CLOUD

Privacy, Apple cede alla Cina le “chiavi” della cassaforte con i dati degli utenti

Dal 28 febbraio l’azienda aprirà le porte di iCloud alle autorità della Repubblica Popolare. I dati saranno trasferiti sui server della società Cloud Big Data Industry di Guizhou. L’allarme degli esperti di privacy

Pubblicato il 26 Feb 2018

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I dati degli utenti consegnati al governo. Succede in Cina dove Apple ha dato un primo ok al governo di cedere messaggi, email, foto, dati personali degli utenti cinesi custoditi nel cloud senza chiedere l’autorizzazione agli Stati Uniti. L’azienda di Cupertino si piega alle necessità di mercato e il prossimo 28 febbraio consegnerà le chiavi d’accesso del servizio iCloud alle autorità della Repubblica Popolare per effetto delle leggi del paese.

Una mossa che desta dubbi sulla privacy e sulla libertà di espressione da parte di attivisti e associazioni che si occupano di diritti umani. Apple ha inviato notifiche agli utenti cinesi qualche giorno fa per avvisarli del cambiamento, spiegando che deve rispettare le leggi locali: impongono che i servizi cloud offerti ai cittadini siano gestiti da società cinesi e che i dati vengano archiviati nel Paese. “Abbiamo sostenuto che il servizio iCloud non dovesse essere soggetto a queste leggi, ma alla fine non ci siamo riusciti”, ammette l’azienda californiana, sottolineando che i valori in cui crede non cambiano nelle diverse parti del mondo ma è obbligata a rispettare le disposizioni legislative di ciascun paese. Nello specifico, i dati saranno trasferiti sui server della società Cloud Big Data Industry, creata e finanziata a Guizhou nel 2014, che ha stretti legami con il governo e il Partito comunista cinese.

Alcuni esperti di privacy temono che lo spostamento renderà i dati degli utenti cinesi più vulnerabili ad un governo che ha record di censura, repressione politica e restrizioni su Internet. Jing Zhao, attivista per i diritti umani e azionista di Apple, prevede problemi maggiori di quelli che si verificarono un decennio fa quando Yahoo! cedette i dati di alcuni utenti cinesi al governo, portando ad arresti e condanne a morte. “Lo standard degli Stati Uniti tutela di più la privacy”, dice Camille Fischer della Electronic Frontier Foundation, organizzazione statunitense che si occupa di diritti digitali. In vista della decisione, due settimane fa l’osservatorio internazionale sulla libertà di stampa Reporters sans frontièrs ha invitato blogger e giornalisti che si trovano in Cina a non usare iCloud, per timore di essere individuati dal governo.

La mossa di Apple mette in luce una realtà difficile per molte aziende tecnologiche statunitensi che operano in Cina. Ma Cupertino non può abbandonare un mercato diventato strategico per l’incremento delle vendite degli iPhone. Stando agli analisti di Counterpoint Research, l’anno scorso l’iPhone 7 Plus è stato il secondo smartphone più acquistato in Cina, con il 2,8% delle vendite totali. E il prossimo marzo il Ceo di Apple Tim Cook sarà co-presidente del China Development Forum, il meeting annuale progettato per promuovere il dialogo tra il governo cinese e i leader delle più importanti aziende di tutto il mondo.

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