LA LETTERA

“Senza informatica giuridica niente PA digitale”

Associazioni e docenti universitari scrivono al governo: “Essenziale diffondere l’insegnamento della materia nei corsi universitari e nella formazione dei dirigenti pubblici”

Pubblicato il 16 Mag 2016

F.Me

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Diffondere l’insegnamento dell’Informatica giuridica nelle università. E’ l’appello lanciato al governo da una serie di associazioni- tra cui Anorc e il Circolo dei giuristi telematici, insieme a docenti universitari.

L’Italia sta imprimendo una forte accelerazione alla sua Strategia Digitale per colmare il divario rispetto agli altri Stati membri dell’Unione europea nell’utilizzo della rete, e più in generale nell’uso delle tecnologie dell’informazione in ogni ambito della società, nelle strutture pubbliche come in quelle private, nell’amministrazione come nel tessuto produttivo, economico e associativo – si legge nella lettera inviata i ministri Orlando, Giannini e Madia – Emerge l’urgenza di formare nuove generazioni di dirigenti, impiegati pubblici, avvocati, magistrati, notai, operatori del diritto nelle aziende, capaci di cogliere le opportunità della società dell’informazione e della conoscenza, e di promuovere l’innovazione”.

In questo contesto gli esperti “rilevano la necessità di promuovere l’Informatica Giuridica nelle Scuole di Giurisprudenza, quale elemento necessario della formazione giuridica, possibilmente in annualità successive alla prima data la necessità di una propedeutica base formativa per comprendere appieno la materia”.

“Ci si propone, inoltre, di intraprendere un dialogo con i dipartimenti, le scuole e le facoltà scientifiche (Ingegneria, Scienze dell’Informazione, Medicina, etc.) per proporre l’Informatica Giuridica e il Diritto dell’Informatica come insegnamenti opzionali, al fine di rafforzare le competenze giuridiche di chi opera nelle tecnologie dell’informazione”.

Il giurista deve, quindi, acquisire padronanza e consapevolezza dei fondamenti dell’Informatica, delle sue applicazioni in ambito giuridico, e dei relativi problemi giuridici e teorico-giuridici per meglio esercitare il suo ruolo professionale sia nel settore privato sia nel settore pubblico. Deve inoltre, acquisire consapevolezza delle tecnologie dell’informatica per contribuire allo sviluppo delle applicazioni informatico-giuridiche e per far sì che esse operino nel rispetto delle norme che regolano l’uso delle tecnologie dell’informazione.

I firmatari ricordano che nelle PA l’Informatica Giuridica contribuisce allo sviluppo delle applicazioni del governo digitale (il Codice dell’amministrazione digitale, il fascicolo sanitario e il dossier elettronico, lo SPID, i regolamenti eIDAS e Privacy) e nella democrazia elettronica secondo i principi di trasparenza e partecipazione ( FOIA, decreto trasparenza).

“È aspetto essenziale della formazione dei funzionari pubblici, che abilita all’uso consapevole e creativo delle tecnologie dell’amministrazione digitale integrando sapere giuridico e informatico – si legge nell’appello In particolare le nascenti figure professionali quali il Responsabile della protezione dei dati , il Chief Digital Officer, il Difensore civico digitale (art. 17 del nuovo CAD), il Responsabile della conservazione digitale e altre figure deputate alla trasformazione digitale delle pubbliche amministrazioni richiedono competenze interdisciplinari nelle quali si coniugano saperi tecnologici e giuridici. L’Informatica Giuridica per sua vocazione definisce interpreta queste competenze e le diffonde con metodo scientifico all’interno delle università soprattutto all’interno delle scuole di giurisprudenza, sede d’elezione per la formazione dei dipendenti pubblici di domani. Se si vuole una nuova classe dirigente digitale occorre includere questa disciplina nel programma curriculare dei corsi, così come si fece per l’inglese a suo tempo”.

Per questi motivi i ricercatori e docenti di Informatica Giuridica ritengono che “tale disciplina debba essere inserita fra gli insegnamenti obbligatori per la formazione delle future generazioni di giuristi, e forse anche degli operatori informatici, al fine di sviluppare le competenze richieste dalla società dell’informazione al pari di quanto accade nel resto d’Europa e a livello internazionale”.

“Chiediamo quindi che il Governo nell’ambito della più ampia azione della Strategia per la crescita digitale 2014-20208, dell’Agenda Digitale, delle Competenze digitali, delle azioni di riforma del paese – conclude la lettera – possa introdurre, e in alcune realtà preservare (l’Università di Bologna e l’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza hanno introdotto l’Informatica Giuridica obbligatoria dal 2005-2006 -D.M. 270/0410), l’insegnamento di queste competenze digitali fondamentali per la crescita della cittadinanza digitale, per l’economia della società dell’informazione e l’industria 4.0”.

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