L'INTERVISTA

Fusione Agcom-Privacy, Riccio: “Unicum in Europa, ma interessi non combaciano del tutto”

Il docente di Diritto della Comunicazione nell’Università di Salerno e socio dello studio legale E-Lex: al netto dell’Ico la nuova Authority sarebbe la prima nel suo genere. Ma gli ambiti di competenza non sono così sovrapponibili. Una linea di azione comune sarebbe interessante, ma andrebbe coinvolta anche l’Antitrust

Pubblicato il 04 Feb 2019

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La fusione fra Agcom è Garante Privacy? È una proposta di cui si discute da tempo. L’osservazione da cui parte il Commissario Antonio Nicita è, in linea di principio, corretta, nel senso che appare indubbio che la materia della protezione dei dati personali abbia assunto confini più ampi rispetto al passato e incida, sensibilmente, anche in settori differenti. Tuttavia non convince del tutto”. Giovanni Maria Riccio, professore di Diritto della Comunicazione nell’Università di Salerno e socio dello studio legale E-Lex, individua due principali “criticità” sulla strada di un’eventuale fusione. Innanzitutto, le due Autorità sono pensate per regolamentare e fornire protezione a interessi differenti. In secondo luogo, si verrebbe a creare un unicum in Europa”.

Riccio, come impatterebbero queste due variabili?

Riguardo al primo punto l’attenzione di Agcom è concentrata principalmente sul mercato e sul bilanciamento tra i operatori mentre il Garante Privacy agisce nella prospettiva degli interessi dei cittadini. E sul secondo fronte a memoria, l’unica Autorità che ha competenze oltre l’ambito privacy è l’Ico – Information Commissioner’s Office – in Inghilterra, ma le competenze non sono così ampie come quelle che andrebbe ad assumere l’Autorità italiana del digitale auspicata da Nicita.

Dunque i compiti e gli ambiti sarebbero “incompatibili”?

Difficile da dirsi a priori, in assenza di una normativa che fissi le funzioni e i margini operativi di ciascuna Autorità. Forse la localizzazione in un unico ufficio potrebbe favorire la circolazione di informazioni tra due Autorità che già cooperano e i cui spazi di interoperatività, anche in prospettiva futura, sono destinati ad aumentare. Tuttavia, ritengo che un’eventuale soluzione, come quella prospettata, dovrebbe essere ponderata anche in funzione della partecipazione del Garante privacy ad organizzazioni sovranazionali, partecipazione accresciuta a seguito dell’emanazione del Gdpr. E francamente, ho difficoltà a segnare i confini del digitale e, quindi, di un’Autorità che dovrebbe disciplinarlo. Parafrasando Carver, di cosa parliamo quando parliamo di digitale?

Intravede alternative?

Come ho già detto sarebbe preferibile mantenere l’assetto esistente. Non ritengo, poi, che il risparmio di spesa sia una motivazione – per quanto apprezzabile – sufficiente a far propendere per la soluzione alternativa. Ribadisco che si potrebbe forse ragionare su incontri periodici tra le due autorità – eventualmente con il coinvolgimento anche di altre autorità interessate, a partire dall’Agcm –, al fine di favorire una linea, per quanto possibile, comune e incentivare lo scambio di informazioni.

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