STRATEGIE

Privacy, l’allarme di Soro: “Poca consapevolezza, serve più formazione”

Il Garante avverte: “Si sottovaluta il significato della protezione delle nostre info. Serve investire nella scuola e garantire una maggiore capacità di presidiare le banche dati e le relazioni tra cittadino e Stato”

Pubblicato il 05 Nov 2018

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Le sempre più frequenti intrusioni informatiche nelle pubbliche amministrazioni preoccupano anche il Garante della privacy, Antonello Soro. E’ alla sua Autorità che i titolari di un trattamento personale devono notificare ogni intrusione o manipolazione di dati personali.

Soro spiega in una intervista a “La Stampa” che impressione ha avuto dalla recente ondata di attacchi: “Prima di tutto è bene capire cosa ci sia dietro un simile accanimento. Può trattarsi di rivendicazioni critiche nei confronti del governo, di motivazioni etiche nel voler imporre un cambio di marcia alle pubbliche amministrazioni nella protezione dei propri sistemi, oppure di una cortina fumogena che cela azioni ostili più mirate”.

Si tratta di spionaggio: “Sono questi i canali attraverso i quali vengono sottratte informazioni strategiche e segreti industriali, che non possiamo più mancare di proteggere”.

Sono passati due anni dall’entrata in vigore del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr), pienamente effettivo dal 25 maggio di quest’anno: “Il problema principale è che si sottovaluta il significato della protezione dei nostri dati“.

“I dati – continua – sono la proiezione informatica della nostra vita reale. Ogni violazione può avere conseguenze concrete: da una esposizione non desiderata della nostra persona fino alla salute se, per esempio, i dati manipolati sono quelli di una cartella sanitaria”.

Anche negli ultimi attacchi sono state colpite delle aziende sanitarie: “Ammettendo che in questo caso si tratti di hacker etici, se quel sistema era alla loro portata forse è vulnerabile per tutti”. Difficile capire da chi ci si debba proteggere: “Le due più grandi sfide per la nostra società penso siano il riscaldamento globale e la sicurezza dello spazio digitale. Per questo urge una strategia consolidata e non episodica: meritoriamente l’Agenda Digitale sta digitalizzando molte funzioni. Attività che richiede una capacità concreta di proteggere i dati di cittadini e imprese”.

In questi anni il garante non ha notato una maggiore sensibilità istituzionale sul tema: “C’è ancora poca consapevolezza. Siamo riusciti a chiedere e ottenere maggiori investimenti sulle risorse umane a difesa del Paese, ma tutto è sempre concesso perché è il Garante a insistere”. Da dove bisognerebbe partire: “Dobbiamo investire davvero nella formazione scolastica. E garantire una maggiore capacità di presidiare le banche dati e le relazioni tra cittadino e Stato”, ha concluso Soro.

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