuove, senza perdere troppo tempo: non possiamo passare un eternità a convincere”.

Piacentini sembra avere le idee chiare sulla strada migliore da percorrere: “Meglio lavorare con le persone e le software house che vogliono dare un futuro digitale all’Italia. E fortunatamente ce ne sono. Bisogna creare un club virtuoso e capire che il processo sarà lungo, perché serve tempo per una buona ingegnerizzazione”. Dopo aver ricordato un motto che gli è stato spesso ripetuto durante l’esperienza in Amazon (“Le buone intenzione non funzionano, i meccanismi funzionano”), Piacentini affronta anche il tema della scuola digitale, sostenendo l’importanza di un’apertura maggiore nei confronti delle realtà che possano portare tecnologia e competenze negli istituti: “Non basta l’attività istituzionale, dobbiamo coltivare interventi dall’esterno per portare nelle scuole le competenze. La scuola deve offrire gli spazi e non fare muro. Abbiamo pochissimi laureati Stem (4 ogni 100mila contro una media europea di 33, ndr)”.

Infine l’annuncio di una nuova piattaforma, di cui Piacentini ha spiegato che sarà presentata il 1° giugno al Design day di Milano e che si chiamerà Designers Italia. E una simpatica chiusura con il cio della Corte di Conti, che consegna al Commissario una maglietta con scritto “si può fare” dopo avergli chiesto una previsione sulla riuscita dei progetti messi in campo dal suo team. Per un Paese come l’Italia, che non brilla certo per innovazione digitale, la speranza è che non solo si possa fare, ma che si faccia davvero.

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