I sindacati scendono in campo contro la chiusura di Formez e Formez Italia prevista dal decreto sulla spending review.
“Il Formez ha già affrontato diverse riorganizzazioni – ricorda Salvatore Chiaramonte, Segretario Nazionale dell’Fp-Cgil – cambiando mission e obiettivi per sviluppare le sue attività in ambiti sempre più ampi e strategici, accompagnando le amministrazioni in un percorso di innovazione che incide sulla qualità dell’offerta. Parliamo di posta elettronica certificata, archiviazione digitale, qualità del web pubblico, customer satisfaction, firma digitale, servizi on line, open data. Prodotti il cui impatto è giudicato positivo in sede europea e internazionale e che una volta lasciati al mercato produrranno maggiori costi o, peggio ancora, verranno depotenziati, riducendo la capacità di innovazione e la competitività del sistema pubblico al servizio di aziende e cittadini”.
Secondo il sindacalista le lavoratrici e i lavoratori del gruppo Formez (358 tra precari e lavoratori a tempo indeterminato ndr) hanno espresso in questi anni capacità di continuità e insieme di cambiamento, mettendo a disposizione competenze accumulate in quasi 50 anni e adeguandole alle nuove esigenze secondo principi di semplificazione e trasparenza.
“Non capiamo davvero quale sia l’obbiettivo di una spending review che taglia in modo lineare tanto i costi morti quanto quelli che producono benefici – puntualizza – Chiudere indiscriminatamente società e soggetti di diritto privato afferenti al pubblico, a prescindere dalla loro utilità e dai costi che questa chiusura comporterà, vuol dire avere un fine diverso dalla razionalizzazione”.
Cgil e Uil hanno indetto per il 19 luglio una manifestazione nazionale unitaria “contro una strisciante privatizzazione e per difendere la qualità e il ruolo del lavoro pubblico”, conclude Chiaramonte.
Il decreto di spending review prevede che le società a partecipazione totalitaria verranno sciolte entro il 31 dicembre 2013. In caso di mancato scioglimento, non potranno ricevere affidamenti diretti di servizi e a decorrere dal 1° gennaio 2013 le pubbliche amministrazioni possono acquisire a titolo oneroso servizi di qualsiasi tipo, anche mediante la stipula di convenzioni, da enti di diritto privato soltanto in base a procedure previste dalla normativa nazionale e comunitaria.
Restano escluse da tale disposizione le fondazioni istituite con la finalità di promuovere lo sviluppo tecnologico e l’alta formazione tecnologica (ad esempio Svimez).
Infine per evitare distorsioni della concorrenza e del mercato e di assicurare la parità degli operatori nel territorio nazionale, a decorrere dal 1° gennaio 2014 le pubbliche amministrazioni devono acquisire sul mercato di beni e servizi mediante le procedure concorrenziali previste dal codice appalti.
Dal 1° gennaio 2014 l’affidamento diretto può avvenire solo a favore di società a capitale interamente pubblico nel rispetto della normativa comunitaria per la gestione in house, a condizione che il valore economico del servizio o dei beni oggetto di affidamento sia pari o inferiore a 200mila euro annui.