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Regione Lazio, Parisi: “Con piattaforma dati cambia il volto della PA”

Il consigliere del centrodestra: “L’amministrazione imbocca la strada maestra della trasformazione digitale, per il taglio dei costi ma soprattutto per la valorizzazione del ruolo dei professionisti come erogatori di servizi pubblici”

Pubblicato il 03 Ago 2018

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Il Lazio si prepara alla rivoluzione digitale con la “Piattaforma digitale regionale dei dati” che permetterà di condividere, conoscere e utilizzare il patrimonio informativo di tutti gli enti pubblici che operano sul territorio regionale rendendo interoperabili tutte le banche dati pubbliche. Giovedì è stato approvato all’unanimità in commissione Bilancio, un emendamento al collegato presentato dai consiglieri regionali Stefano Parisi, Antonello Aurigemma e Massimiliano Maselli, alla commissione della Regione Lazio.

“Per adesso è solo una legge – spiega Stefano Parisi, già presidente di Confindustria digitale – ma è l’inizio di un percorso che può cambiare il volto dell’amministrazione pubblica nel Lazio e in Italia. Far parlare a tutte le banche dati degli enti pubblici lo stesso linguaggio, fare in modo che siano interoperabili significa evitare la produzione di informazioni già in possesso dalla Pubblica amministrazione. In qualunque punto dell’amministrazione si acceda – prosegue Parisi – si avranno tutte le informazioni e cittadini e imprese non dovranno più avere l’onere di produrle. Questa è la vera trasformazione digitale della pubblica amministrazione e la strada maestra per il taglio dei costi, ma soprattutto per la riduzione del ruolo del pubblico e la valorizzazione del ruolo dei professionisti come erogatori di servizi pubblici”.

La “Piattaforma digitale regionale dati” è stata pensata per collocarsi nel Data analytics framework (Daf) predisposto dall’Agenzia per l’Italia digitale e dovrà essere pienamente compatibile con l’omologa Piattaforma nazionale già prevista dall’art. 50 del Codice dell’amministrazione digitale per “favorire la condivisione, la conoscenza e l’utilizzo del patrimonio informativo”.

Si tratta di un protocollo di interoperabilità che sarà adottato da tutti gli enti locali che manterranno la titolarità dei dati da loro originati. Oltre agli enti locali, potranno adottare la Piattaforma le altre pubbliche amministrazioni e agli organismi di diritto pubblico come le rappresentanze associative degli enti locali, le biblioteche, i musei, gli archivi, gli istituti di istruzione, le Università e gli enti di ricerca.

Dopo l’approvazione definitiva della Legge, prevista per settembre, la giunta regionale avrà 150 giorni di tempo per predisporre il piano tenendo conto delle direttrici del Daf e portarlo all’approvazione del Consiglio.

In questo lasso di tempo l’esecutivo regionale dovrà definire gli aspetti particolari del piano: quali documenti e informazioni potranno essere immediatamente riutilizzabili, quali documenti contenenti dati pubblici potranno essere rilasciati a pagamento.

Per rendere il numero delle informazioni sempre maggiore la giunta dovrà definire quali saranno le modalità per individuare le nuove tipologie di informazioni pubblicabili.

Da ultimo, ma non per importanza, verranno definite le licenze standard per il riutilizzo dei dati e l’elenco dei formati utilizzabili, individuabili anche indirettamente, tramite riferimento a standard internazionali. Il piano diventerà operativo fra qualche mese e riguarderà non solo le informazioni in possesso delle pubbliche amministrazioni e degli enti ma anche i documenti e le informazioni non ancora presenti su internet.

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