Agostino Ragosa si avvia a firmare il contratto. A quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni, il direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale dovrebbe siglare a stretto giro. Ragosa è in attesa della notifica della ratifica della nomina della Corte dei Conti da parte di Francesco Profumo a cui spetta notificare l’atto in quanto ministro con delega all’innovazione, notifica che dovrebbe arrivare nei prossimi due-tre giorni.
Dopo il via libera da parte della Corte di Conti, lo scorso 18 dicembre, il provvedimento di nomina è stato inviato alla Presidenza del Consiglio che lo ha poi passato al Miur. Una volta notificato il provvedimento di nomina, Ragosa apporrà la sua firma al contratto. Ragosa potrà ufficialmente lavorare come direttore, anche se già in questi mesi ha già avviato riunioni e appuntamenti con i vari ministeri competenti, ha partecipato a convegni pubblici e audizioni alla Camera e al Senato nonchè contribuito al varo delle gare Consip sull’Agenda digitale.
Si sblocca così l‘impasse che ha visto come protagonista l’ex DigitPA di cui avevamo scritto nei giorni scorsi. Stando a quanto risultava al Corriere delle Comunicazioni lo “stallo” era appunto collegato a Ragosa che chiedava una tipologia di contratto più simile a quelli stipulati tra aziende e dipendenti e meno a quelli dei dirigenti pubblici per tutelarsi da eventuali meccanismi di spoil system.
Dopo la firma del conratto del dg, perché l’Agenzia sia completamente operativa servirà il Dpcm (decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri) contenente lo statuto dell’ente. L’articolo 21 comma 4 del decreto 83/2012 (il cosiddetto Crescita 2.0) prevede infatti che, entro 45 giorni dalla nomina del direttore generale dell’Agenzia, sia approvato lo statuto dell’ente “con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze”. Ora, però, il governo è agli sgoccioli e si profilano due possibili scenari: o il varo del Dpcm da parte di questo governo “in zona Cesarini” oppure – ipotesi più probabile – il passaggio di consegne al prossimo esecutivo che potrà prendere in carico il provvedimento: i 45 giorni previsti come limite massimo dal Crescita 2.0 sono infatti ordinatori e non perentori.